Fino a non molti anni fa l’incubo ricorrente del Giappone era quello di finire bombardato dai missili della Corea del Nord. Quando Kim Jong-un era solito effettuare i suoi test sparando proiettili verso il Mar del Giappone, spesso gli allarmi di alcune aree costiere suonavano all’impazzata, annunciando ai cittadini la presenza di un pericolo imminente. Adesso la situazione è cambiata. Di tanto in tanto i cannoni di Pyongyang continuano a sparare, ma Abe Shinzo è spaventato da qualcuno di molto più grande e forte rispetto all’esuberante governo nordcoreano: la Cina. L’ascesa del Dragone è avvenuta lungo più direttive. Prima di tutto Pechino è cresciuta da un punto di vista economico, il suo Pil si è reso protagonista di una scalata pazzesca e adesso l’economia cinese insidia da vicino quella americana in vetta alle classifiche più importanti. Ma accanto all’arricchimento economico generale del Paese c’è stato anche un ingente rafforzamento militare e, anche se oggi la Cina non è ancora ai livelli americani, il progresso è notevole. Quanto basta per spaventare il Giappone, che con l’ex Impero di Mezzo ha diversi nodi storici ancora da sciogliere.

Le nuove priorità di Tokyo

L’ultimo rapporto annuale della Difesa di Tokyo parla chiarissimo. Adesso è la crescita del potenziale militare della Cina a rappresentare la minaccia numero uno alla sicurezza nazionale del Giappone, e non più la Corea del Nord. Pyongyang probabilmente possiede addirittura missili balistici con cui lanciare le propri armi nucleari ma Abe ha smesso di farci caso. O almeno, così sembrerebbe. Nel secondo capitolo del Libro bianco della Difesa nipponica del 2019, ci sono varie sezioni. La numero uno si apre con un’analisi del rapporto tra Tokyo e gli Stati Uniti, considerati ancora “principale alleato”; a seguire c’è una nutrita sezione dedicata alla Cina, che per la prima volta si piazza al secondo posto, davanti alla penisola coreana, quindi Corea del Nord compresa. Chiude la Russia, seguita da macro sezioni riguardanti Oceania, Sud est asiatico, Asia meridionale ed Europa.

Il Libro Bianco della Difesa giapponese 2019

Il ministro della Difesa giapponese, Taro Kono, ha sottolineato come la Cina stia pericolosamente dispiegando i propri mezzi militari nel Pacifco, usando sempre di più lo stretto di Tsushima situato nel Mar del Giappone. Nel suo piccolo, Tokyo sta cercando di restare al passo dell’ammodernamento dell’esercito cinese, ma la sfida resta impari non solo per il valore delle rispettive spese militari, ma soprattutto per il fatto che il Giappone è limitato fortemente dall’articolo 9 della sua costituzione. Questo, infatti, prevede che il Paese non possa avere un esercito tradizionale, ma solo da utilizzare per scopi difensivi o per fornire cooperazione a missioni umanitarie. In ogni caso, nel 2019 le spese militari del Giappone si attesteranno attorno ai 177 miliardi di dollari, con un +7,5% rispetto al 2018; Tokyo ha inoltre acquistato aerei da combattimento americani e altre armi di ultima generazione. La Cina, dal canto suo, rigetta le accuse riportate nel Libro bianco. Il portavoce del ministero degli Esteri, Geng Shuang, ha dichiarato come Pechino “non possa accettare queste accuse mosse contro le normali attività militari che la Cina compie per tutelare i propri confini”.