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Guerra

La Cina e i preparativi per una guerra di lunga durata

La Cina non intende lanciare offensive militari o ritrovarsi in guerra. Pechino non intende tuttavia farsi trovare impreparata in vista di un possibile Worst Case Scenario.

Analisi, controanalisi, scenari. In mezzo a mille ipotesi e valutazioni su cosa accadrà tra Taiwan e Cina – scoppierà una guerra? Resterà in vita l’attuale status quo? – una cosa è certa: Pechino ha preso appunti dal conflitto ucraino. E lo ha fatto sia per evitare di fare gli stessi errori della Russia, che per affinare una valida strategia in vista di un fantomatico Worst Case Scenario.

Negli Usa la platea è spaccata in tanti piccoli frammenti: c’è chi dice che Xi Jinping invaderà la “provincia ribelle” entro il 2027 e chi è sicuro che non farà niente del genere prima del 2030, chi pensa che il Dragone tenterà di inghiottire la sua preda prima del 2049 – centenario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese – e chi, ragionando in termini storici, è convinto che Taipei farà la fine di Hong Kong. Ovvero: sarà destinata, presto o tardi, ad accorparsi con la Cina continentale quasi per osmosi.

In ogni caso, l’International Institute for Strategic Studies (IISS) ha analizzato la situazione e ordinato una serie di elementi per giungere ad una conclusione preoccupante: il governo cinese si starebbe iniziando a prepararsi in vista di una lunga guerra nell’Indo-Pacifico. Non solo potenziando il proprio apparato militare – conditio sine qua non per essere una grande potenza – ma anche accumulando scorte di risorse alimentari ed energetiche strategiche, e apportando modifiche legali per integrare la mobilitazione militare e civile.

I preparativi della Cina

Premessa: tutto questo non significa che la Cina intenda dichiarare guerra a Taiwan o che Xi abbia in mente di emulare Vladimir Putin. È uno scenario plausibile, quello dell’offensiva del Dragone contro Taipei, ma è anche solo uno tra i tanti possibili (e, a dire il vero, neppure il più probabile, almeno nel breve-medio periodo).

Ciò nonostante, Pechino dà l’impressione di non voler correre rischi e si starebbe preparando anche al Worst Case Scenario. Così, allora, potrebbero essere lette le recenti mosse del gigante asiatico per facilitare qualsiasi ritorno di riservisti e veterani nelle loro ex unità, nonché per dare accesso militare alle infrastrutture civili e alle scorte di carburante.

Gli analisti dell’IISS ritengono che cambiamenti del genere suggerirebbero una Cina consapevole del fatto che un conflitto indo-pacifico risulterebbe lungo e logorante. Ecco, dunque, che Xi starebbe studiando le mosse di Putin. Mosca, del resto, pensava presumibilmente di conquistare l’Ucraina in pochi giorni, mentre i combattimenti continuano ancora oggi quasi due anni dopo l’inizio dell’operazione militare russa.

Il rapporto dell’IISS prevede poi che la spesa globale per la Difesa nel corso del 2024 supererà il record 2,2 trilioni di dollari registrato nel 2023, facendo registrare un aumento del 9%. Per la cronaca, la spesa per la Difesa cinese è aumentata del 5,4% in termini di valuta locale a 1,55 trilioni di yuan nel 2023 (219,5 miliardi di dollari) nel 29esimo anno consecutivo di crescita.

Washington osserva Pechino

Anche la spesa per la Difesa di Taiwan è aumentata del 24,2% nel 2023, mentre il Giappone ha iniziato la sua crescita pluriennale prevista con un aumento del 10,5% nel 2023. L’IISS ha osservato che “l’attuale situazione di sicurezza militare annuncia quello che probabilmente sarà un decennio più pericoloso.”

Robert Wall, direttore del rapporto, ha inoltre affermato che non è più la Russia ma la Cina a “guidare i progetti” di modernizzazione delle capacità militari. Sebbene Mosca “parli molto”, non ha molto da mostrare sul campo, ha precisato Wall. Al contrario, “i cinesi stanno sviluppando nuove armi. Sono armi avanzate e sempre più interessanti nell’approccio progettuale. Ora stanno anche effettivamente iniziando a portarle là fuori”, ha aggiunto, riferendosi in particolare alle armi ad alta velocità come i veicoli a planata ipersonici.

“Washington non è ossessionato da ciò che Mosca sta facendo in termini di capacità delle armi. È molto concentrato su ciò che sta facendo Pechino”, ha concluso Wall. Sia chiaro: qualora dovesse esplodere un conflitto nell’Indo-Pacifico non è detto che possa riguardare Taiwan. Ci sono altri scenari di crisi. Un esempio? I venti di guerra che da mesi stanno soffiando sulla penisola coreana. 

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