Mentre l’obiettivo del mondo è puntato sulla penisola coreana, più a sud, nel Mar Cinese Meridionale, la Cina continua a estendere il proprio controllo sulle isole contese e ad aumentare la frizione con gli Stati vicini. A dimostrarlo, alcune eloquenti foto satellitari pubblicate dall’agenzia di stampa Reuters, che mostrano inequivocabilmente l’attività di costruzione nelle isola Paracelso, in particolare su Tree Island. Si tratta, secondo gli esperti, di attività di costruzione e di bonifica il cui scopo è di trasformare gli isolotti contesi (e amministrati de facto dalla Cina) in vere e proprie piccole ma fondamentali basi militari per il controllo del traffico navale dell’area. Una notizia che va di pari passo con quella di alcuni mesi fa in cui si diceva e confermava che la Cina avesse costruito piste di atterraggio nelle isole Spratly, altro arcipelago di primaria importanza nella geopolitica del sud-est asiatico. Proprio riguardo quest’ultimo arcipelago, lo stesso presidente del Partito comunista cinese, Xi Jinping, ha tenuto a precisare nel discorso ai membri del Congresso che “la costruzione nelle isole del Mar Cinese Meridionale ha visto progressi costanti”. Un segnale inequivocabile di come la contesa sugli arcipelaghi di questo mare sia prioritaria nell’agenda della politica cinese del presente e del futuro.
Bonnie Glaser, esperta di forze armate cinesi per il Center for Strategic and International Studies di Washington, nella sua intervista a Reuters, ha confermato la costruzione delle strutture e l’idea secondo cui la Cina, nel prossimo futuro, è pronta a sfruttare pienamente le isole del Mar Cinese Meridionale. “Hanno costruito queste strutture e gli esperti cinesi, sia civili che dell’Esercito popolare di Liberazione, hanno sempre chiarito che quando il tempo strategico sarà giusto, inizieranno a sfruttarle pienamente” ha dichiarato Glaser, la quale ha poi finito dicendo che “Penso che sia una questione di quando, piuttosto di se la Cina comincerà ad affermare con forza i suoi interessi nel Mar Cinese Meridionale”.
La questione del controllo di questo mare è essenziale per la Cina. Ed è di conseguenza essenziale anche per gli altri Stati le cui coste sono bagnate da queste acque. Proprio per questo motivo, sia le Filippine che il Vietnam, principali attori regionali interessati alle isole, sono non soltanto coinvolte politicamente nella disputa, ma stanno anche realizzando attività tese allo sfruttamento e alla militarizzazione delle isole sotto il loro controllo. Se, infatti, le isole Paracelso, pur contestate, sono ormai, di fatto, a tutti gli effetti territorio amministrato da Pechino, le isole Spratly, poco più a sud, sono in piena fase di contesa e sono controllate da diversi Stati, in cui Cina, Vietnam e Filippine rappresentano i Paesi con maggiore peso, cui si aggiungono Brunei e Malesia. Una contesa che si fonda su due ragioni fondamentali: la posizione strategica delle isole per il controllo delle rotte commerciali; e i giacimenti petroliferi nei fondali marini. E per il controllo di questo arcipelago, la Cina è disposta a tutto, tanto che prosegue nella costruzione di isole artificiali per renderle dei punti di controllo e per dimostrare l’appartenenza delle isole al governo cinese. Fiery Cross, Mischief Reef e Subi Reef sono tre isole in cui i satelliti americani hanno già individuato piste, moli e costruzioni per il controllo del traffico marittimo.
Gli Stati Uniti, ovviamente, osservano con molto interesse quest’area, tanto che l’inizio delle tensioni fra Usa e Cina riguardo il Mar Cinese Meridionale sono nate proprio perché il Pentagono ha avviato negli ultimi anni una serie di pattugliamenti navali che la Cina considera una violazione della propria sovranità territoriale. Proprio per fermare questo continuo flusso di navi militari americane nelle acque che ritiene di sua stretta competenza, la Cina ha iniziato a studiare anche nuovi metodi per intercettare i sommergibili Usa. La nuova tecnologia, sviluppata dagli scienziati cinesi presso il Shanghai Institute of Microsystem and Information Technology, utilizza una struttura composta dai cosiddetti SQUIDs, dispositivi superconduttori a interferenza quantistica. Secondo gli esperti americani, una volta in funzione, questa tecnologia darebbe un vantaggio enorme ai cinesi nel controllo del traffico marittimo, rendendoli capace di intercettare sottomarini nemici a una distanza ben superiore a quella possibile dalle altre potenze.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.



