Più dei carri armati e dei missili, i protagonisti della guerra in Ucraina sono i droni. Piccoli, agili e maneggevoli, gli Unmanned Aerial Vehicle (Uav) hanno attirato su di sé diverse attenzioni. Non solo perché sono stati utilizzati con successo tanto dalle fila dell’esercito ucraino quanto dalla sponda russa, ma anche e soprattutto per la loro propensione ad essere impiegati in varie missioni collegate, o comunque correlate, alla vicenda ucraina.
Basta dare un’occhiata al tracciato di Flightradar e incrociare i dati ottenuti con le notizie degli ultimi giorni. In poche parole, ci troviamo davanti ad un via vai di droni piuttosto consistente. Recentemente, ad esempio, è rientrato a Sigonella, in Italia, un drone non armato Global Hawk inviato in missione di sorveglianza nel cielo intorno all’Ucraina. Secondo quanto riportato dall’Agi, il drone ha sorvolato a lungo il Mar Nero, per poi spostarsi al confine tra Polonia e Bielorussia. Ricordiamo che i Global Hawk possono restare in volo per circa 30 ore.
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Monitoraggio e osservazione
In realtà, a Sigonella è in atto ormai da giorni una autentica staffetta di droni tra gli Uav che partono dalla base statunitense in Italia in direzione Europa dell’est e viceversa. Un Northrop Grumman RQ-4B callsign Forte 11 è rientrato dopo una doppia missione di sorveglianza dopo 11 ore di volo. La rotta del drone indica la sua attenzione verso la parte occidentale del territorio ucraino, diversamente, spiega Italmilradar, da quanto accaduto nei giorni scorsi, quando monitorava l’area orientale. Il raggio di osservazione del drone dà a quest’ultimo la possibilità di monitorare, tra l’altro, i movimenti delle unità navali russe, sempre più vicine a Odessa. Dalla stessa base, riferisce il sito Itlmilradar, è successivamente decollato un altro Global Hawk in direzione della Polonia, al confine con l’Ucraina e la Bielorussia.
Droni in azione
Lo scorso 15 marzo, le autorità di Kiev hanno affermato di aver individuato un drone di sorveglianza russo che attraversava la Polonia prima di rientrare nello spazio aereo ucraino. Il bersaglio è stato abbattuto. Dalle prime ricostruzioni, sembra che il drone avesse il compito di sorvegliare il centro di addestramento militare ucraino recentemente colpito da un attacco missilistico russo.
Una settimana fa un drone di fabbricazione sovietica si è schiantato in Croazia, Paese membro della Nato (come del resto lo è la Polonia); ha provocato un grande buco nel terreno, ma nessuna vittima. Le indagini devono ancora stabilire se la caduta dello Uav sia dovuta a “un incidente”, “un sabotaggio” o se la sua circolazione nello spazio aereo croato sia stata “intenzionale”. Fatto sta che quel drone era armato.
Il 14 marzo, invece, un drone, probabilmente di origine russa, è stato trovato nel comune romeno di Dumitra, a poco più di 100 chilometri a sud del confine ucraino. Secondo le immagini che circolano su Internet, il “modello” potrebbe corrispondere ad un Orlan-10 utilizzato per raccogliere informazioni e individuare potenziali obiettivi.
Attenzione però, perché non ci sono soltanto droni per così dire inoffensivi, e con semplici funzioni di monitoraggio. Troviamo anche macchine killer, programmate per colpire le postazioni nemiche e uccidere senza pietà. Impossibile non far riferimento ai Bayraktar TB2 in dotazione all’esercito ucraino o agli Orion russi.



