VUOI FARE UN'INCHIESTA? REALIZZALA CON NOI
Guerra /

La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato un finanziamento di 100 milioni di dollari per addestrare i piloti ucraini all’uso di aerei di fabbricazione statunitense come parte del National Defense Authorization Act approvato giovedì scorso che stanzia 840 miliardi di dollari per la Difesa Usa (+7% rispetto all’anno precedente).

Il provvedimento fa parte di centinaia di emendamenti stabiliti dal Congresso che includono anche quelli che limitano i nuovi trasferimenti di armi agli Stati e alla milizie che risultano violare i diritti umani e restrizioni specifiche che potrebbero complicare future vendite e trasferimenti di armi a vari alleati e partner di sicurezza degli Stati Uniti, tra cui Turchia, Arabia Saudita ed Egitto.

L’emendamento riguardante l’addestramento dei piloti ucraini è opera del deputato Adam Kinzinger (Repubblicano dello Stato dell’Illinois), che ha riferito a Defense News di essere stato in contatto con Kiev in merito alla questione. Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy da marzo continua a richiedere caccia F-15 ed F-16 di fabbricazione americana per rimpolpare le fila dell’aeronautica militare di Kiev, fortemente provata dal conflitto cominciato lo scorso 24 febbraio e che si affida a una manciata di vecchi velivoli di fabbricazione sovietica/russa come MiG-29, Su-24, Su-25 e Su-27.

Ma i piloti ucraini che volano su questi caccia non sono addestrati all’uso di velivoli statunitensi, pertanto anche se Washington dovesse pensare di inviarli a Kiev, non potrebbero utilizzarli senza un addestramento ad hoc che potrebbe richiedere mesi. Pertanto la Camera, al fine di facilitare un eventuale spostamento dell’hardware militare ucraino lontano dalla tecnologia dell’era sovietica, ha approvato l’emendamento Kinzinger spianando così la strada alla possibile fornitura di caccia all’Ucraina, sempre che la Casa Bianca decida in tal senso.

L’amministrazione Biden finora non ha voluto fornire cacciabombardieri a Kiev come parte dei miliardi di dollari di aiuti militari, e recentemente sta anche ridimensionando il rateo di armamenti spediti per via dei timori che gli arsenali Usa si svuotino troppo in fretta. La questione dei cacciabombardieri, così come quella dei sistemi missilistici a lungo raggio, resta comunque al centro di attente valutazioni politiche, in quanto oltre Atlantico si teme che il loro arrivo in Ucraina possa esacerbare le tensioni con la Russia provocandone una reazione scatenante l’estensione del conflitto. Sempre in forza di questo principio, infatti, Washington ha anche rifiutato di permettere il trasferimento dei MiG-29 polacchi dalla base aerea di Ramstein in Germania all’inizio di quest’anno, dopo che Varsavia li aveva resi disponibili senza consultare la Casa Bianca.

L’esecutivo Usa è anche timoroso che l’invio di armi moderne possa mettere a rischio la superiorità tecnologica statunitense qualora dovessero essere catturate intatte dai russi, che potrebbero utilizzarle per migliorare il proprio livello dell’industria degli armamenti con processi di retroingegneria.

La Casa Bianca teme anche per le possibili conseguenze nel caso che le attrezzature americane di fascia alta venissero usate per attaccare il territorio russo. Secondo il deputato Kinzinger, però, “ci si può fidare degli ucraini” perché “non stanno cercando di spostare la guerra all’interno della Russia, ma vogliono solo difendere la loro patria”.

Le considerazioni di Kinzinger ci sembrano alquanto ottimistiche: non si capisce per quale tipo di “accordo tra gentiluomini” Kiev non dovrebbe usare caccia e armamenti a lungo raggio per cercare di colpire la rete logistica dell’esercito di Mosca in territorio russo, come del resto ha dimostrato di volere (e potere) fare in almeno un paio di occasioni: dapprima con l’azione di un paio di elicotteri alla periferia di Belgorod, poi con un singolo Ucav (Unmanned Combat Air Vehicle) Bayraktar che ha attaccato un deposito di carburante a Bryansk. Certamente non si è trattato di attacchi massicci, anzi, sebbene i danni – almeno nel primo caso – siano stati notevoli, quindi assumono più una valenza simbolica, ma appunto per questo è ingenuo pensare che un Paese che si sta difendendo da un’aggressione non utilizzi tutto ciò che possiede per colpire in profondità il nemico nel momento in cui sta perdendo un conflitto.

Il deputato statunitense ha fatto notare che gli Stati Uniti teoricamente sono già pronti per iniziare ad addestrare piloti ucraini presso la Columbus Air Force Base, nel Mississippi e forse anche in Texas, e secondo quello che sappiamo ci vorrebbero circa tre mesi per addestrare i piloti a pilotare gli F-15 e gli F-16 a livello base.

Ora il provvedimento deve essere approvato dal Senato, che non dovrebbe votare prima di settembre, dopodiché entrambi i rami del Congresso devono concordare una legislazione di compromesso alla Conference Comittee, pertanto se l’emendamento Kinzinger dovesse sopravvivere ai vari passaggi legislativi, gli Stati Uniti potrebbero addestrare i piloti ucraini già il prossimo anno. L’ultima parola, però, spetta sempre alla Casa Bianca, quindi bisognerà attenderne le valutazioni, che potrebbero anche tenere conto del fattore “politica interna” con le elezioni di midterm previste il prossimo 8 novembre.

Al di fuori delle valutazioni più prettamente politiche ci sono altre considerazioni più tecniche in merito al possibile trasferimento di caccia statunitensi all’Ucraina: come farli arrivare all’aeronautica di Kiev. Riteniamo sia da escludere il volo da un Paese europeo appartenente alla Nato in quanto Mosca ha già fatto sapere che in quel caso attaccherebbe l’aeroporto di partenza, e questo ci porterebbe direttamente in un nuovo confitto mondiale. Pertanto restano due opzioni: un volo diretto, senza scalo, dagli Stati Uniti all’Ucraina rifornendo i caccia in volo, oppure lo smontaggio dei velivoli per farli arrivare via terra in diversi convogli.

Entrambe le possibilità hanno degli svantaggi: la prima metterebbe a rischio i caccia per via della lunghezza del volo, che difficilmente sfuggirebbe alla rete di sorveglianza russa, la seconda implicherebbe una vulnerabilità dei velivoli una volta giunti in Ucraina a causa della tempistica necessaria per il ri-assemblaggio che li esporrebbe ad attacchi aerei/missilistici russi. Inoltre quest’ultima operazione richiederebbe anche personale statunitense quindi la possibilità che resti vittima di un attacco di Mosca, con quanto potrebbe derivarne in caso che Washington dovesse decidere di effettuare una rappresaglia.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.