“Se gli Stati Uniti sono interessati con sincerità a risolvere la crisi in Ucraina, dovrebbero smettere di sventolare il bastone delle sanzioni“. È sintetizzato in questa frase l’ultimo suggerimento che la Cina ha rivolto al governo statunitense affinché lo spinoso nodo ucraino possa essere finalmente sciolto.
Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Zhao Lijian, è stato piuttosto emblematico: la rimozione delle sanzioni anti russe deve essere il punto di partenza per affrontare le delicatissime tensioni tra Kiev e Mosca. Se gli Stati Uniti “sperano sinceramente di aiutare a ridurre l’escalation della situazione in Ucraina, dovrebbero smettere di gettare benzina sul fuoco, di imporre sanzioni e atti coercitivi”, ha aggiunto Zhao nel briefing quotidiano, accusando Washington di minacciare Mosca anziché promuovere i colloqui di pace russo-ucraini.
Diciamo che quello di Pechino, oltre ad essere un suggerimento, può essere letto anche come un attacco rivolto agli Stati Uniti, accusati di trarre “profitto dal caos” in quanto le “sanzioni non riporteranno pace e sicurezza”, e pure una risposta all’Unione europea, che aveva chiesto alla Cina di prendere una posizione chiara sul conflitto ucraino.
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La Cina, la neutralità e le sanzioni
Il mantra di Pechino non cambia: la Cina è neutrale, l’unica cosa che vuole è la pace in Ucraina e spera che Mosca e Kiev proseguano nei colloqui di pace fino al raggiungimento di un accordo di cessate il fuoco. Il punto è che il “ruolo costruttivo” che Pechino afferma di incarnare inizia ad essere sempre più stretto.
I massacri di Bucha per i quali gli ucraini hanno bollato i soldati russi come responsabili, le forze del Cremlino pronte a nuove offensive nel quadrante sud-est dell’Ucraina, le minacce più o meno atomiche di Vladimir Putin: tutto questo ha spinto l’Unione europea a chiedere alla Cina qualcosa in più, di andare oltre la semplice sottolineatura di parole e concetti ovvi, ma troppo generici e astratti.
“Oggi più di 40 Paesi stanno applicando sanzioni come queste. E ci aspettiamo che gli altri rispettino le nostre misure o, almeno, non aggirino e indeboliscano le nostre sanzioni”, ha detto la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, parlando delle nuove sanzioni dell’Ue alla Russia nel suo intervento alla plenaria del Parlamento europeo. “In quanto membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite – ha proseguito -, la Cina ha una responsabilità speciale nel sostenere la pace e la sicurezza internazionali. Nessuno può essere neutrale di fronte a una nuda aggressione contro i civili”. Insomma, anche la Cina – ha concluso – “deve prendere una posizione chiara su questo”.
La prudenza di Pechino
La Cina sa, ovviamente, di avere i riflettori della comunità internazionale puntati contro. E sa anche che le basta poco per finire travolta da accuse ambigue su ipotetici sostegni economici e militari forniti alla Russia. Nelle scorse settimane la stampa anglosassone, citando fonti Usa, ha scritto ad esempio che la Cina avrebbe espresso la volontà di garantire assistenza militare a Mosca in Ucraina. I funzionari cinesi hanno subito respinto ogni accusa parlando di totale disinformazione con “intenti scellerati”. “Qualsiasi informazione falsa che diffama gli sforzi della Cina è irresponsabile e immorale”, aveva tagliato corto il portavoce Zhao. Eppure, in tutto questo, l’immagine di Pechino è stata macchiata da una notizia non confermata né confermabile.
Che si tratti di una guerra di propaganda mossa dagli Stati Uniti o meno, la prudenza che sta mostrando il governo cinese rischia di ritorcersi contro la stessa Cina. Che, dal canto suo, non può pensare di adottare il solito pragmatismo mostrato nel mondo degli affari anche per affrontare il conflitto ucraino.
Senza ombra di dubbio i cinesi non hanno alcuna intenzione di rompere con l’Europa, con la quale sono in ballo diverse questioni commerciali, ma, a quanto pare, Pechino non intende neppure abbandonare del tutto la Russia. Il punto è che usare Mosca come clava per colpire Washington a distanza rischia davvero di rivelarsi un azzardo pericoloso.