Nel cuore della gelida Alaska, ai confini dell’America dove spesso si spingono i bombardieri strategici inviati da Mosca per saggiare la prontezza della difesa aera statunitense nelle loro “missioni di routine“, una struttura militare con a disposizione uno spazio aereo di oltre 45mila chilometri quadrati ospita una squadriglia “nemica”. Pronta ad usare i suoi letali missili aria-aria per addestrate i piloti americani alla guerra. Stiamo parlando del 18th Aggressor Squadron della base aerea Eielson: una formazione di caccia di quarta generazione che gioca il ruolo dei “avversari” e mostra ai piloti del’Us Air Force cosa vuol dire essere ingaggiati da un caccia avversario.

Lì, in un clima da piena Guerra Fredda, i piloti di questa squadriglia di avversari per antonomasia svolgono i loro briefing in un quartier generale pieno di stelle rosse, immagini di Stalin, Mao Zedong, e altri simboli del comunismo che adornano le pareti. Una maniera “ironica” e allo stesso tempo efficace per “ricordare ai membri dello squadrone la loro missione e responsabilità” e per calarsi nel personaggio, ha spiegato uno dei piloti ad un giornalista del Washington Post. Anche se la verità è che gli “avversari” – seppur solo teorici – non sono mai cambiati.

Durante un briefing pre-missione, lo squadrone leader degli “aggressori” si rivolge al resto della squadriglia pronunciando la parola “tovarish” (“compagni” in lingua russa, e sostantivo d’uso comune in Unione Sovietica per marcare la parità di classe nonostante la differenza di grado). A volte al termine delle istruzioni per il compimento della “loro” missione viene suonato l’inno dell’Unione Sovietica. Senza dubbio scenografico. “Conoscere la minaccia, insegnare alla minaccia e saper replicare la minaccia nell’aria” – spiega un pilota della squadriglia – “questo è il nostro unico compito per un turno di tre anni”. Tutto è fatto per rendere il più realistico possibile lo scontro: dal nome di battaglia di un pilota da caccia degli aggressori, che diventa “Ivan 3”, al nome della quartier generale che cita la fabbrica russa “Mig”, fino alle stelle rosse che spiccano sul casco che gli aggressori indossano in combattimento sugli F-16 appositamente ridipinti con livree applicate sui cacciabombardieri russi Sukhoi Su-27 (identificativo in codice Nato “Flanker”) e i Mig-29 (identificativo in codice Nato “Fulcrum”).

La “zona operazioni” in questo caso non è il Mar Cinese, la penisola Coreana, o gli spazi aerei della vicina regione Artica, ma il Joint Pacific Alaska Range Complex – che per dimensioni può essere paragonato all’intero stato del Nebraska. E le missioni che fanno parte di questi addestramenti – letteralmente “giochi di guerra” – sono di vario genere, e possono includere esercizi che mirano al mantenimento della superiorità (simili ai duelli che abbiamo visto nelle sequenze adrenaliniche della pellicola cult “Top Gun”), missioni di scorta a velivoli, come ad esempio bombardieri B-52 o velivoli da trasporto tattico C -130 o di incursione aerea. Tutto sempre cercando di portare a termine la missione che include minacce che potrebbero manifestarsi in uno spazio aereo ostile e che un pilota da combattimento deve imparare ad affrontare: ad esempio il disturbo elettronico provocato da velivoli Ew o radar della difesa antiaerea da ingannare a volo radente.

Per preparare i piloti a contrastare i velivoli più avanzati che potrebbero incontrare in combattimento, come il J-20 cinese o il Su-57 russo, presso la base verranno schierati anche caccia stealth “sofisticati” come gli F-35 e gli F-22. Ed è proprio per questo motivo che potrebbe esserci qualcosa di molto più importante e profondo dietro l’interesse per questa remota base nel cuore dell’Alaska.

La base di Eielson starebbe “assumendo un’importanza crescente” nei piani del Pentagono. La Difesa Usa è oggi impegnata a sviluppare strategie di “contrasto” dell’ingerenza di Cina e Russia quali avversarie nei conflitti del futuro, dopo decenni trascorsi a concentrarsi “principalmente” sulla guerra al terrorismo che è stata combattuta (e tutt’ora si combatte) in Medio Oriente. E questa base si trova a ridosso di uno di quelli che vengono considerati dagli analisti i prossimi “teatri caldi” del globo, cioè quelli dove potrebbero manifestarsi tensioni internazionali. Si tratta  della regione dell’Artico, dove Mosca, ma anche Pechino, stanno tracciando nuove rotte commerciali attraverso i ghiacci resi più fragili dal surriscaldamento globale.

Secondo i rapporti del dipartimento della Difesa, proprio per queste ragioni questa base sulla frontiera dell’Alaska sarebbe prossima a ricevere una serie di modifiche che la renderebbero non solo “un importante hub nella preparazione dei piloti per i moderni combattimenti aerei”, ma anche una base capace di accogliere jet di ultima generazione come gli F-35.

Per ora, come ha saputo illustrare il Washington Post, questo avamposto militare è lo spazio di addestramento perfetto per i piloti che giocano alla guerra, e che vengono citati mentre discutono su chi sia stato il primo ad abbattere virtualmente l’altro, diventando di volo in volo gli “assi” della missione. Ma non dimenticano mai quante volte sono stati “abbattuti” dai loro compagni che vestono il ruolo del nemico, e che se fossero stati davvero degli avversari in un duello aereo, li avrebbero fatti saltare in mille pezzi lanciandogli sulla coda uno o due missili Sidewinder che attraverso la ricerca a infrarossi inseguono il bersaglio. Senza lasciargli una “seconda possibilità”.

Nei cieli dove sfrecciano i caccia del 18th Aggressor Squadron vale la regola che è stata postulata dall’Us Air Force dopo la guerra del Vietnam: “In combattimento, le prime 10 missioni per un pilota sono le più letali“. Per questo li addestrano a sopravvivere a 10 missioni prima che i missili diventino “veri” e che i nemici facciano sul serio.

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