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La rinnovata corsa allo spazio da qualche anno si è arricchita di un terzo concorrente: la Cina. Rispetto quindi agli anni ’60 del secolo scorso, oggi l’esplorazione e lo sfruttamento dello spazio per fini commerciali e militari, diventa una gara multilivello che coinvolge principalmente tre grandi attori statuali e diversi minori oltre a compagnie private, come SpaceX di Elon Musk che recentemente ha effettuato il primo volo di una capsula con equipaggio umano verso l’Iss, la Stazione Spaziale Internazionale.

Washington, Pechino e Mosca hanno in essere programmi spaziali che prevedono non solo la costruzione di vettori riutilizzabili (siano essi orbitali o suborbitali) o l’utilizzo dello spazio per scopi bellici anche posizionandovi delle vere e proprie armi Asat (Anti-Satellite), ma hanno anche dato il via a un programma ambizioso rivolto alla Luna: riportare l’uomo sul nostro satellite, questa volta con l’intento di stabilirci una colonia che fungerà da “trampolino di lancio” per lo spazio esterno, quindi per le future missioni umane verso Marte.

La sfida è certamente epocale e le implicazioni che ne derivano si ripercuoteranno sugli assetti della politica globale: chi per primo arriverà sulla Luna per rimanerci, chi per primo sarà capace di sfruttarne le risorse minerarie, chi per primo sarà in grado di raggiungere Marte, o, detto in breve, chi per primo controllerà lo spazio orbitale attraverso assetti diversi, potenzialmente diventerà egemone non solo in un settore, quello aerospaziale, che fa da volano a tutta l’industria tecnologica (non solo aeronautica), ma diventerà anche arbitro della politica internazionale.

Un obiettivo ben noto alla Cina, agli Stati Uniti e alla Russia. Pechino, con Chang’e che non è solo il nome di una sonda, ma quello di un intero programma spaziale, vuole mettere piede sulla Luna per installarvi una base lunare permanente tra il 2036 ed il 2045. Washington con il programma Artemide, che ha visto il primo test del booster che porterà la capsula Orione sul nostro satellite entro il 2024, vuole sbarcare nel polo sud lunare per costruire un insediamento permanente (a terra e in orbita con il Gateway) per sfruttare le risorse minerarie lunari (elio-3, Terre Rare e acqua) e portare l’uomo su Marte. Anche Mosca ha messo nel mirino il polo sud della Luna per lo stesso motivo, e prevede di lanciare la prima missione con equipaggio tra il 2031 ed il 2035.

Se l’obiettivo principale resta il nostro satellite naturale, le tre potenze globali non hanno certo dimenticato che l’orbita terrestre ha una valenza strategica molto importante, come abbiamo già accennato. L’avventura di SpaceX, sebbene ai più possa sembrare “anacronistica”, apre possibilità fino ad oggi solo ipotizzate, ovvero l’utilizzo “privato” dello spazio. Per fare un paragone, quando l’aereo cominciò ad affermarsi come mezzo militare, nella Prima Guerra Mondiale, ci fu chi pensò che potesse potenzialmente rivoluzionare il mondo dei trasporti, e tra gli anni ’20 e ’30 progettò il primo velivolo commerciale per trasporto passeggeri in grado di volare da una parte all’altra dell’Atlantico, rivoluzionando quindi il mondo e aprendo la strada alle imprese private. Lo stesso ragionamento vale per lo spazio: la corsa per costruire navette riutilizzabili del mondo dell’imprenditoria privata permetterà non solo l’abbattimento dei costi della ricerca pubblica, ma anche la futura diffusione dei voli orbitali e suborbitali per l’uomo comune che potrà andare da Roma a Hong Kong in una manciata di minuti.

Ecco perché le più grandi agenzie spaziali si stanno affannando per ottenere una navicella riutilizzabile, ed ecco perché gli Stati Uniti hanno permesso l’ingresso dell’impresa privata nel settore spaziale.

Proprio per quanto riguarda le navicelle riutilizzabili, così com’era il famoso Space Shuttle andato definitivamente in pensione nel luglio del 2011, la Cina sembra aver ufficialmente lanciato il suo primo vettore di questo tipo, sebbene rimangano molte perplessità in merito.

Giovedì scorso, dal Jiuquan Satellite Launch Center nel deserto del Gobi, utilizzando un vettore Lunga Marcia-2F / T – Chang Zheng-2F / T – è avvenuto il lancio dal complesso LC43 / 91 circondato da un velo di segretezza senza precedenti: nessuna foto ufficiale pubblicata e nemmeno una scaletta temporale del lancio.

I media cinesi, come Xinhua, hanno emesso un laconico rapporto riferendo che “il veicolo spaziale di prova sarà in orbita per un periodo di tempo stabilito prima di tornare al sito nazionale di atterraggio programmato. Durante questo periodo verificherà la tecnologia riutilizzabile come pianificato per fornire supporto tecnico per l’uso pacifico dello spazio”.

I dati confermano che un oggetto è stato piazzato in orbita a 350 chilometri di altezza, la stessa occupata in precedenza da missioni con equipaggio umano a bordo,ma non sappiamo praticamente nulla sulla navicella che la Cina ha lanciato: ad oggi non è stato emesso nemmeno un Notam (Notice To Air Men) che indichi la possibile finestra di rientro sulla Terra.

Alcuni esperti puntano su una capsula in grado di portare gli astronauti nello spazio e riportarli poi a terra, ulteriore passo per i progetti della stazione orbitante cinese, al pari della Soyuz russa, altri invece sono convinti possa trattarsi di un velivolo spaziale simile all’X-37B statunitense, piccolo veicolo spaziale senza equipaggio, che potrebbe avere anche scopi militari. L’11 dicembre 2007, infatti, i media cinesi avevano pubblicato un’interessante immagine di un veicolo spaziale alato montato su di bombardiere H-6K.

Quella fu la prima pubblica ammissione che la Cina stava cercando di sviluppare un sistema spaziale alato riutilizzabile come l’X-37B. Sappiamo solo che il nome in codice di quel veicolo è “progetto 863-706”, anche noto come progetto Shenlong (drago divino), il cui primo lancio, all’epoca, era stato programmato entro il 2010. I sospetti, quindi, che la probabile navetta riutilizzabile lanciata lo scorso giovedì potrebbe discendere direttamente dal progetto Shenlong, ma attualmente stante la mancanza di informazioni rilasciate da Pechino, non abbiamo modo di affermarlo con certezza.

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