Fin dal febbraio 2022, l’artiglieria missilistica a lungo raggio ha assunto un ruolo centrale nella guerra russo-ucraina. Un report del Royal United Services Institute (RUSI) e dell’Open Source Centre (OSC) riporta che la principale causa di morte e ferimento tra le truppe ucraine sarebbe provocato per il 70% da mezzi di artiglieria russa. La recente ipotesi di un upgrade del MRL (Multiple Rocket Launcher) Polonez, in Bielorussia, è un indicatore importante della crescente “diplomazia del cannone” in Europa, al di fuori del teatro russo-ucraino.
Un MRL speciale
Da quanto si apprende dall’agenzia bielorussa “BelTA”, lo scorso 21 agosto il Segretario di Stato del Consiglio di sicurezza bielorusso Aleksandr Volfovich ha dichiarato che l’ipotesi di armare i sistemi missilistici a lancio multiplo Polonez con testate nucleari è in fase di valutazione.
Il Polonez è un lanciarazzi multiplo pesante a lunga gittata di produzione sino-bielorussa, entrato in servizio nel 2016. Si tratta di un sistema che combina un telaio di camion di fabbricazione bielorussa (MZKT7930 Astrolog) con un lanciarazzi cinese di tipo A200.
Nella sua versione originaria, il sistema Polonez era in grado di trasportare otto razzi cinesi A200 da 301 mm con una gittata di 200 km, successivamente estesa a 290 km con la variante Polonez-M testata nel 2019, che lo ha reso tra i sistemi di artiglieria missilistica a più lunga gittata sviluppati al di fuori della Cina o della Corea del Nord.
La controparte russa del Polonez è rappresentata dal MRL di ultima generazione 9A52-4 Tornado che, operativo dal 2014, ha evoluto lo storico BM-30 Smerch sovietico. Mentre il Tornado sarebbe stato utilizzato per la prima volta nel corso dell’operazione di terra russa in Ucraina (2022), il Polonez avrebbe ricevuto il suo battesimo di fuoco nel conflitto azero-armeno (2020), e paradossalmente a supporto delle forze armate di Baku, che acquisì batterie Polonez nel giugno 2018 nonostante le proteste di Yerevan.
Nel lungo raggio il Polonez ha certamente la sua punta di diamante. Infatti, la possibilità di armare un MRL dotato di gittate analoghe ai sistemi missili balistici tattici (TBM) rappresenta una controrisposta ai sistemi balistici a corto raggio dispiegati in area NATO. Inoltre, l’utilizzo di eventuali testate nucleari consentirebbe di scalare da una capacità di risposta convenzionale ad una di tipo nucleare, senza ricorso a più sofisticati sistemi d’arma balistici o a missili da crociera.
Similmente al rivale statunitense M142 HIMARS, il Polonez fungerebbe quindi da “ponte” tra gli MRLS più tradizionali, caratterizzati da una minore gittata (70-150 km di lunga gittata), e i missili balistici a corto raggio (a partire dai 300 km).
“Zapad 2025” alle porte
Nonostante prenda il nome dalla tradizionale danza polacca, il Polonez è tutt’altro che gradito da Varsavia, soprattutto alla luce della recente dichiarazione di un possibile aggiornamento del sistema d’arma. L’iniziativa bielorussa, infatti, si inscrive all’interno di un sempre maggiore protagonismo di Minsk nelle dinamiche di rivalità russo-europee. Non è solo il rafforzamento della produzione artiglieristica a preoccupare Varsavia, ma anche il controllo di Mosca sui missili nucleari tattici su territorio bielorusso, ufficializzato nel maggio 2023.
Il 1° settembre, la Polonia ha dato inizio alla sua più grande esercitazione annuale, “Iron Defender 25”, con la partecipazione di oltre 30.000 soldati e 600 pezzi di equipaggiamento militare che hanno preso parte a operazioni terrestri, marittime e aeree.
In questo mese si terranno anche le esercitazioni congiunte tra Minsk e Mosca, denominate “Zapad 2025”, già preannunciate da Lukashenko in agosto, che includeranno l’uso pianificato di armi nucleari e del missile ipersonico a medio raggio Oreshnik di fabbricazione russa, il quale sarà dispiegato stabilmente in Bielorussia già presumibilmente a fine 2025. Volfovich si è detto fiducioso sulle probabilità non solo di apportare “correzioni e aggiustamenti” al Polonez, ma anche di “integrare le tecnologie [dei missili balistici russi] Oreshnik, eventualmente in alcuni missili congiunti”.
È verosimile che lo stesso Polonez-M, nella sua versione convenzionale, sarà incluso tra i sistemi d’arma impiegati nello scenario esercitativo. Come ha sottolineato un recente articolo del “Wall Street Journal”, l’avanzamento tecnologico, in ambito cibernetico o nella tecnologia dronica, non rende affatto obsoleto il cannone. Anzi, la potenza di fuoco, il rapporto costo-efficacia delle munizioni e la più facile manutenzione dei sistemi d’arma assicurano all’artiglieria tradizionale un’efficacia tattica ancora essenziale nella guerra contemporanea (e probabilmente futura).
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