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L’analisi delle ultime immagini satellitari rivelano che la Cina sta ingrandendo il cantiere navale Bohai a Huludao, nella provincia di Liaoning, dove vengono costruiti i sottomarini per la Pla Navy, la Marina dell’Esercito di Liberazione Popolare.

Lo sforzo profuso da Pechino per avere una Blue Water Navy, ovvero una Marina oceanica, passa necessariamente dalla necessità di aumentare il numero dei suoi sottomarini a propulsione nucleare.

Questo sforzo è stato però pesantemente condizionato, sino ad oggi, dal fatto che la Cina disponga solo di uno scalo dove possono venire assemblate queste particolari unità subacquee, siano esse del tipo Ssn (sottomarini nucleari da attacco) o Ssbn (sottomarini nucleari lanciamissili balistici): il cantiere di Bohai, appunto.

Ora la struttura, come si vede dalla ricognizione da satellite, sta per essere ingrandita, addirittura raddoppiata: si stima, come riporta il sito Usni News, che la nuova ala in costruzione sia abbastanza grande da consentire l’impostazione di due sottomarini contemporaneamente. Se aggiunta all’altra, di recente costruzione, consentirebbe la fabbricazione di quattro unità allo stesso tempo. Inoltre c’è un’altra struttura molto più vecchia all’altra estremità del sito che, se ancora attiva, potrebbe aggiungerne un’altra, quindi quattro o cinque vascelli in totale in contemporanea.

Lo sforzo di modernizzazione dello strumento navale della Cina, rientrante in quello più generale riguardante tutte le Forze Armate, viene valutato dal Pentagono – nel rapporto al Congresso di marzo 2020 intitolato “Modernizzazione navale cinese: implicazioni per le capacità della Marina degli Stati Uniti” – come finalizzato allo sviluppo di capacità per affrontare militarmente la situazione di Taiwan oltre che per ottenere un maggior grado di controllo e dominio sulla regione marittima vicino alla Cina, in particolare il Mar Cinese Meridionale; inoltre avere una Marina moderna, ben addestrata e numericamente imponente serve per sostenere politicamente il punto di vista della Cina secondo cui ha il diritto di regolamentare le attività militari straniere nella sua zona di esclusività economica marittima di 200 miglia (Zee) oltre che per la difesa delle linee di comunicazione marittima commerciale e in particolare quelle che collegano la Cina al Golfo Persico. Ovviamente (e soprattutto) anche per ridurre l’influenza degli Stati Uniti nel Pacifico occidentale e per affermare lo status della Cina come la principale potenza regionale.

Questo sforzo è in corso da più di 25 anni – dall’inizio alla metà degli anni ’90 – e ha gradualmente trasformato la Marina cinese in una forza più moderna e capace ritenuta essere una forza formidabile all’interno della regione costiera cinese ed in grado di condurre un numero crescente di operazioni in acque più lontane, tra cui quelle più ampie del Pacifico occidentale, dell’Oceano Indiano e delle acque circostanti l’Europa, Mediterraneo compreso.

Attualmente la Cina dispone di 11 unità a propulsione nucleare: quattro Ssbn e sette Ssn. I boomer (così vengono chiamati in gergo gli Ssbn) cinesi sono della classe Jin (o Type 094) ed in cantiere ce ne sono altri due. Quanti sottomarini nucleari verranno costruiti da Pechino nei prossimi anni è materiale di dibattito tra esperti e analisti. L’Office of Naval Intelligence (Oni) ha previsto che la flotta sottomarina cinese di sottomarini tipo Ssbn raddoppierà entro il 2030 mentre quella di Ssn passerà a 13 unità, per un totale, sottomarini a propulsione convenzionale compresi, di 76 unità in forza alla Pla Navy. Altri osservatori, come il capitano in pensione James Fanell, ex direttore delle operazioni di intelligence per la flotta del Pacifico degli Stati Uniti, hanno stimato numeri ancora maggiori: si parla di 24 Ssn e 14 Ssbn entro lo stesso anno.

Secondo gli esperti ci sono tre nuove classi di sottomarini che potrebbero essere costruite a Bohai. Una è la Type 093B ovvero un miglioramento dell’attuale sottomarino Type 093A. La classe più avanzata è la Type 095, o classe Tang che dovrebbe essere molto simile alla Type 93 ma più silenziosa. La terza classe di unità è la già citata Type 094 che sarà seguita dalla Type 096.

La crescita navale cinese non è passata inosservata a Washington. In risposta la Marina degli Stati Uniti ha delineato un piano ambizioso di modernizzazione e implementazione della sua consistenza numerica: nella Battle Force 2045 il Dipartimento della Difesa prevede di avere in servizio tra le 480 e le 534 navi con una componente subacquea da assalto formata da circa 70-80 unità a cui si aggiungeranno circa 12 Ssbn.

Si è delineata quindi una vera e propria gara tra Pechino e Washington per la conquista della supremazia marittima (o per il suo mantenimento se guardiamo dal punto di vista americano) che vede nella cantieristica il suo motore. Entrambi i Paesi hanno dei programmi di ampliamento e rinnovamento ambiziosi: la Cina come abbiamo visto ha intrapreso una campagna massiccia di potenziamento della sua flotta e, attualmente, è il Paese che sta sfornando più unità militari al mondo coi suoi cantieri navali che hanno costruito, ad esempio, 18 unità nel 2016 e 14 l’anno successivo. Gli Stati Uniti, negli stessi anni, hanno varato rispettivamente 5 e 8 nuove navi. Questo impressionante ritmo ha permesso alla Cina di diventare, recentemente, la nazione con la più grande Marina al mondo. Grande però, non significa potente: la Pla Navy è ancora fortemente carente nella capacità di proiezione di forza avendo solo due portaerei (una appena entrata in servizio) e ancora poche unità da assalto anfibio se paragonate a quelle in linea negli Stati Uniti.

I desideri di grandezza per la flotta di Washington, però, potrebbero scontrarsi con alcuni problemi di non facile risoluzione: come abbiamo già avuto modo di analizzare, oltre alla questione dei costi e del bilancio della Difesa, c’è la questione della difficoltà a raggiungere le aliquote di reclutamento oltre alle problematiche della cantieristica navale le cui infrastrutture non possono soddisfare un tale carico di lavoro.

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