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Il pericolo di un allargamento del conflitto mai come in questa parte iniziale di maggio è stato così realmente concreto. Due i fronti, in particolare, che preoccupano e non poco. Quello della Transnistria, regione russofona della Moldavia dove nelle ultime settimane sono state segnalate esplosioni, e quello della Bielorussia. La notizia delle ultime ore riguarda proprio l’invio lungo i confini meridionali di quest’ultimo Paese di centinaia di uomini appartenenti alle forze speciali di Minsk. Per i bielorussi si tratterebbe di una “risposta a una potenziale minaccia” derivante dai movimenti della Nato. Ma la mossa è arrivata pochi giorni dopo l’avvio di esercitazioni speciali “a sorpresa” da parte dell’esercito bielorusso. Segno di come qualcosa, su questo fronte, si sta comunque muovendo.

L’invio di forze speciali a sud

“La Bielorussia ha schierato forze speciali alle sue frontiere con l’Ucraina, nell’ambito di una mobilitazione difensiva a seguito del rafforzamento delle forze armate di Kiev oltre confine”. Con queste poche parole contenute in un comunicato diffuso dal capo di stato maggiore bielorusso Viktor Gulevich, le forze di Minsk hanno annunciato l’avvio di un’importante fase di mobilitazione nelle regioni confinanti con l’Ucraina. Una mobilitazione definita “difensiva”: “Nella direzione operativa meridionale – si legge ancora nel comunicato di Gulevich – un gruppo di un massimo di 20.000 persone creato dalle forze armate ucraine richiede una nostra risposta. Le forze operative speciali, dispiegate in tre direzioni tattiche, garantiscono la sicurezza della Bielorussia”.

Dunque, secondo Minsk, esisterebbero delle minacce da parte ucraina rivolte verso il proprio territorio. Le truppe schierate nelle regioni meridionali della Bielorussia avrebbero per l’appunto il compito di rispondere a queste minacce, essere quindi pronte a qualsiasi scenario. Non emergerebbe, stando a questa versione, la volontĂ  di Minsk di entrare in guerra o di porre le proprie forze in posizione offensiva.

“La Bielorussia sta iniziando la seconda fase del controllo delle forze di reazione dell’esercito – ha infatti ribadito il ministro della Difesa bielorusso, Viktor Khrenin – Tutto ciò è pianificato come parte di una risposta adeguata alle esercitazioni che si svolgono sul territorio dei Paesi della Nato dal primo maggio sotto il nome di Defender Europe“. Non solo quindi movimenti da parte di Kiev, bensì anche quelli da parte delle forze dell’Alleanza Atlantica: una doppia minaccia che avrebbe quindi spinto Minsk ad agire di conseguenza.

Il timore di un’escalation

Come detto però, la decisione odierna della Bielorussia ha fatto seguito a un’altra mossa da parte delle autoritĂ  di Minsk. Il 4 maggio infatti l’esercito bielorusso ha iniziato delle esercitazioni a sorpresa in grado di coinvolgere migliaia di membri delle forze armate. Anche in questo caso la giustificazione è stata data dalla volontĂ  di preparare l’esercito a ogni possibile scenario, puntando il dito contro un presunto rafforzamento nelle aree di confine delle forze di Kiev.

Viktor Khrenin, ministro della Difesa bielorusso, ha dichiarato in quell’occasione l’inizio di un controllo improvviso delle forze di reazione dell’esercito “durante il quale – si legge in una sua nota del 4 maggio – le unitĂ  e le sottounitĂ  militari devono elaborare la messa in allerta, le marce verso aree designate e lo svolgimento di compiti di addestramento al combattimento”. Minsk quindi impunta a Kiev e alla Nato il suo stato di allerta. E sembra rassicurare circa le sue reali intenzioni in Ucraina. I movimenti da parte bielorussa però stanno iniziando a essere fin troppo sospetti.

Nel giro di una settimana, tra esercitazioni e mobilitazioni, in migliaia sono stati schierati lungo il confine con l’Ucraina. Il tutto peraltro dopo altre chiamate intercorse tra il presidente bielorusso Lukashenko e il presidente russo Vladimir Putin. Qualcosa quindi bolle in pentola. E lo si intuisce anche dopo l’ultima decisione presa dal governo di Kiev nell’oblast di Chernihiv, confinante con la Bielorussia: qui sono stati vietati gli spostamenti dei civili entro 1 km dal confine, mentre entro 20 km sono state applicate numerose limitazioni alle attivitĂ  civili. Segno di una tensione sempre piĂą importante.

Lukashenko: “Noi possiamo infliggere danni intollerabili ai nostri nemici”

Sull’invio di forze speciali nelle zone di confine, è intervenuto lo stesso presidente bielorusso Lukashenko: “Siamo in grado di infliggere danni intollerabili ai suoi nemici in caso di attacco”, ha detto durante un incontro con funzionari della Difesa.

Siamo realisti – ha proseguito – capiamo che non potremmo sconfiggere la Nato. Ma abbiamo tutte le armi per causare danni, in particolare ai territori da cui verremmo attaccati. Tutti capiscano la portata delle armi che abbiamo”. Un modo per rimarcare quel senso di accerchiamento che, almeno sulla carta, avrebbe portato Minsk a mobilitare le forze bielorusse nel sud del Paese.

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