La caduta emiratina nello Yemen preoccupa Haftar

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Il Medio Oriente, si sa, è un complesso mosaico la cui composizione è retta da un fragile equilibrio. Ogni tassello spostato rischia di far partire un effetto domino imprevedibile. Di questo è senz’altro consapevole il generale Khalifa Haftar. Lui che di battaglie ne ha viste parecchie e di capovolgimenti repentini ne ha una ampia memoria, negli ultimi giorni ha fiutato la nuova aria che tira in tutta la regione. Lo ha fatto dopo aver osservato, dalla sua Bengasi da cui controlla l’Est della Libia con il suo sedicente esercito, il crollo in Yemen del Southern Transitional Council (Stc). Ossia di uno dei tasselli legati agli Emirati Arabi Uniti. Per il generale non ci sono dubbi: adesso tutti i tasselli emiratini sono a rischio. A partire dal suo stesso esercito, dal 2014 armato e finanziato in buona parte da Abu Dhabi.

Haftar sposta le truppe verso Sirte

Non è quindi un caso se, pochi giorni dopo l’ingresso ad Aden delle forze governative yemenite filo-saudite, in Libia sono stati notati importanti movimenti di truppe e mezzi. Molti testimoni locali hanno registrato lo spostamento di intere squadre legate ad Haftar da Bengasi verso Sirte. La città cioè, un tempo nota per aver dato i natali a Muammar Gheddafi, situata esattamente a metà strada tra la stessa Bengasi e Tripoli. Per giorni, il movimento delle truppe è stato documentato anche tramite video ritenuti attendibili e affidabili.

Le fonti libiche non hanno dubbi sul perché il generale sita ora rafforzando il fronte a Ovest di Bengasi: “Haftar è molto preoccupato – ha dichiarato un diplomatico ai nostri microfoni – quanto accaduto nello Yemen lo ha turbato e non poco. Il generale è molto legato ad Al Zubaidi, capo dell’Stc fino alla caduta di Aden”. Sui vari siti libici, negli ultimi giorni si è fatto riferimento alla convocazione, voluta dallo stesso Haftar, a Bengasi di numerosi gruppi armati, libici e non solo, provenienti dal Sud del Paese: “È come se si stesse già preparando a una difesa – ha proseguito la fonte – sta chiamando tutti a raccolta, dai gruppi armati alle tribù che in questi anni hanno garantito il controllo dell’Est della Libia al suo esercito”.

Cambia l’inerzia nel braccio di ferro tra sauditi ed emiratini

La domanda sorge quindi spontanea: come mai, secondo Haftar, il tassello yemenita è destinato a smuovere anche il mosaico della sua Libia? Il vero snodo principale consiste nel fatto che lo Yemen risulta fondamentale per la strategia emiratina: grazie all’influenza esercitata da Abu Dhabi sul Paese, gli Emirati hanno potuto creare una vera e propria “cintura” attorno al medio oriente. Un vero e proprio cerchio, con Abu Dhabi e Dubai quali capisaldi e con Aden e Socotra quali perni per puntare sul Sudan e sul Corno d’Africa. La ritirata dell’Stc, tanto repentina quanto sorprendente, potrebbe costringere gli emiratini a ridimensionare le proprie mire in tutta la regione.

Ma soprattutto, ha ridato vigore all’azione politica dell’Arabia Saudita. Le forze che hanno cacciato l’Stc da Aden sono legate mani e piedi ai Saud. I quali adesso potrebbero non fermarsi allo Yemen. Dopo anni passati a osservare l’avanzata delle forze emiratine in tutti i fronti più delicati del Medio Oriente, l’episodio yemenita potrebbe aver convinto i sauditi a passare al contrattacco. La Libia potrebbe diventare il prossimo terreno di scontro, assieme al confinante Sudan. Riad e Abu Dhabi si contenderebbero le varie zone di influenza. E con l’inerzia tornata in mano saudita, i timori di Haftar potrebbero risultare fondati.