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La Nato? Altro che patto difensivo. La Cina ha definito l’Alleanza atlantica “uno strumento nelle mani di singoli Paesi per cercare l’egemonia“. Non solo nel nord Atlantico, ma anche nell’Asia-Pacifico, verso cui si è diretta negli ultimi anni “per mostrare la sua potenza e fomentare conflitti”.

Pechino è tornata a sparare a zero sulla Nato e lo ha fatto per bocca di Wang Wenbin, portavoce del ministero degli Esteri, in risposta ad una domanda sulle critiche rivolte alla Cina pronunciate dal segretario agli Esteri britannica, Liz Truss, che aveva sostenuto l’importanza per l’Alleanza Atlantica di avere una prospettiva globale estesa anche alle democrazie che non fanno parte dell’alleanza, citando Taiwan e l’Indo-Pacifico come esempi.

“Come prodotto della Guerra Fredda e più grande alleanza militare al mondo, la Nato dovrebbe valutare la situazione e apportare gli adeguamenti necessari”, ha dichiarato il portavoce. La Nato, ha proseguito Wang, ha tuttavia aderito a lungo “al vecchio concetto di sicurezza”, si è impegnata “in uno scontro sul campo” ed è diventata “uno strumento per i singoli Paesi per cercare l’egemonia”. Inoltre, ha concluso il funzionario cinese, la Nato afferma di essere un’organizzazione difensiva “ma in realtà crea costantemente confronto e problemi“.



La Cina e la Nato

Non è la prima volta che la Cina punta il dito contro la Nato. Dallo scorso 24 febbraio ad oggi è accaduto varie volte, e in particolare vale la pena citare l’affondo risalente a un mese fa. In quell’occasione, un portavoce della rappresentanza permanente cinese presso l’Unione europea accusò l’Alleanza atlantica di gettare benzina sul fuoco. Eravamo, infatti, nel periodo in cui gli Stati Uniti stavano puntando il dito contro l’ambiguo ruolo giocato dal gigante asiatico in merito alla guerra in Ucraina, in particolare sul presunto sostegno che il Dragone – secondo alcune indiscrezioni giornalistiche respinte dal governo cinese – avrebbe potuto offrire alla Russia.

“A proposito delle accuse come la Cina che amplifica false narrazioni, sono fatte da coloro che gettano benzina sul fuoco per alimentare problemi: le bugie rimarranno sempre bugie e ciò che è falso non può diventare realtà”, fu la secca risposta cinese, che ne approfittò per porre una domanda polemica sul ruolo della stessa Nato, rea di aver “ampliato la sua portata geografica e la gamma di operazioni” e di aver “utilizzato le tattiche della Guerra Fredda per la Repubblica Federale di Jugoslavia, provocando migliaia di vittime tra cui cittadini cinesi e causando l’evacuazione di centinaia di migliaia di persone”.

Perché Pechino teme la Nato

Le critiche, gli affondi e le osservazioni cinesi sulla Nato portano con se tutte le preoccupazioni che ha Pechino in merito a una possibile trasformazione dell’Alleanza atlantica. Innanzitutto è interessante sottolineare come la Cina, nel parlare della Nato, continui a usare più o meno gli stessi concetti: la Nato è un residuo della Guerra Fredda, segue un concetto di sicurezza obsoleto ed è al servizio di pochi Paesi.

Al di là di queste caratteristiche, la sensazione è che il governo cinese si stia interrogando su come il conflitto ucraino potrebbe trasformare la Nato. La quale, da Alleanza atlantica, potrebbe espandersi concretamente nell’area del’Indo-Pacifico inglobando al suo interno nuovi membri ben oltre i confini europei.

Gli indiziati principali sono, ad esempio, Australia e Giappone, che potrebbero stringere ulteriormente il cappio geopolitico attorno al nuovo blocco formato da Russia e Cina, senza poi dimenticarsi di Svezia e Finlandia. Ma, soffocando sempre di più Mosca e Pechino, c’è il rischio di assistere ad una reazione della controparte. Che, in tal caso, potrebbe non limitarsi a dichiarazioni e frasi indignate.

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