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L’isolotto si chiama Gogland (anche nota come Suursaari), una striscia di terra di una decina di chilometri nel Golfo di Finlandia situata a 35 chilometri a sud della città finlandese di Kotka. Qui la Russia sta costruendo una nuova base militare che ospiterà uno stormo di elicotteri da combattimento.

La base, come riportato da Tass, sarà dotata di cinque piazzole di atterraggio per elicotteri ed le necessarie infrastrutture di supporto: un posto comando e controllo, una stazione meteo, una stazione di rifornimento e officine di manutenzione, ed un impianto di illuminazione speciale.

La costruzione della nuova base è cominciata contestualmente a un’esercitazione delle forze russe descritte come “manovre speciali tattiche”: secondo quanto riportato da fonti russe sarebbero già cominciati i voli di addestramento da e per la nuova infrastruttura sull’isola con elicotteri tipo Mil Mi-26 che hanno cominciato a trasportare il necessario per la costruzione del nuovo aerodromo.

Un’isola strategica

L’isolotto di Gogland apparteneva alla Finlandia ma è stato ceduto all’Unione Sovietica al termine della Seconda Guerra Mondiale. Da allora è sempre rimasto praticamente disabitato sebbene abbia conosciuto una certa attività turistica da parte di finlandesi e russi. Recentemente, nel 2006, la Russia ha dichiarato Gogland una “zona di confine” di fatto limitando così l’accesso straniero all’isola, che ora può essere raggiunta solo previa emissione di particolari permessi da Mosca.

L’isola non ha mai conosciuto insediamenti militari, sebbene durante l’ultimo conflitto mondiale sia stata teatro di un acceso combattimento tra le forze finlandesi e quelle tedesche che stavano cercando di occuparla. La sua posizione nel Golfo di Finlandia è infatti strategica in quanto può fungere da avamposto per il controllo degli accessi a S. Pietroburgo, dove si trova un’importante base navale sede, dal 2012, del quartier generale della Voenno-morskoj Flot, la Flotta Russa.

Gogland, oltre ad essere a poche decine di chilometri dalle coste finlandesi, essendo proprio al centro del Golfo, è anche a poche decine di chilometri dalla costa estone, uno dei tre Paesi Baltici che sono entrati a far parte della Nato. Pertanto la decisione di Mosca di militarizzare l’isola non è affatto una sorpresa: Mosca si sente minacciata dall’attività dell’Alleanza Atlantica ai suoi confini orientali ed in particolare vuole difendere l’area che va dal Golfo di Finlandia al Mar Baltico, dove la Russia ha importanti assetti navali e militari nell’exclave di Kaliningrad, sede della Flotta del Baltico.

I pattugliamenti navali e aerei in quel tratto di mare non si contano. Solo per fare un esempio: le reciproche intercettazioni di velivoli di pattuglia della Nato e russi, siano essi caccia o ricognitori, sono praticamente all’ordine del giorno.

Gogland così fornirà un avamposto di guardia a Mosca, ma anche un possibile punto avanzato da dove poter partire in caso di attacco all’Estonia: avere una base per elicotteri da trasporto e attacco a pochi chilometri dalle coste estoni significa avere la possibilità di dispiegare rapidamente uomini e mezzi leggeri in caso di operazione anfibia. Un’opzione che sicuramente sarà stata considerata dai vertici militari di Mosca anche in considerazione del notevole potenziale militare dato dalla consistente flotta elicotteristica russa, dotata di elicotteri da attacco moderni e soprattutto di elicotteri da trasporto tra i più grandi al mondo.

Una scacchiera fatta di isole

La decisione di Mosca di militarizzare l’isola, che come abbiamo visto risponde ad un preciso indirizzo strategico, non è una novità nello scacchiere del Baltico.

Nel 2016 la Svezia, storicamente neutrale sin dai tempi delle Guerre Mondiali e poi non allineata durante la Guerra Fredda, ha cambiato dottrina militare provvedendo ad aggiornare i suoi piani di “neutralità armata” rispetto al recente passato. Tra le varie decisioni, tra cui quella di riprendere la coscrizione con una leva selezionata, ha provveduto a ristabilire una presenza militare stabile nell’isola di Gotland, posizionata quasi al centro del Mar Baltico davanti alla Lettonia.

L’isola era stata completamente “smilitarizzata” nel 2005 con il ritiro delle forze navali, di terra ed aeree che sino ad allora vi stazionavano in quanto considerata strategica dalla Svezia, ma non solo: la sua particolare posizione geografica ne fa un obiettivo particolarmente ambito per chi volesse controllare la navigazione nel Mar Baltico e quindi gli accessi al Golfo di Finlandia ed al Golfo di Botnia, quest’ultimo “sorvegliato” anche dall’isola finlandese di Åland.

Gotland, però, può diventare anche un trampolino di lancio (o fornire copertura) per un possibile attacco anfibio “alle spalle” verso i Paesi Baltici: l’ex Ministro della Difesa estone, Hain Rebas, aveva infatti le idee molto chiare in merito, sottolineando come l’isola sia ritornata prepotentemente al centro degli interessi strategici dei Paesi che si affacciano sul Baltico appunto per i suddetti motivi. Già nel 2010, quindi ben prima della piccola escalation militare che sta occorrendo in questi ultimi tempi lungo il confine orientale, il Generale svedese Karlis Neretnieks, aveva preconizzato il ritorno del ruolo centrale e strategico dell’isola di Gotland per tutti i protagonisti militari e politici che si affacciano nella regione del Baltico centrale e meridionale: la nazione che controlla Gotland controlla l’intero spazio aereo della regione e le iniziative strategiche navali.

Controllare militarmente le isole del Baltico o del Golfo di Finlandia, stabilirvi presidi militari permanenti, diventa così il modo sia di assicurarsi che nessuna nazione avversaria possa effettuare uno sbarco per stabilirvi un avamposto che funga da testa di ponte per un possibile sbarco, sia il modo di controllare attivamente l’attività militare avversaria e, in caso di conflitto, avere una base avanzata pronta all’uso.

La Russia, in un certo senso, è stata obbligata nella scelta della militarizzazione dell’isola di Gogland, in quanto anche la Finlandia ha dimostrato, recentemente, di essere sempre meno neutrale e sempre più vicina alla Nato: Helsinki, infatti, è un partecipante attivo del programma Nato Enhanced Opportunities Partnership (EOP) e l’8 maggio del 2018 ha firmato con Washington il Trilateral Statement of Intent (SOI) insieme alla Svezia per “migliorare e solidificare la cooperazione nella difesa tra i tre Stati”.

Questa decisione, però, non avrà altro risultato che l’ulteriore aumento della presenza militare Nato nel Baltico, fornendo probabilmente anche il pretesto alla Finlandia di considerare seriamente l’entrata effettiva nell’Alleanza, e contribuirà a quel circolo vizioso di escalation militare che potrebbe essere destabilizzante sino al punto di condurre ad uno scontro armato.