A più di 48 ore dal raid che a Damasco ha ucciso alcuni generali iraniani delle Guardie della Rivoluzione , Israele fa i conti con una possibile risposta da parte di Teheran. La minaccia di un’azione da parte dell’Iran, stando a molti media israeliani, sarebbe reale e concreta. E, stando alle indiscrezioni trapelate da fonti della scurezza, potrebbe attuarsi entro le prossime ore.
Channel 12, uno dei principali canali televisivi israeliani, ha reso nota l’allerta tra le varie forze di sicurezza dello Stato ebraico. L’ipotesi più accreditata, in particolare, riguarderebbe una reazione dell’Iran attuata tramite i propri alleati regionali.
Le indiscrezioni su un’azione di Teheran
Le voci circa un imminente attacco iraniano hanno iniziato a circolare nella giornata di mercoledì. Sarebbero state fonti della Cia, secondo una prima ricostruzione dei media israeliani, a mettere in guardia il governo di Netanyahu da una possibile ritorsione dell’Iran. Gli statunitensi avrebbero parlato di un’azione guidata dai vertici della Repubblica Islamica direttamente dal territorio iraniano. L’operazione potrebbe avere come obiettivi alcuni siti strategici per la difesa israeliana, con raid mirati su specifiche zone grazie all’ausilio di droni e missili.
Nelle ultime ore invece, in Israele sta prevalendo l’idea di attacchi sempre a guida iraniana ma non attuati dal territorio iraniano. I capi della difesa avrebbero illustrato al premier Netanyahu, stando alle fonti riportate da Channel 12, un piano di Teheran volto ad attaccare tramite i propri alleati. Il primo pensiero in tal senso va quindi ad Hezbollah, il gruppo sciita libanese che costituisce ad oggi la più importante minaccia alle frontiere settentrionali di Israele.
Se questa ipotesi dovesse essere confermata, si avrebbe una situazione non dissimile da quella vista in occasione dei recenti scontri tra forze Usa e forze filo iraniane. Con queste ultime che, in nome e per conto di Teheran, anche di recente hanno attaccato con missili e droni le basi statunitensi in Iraq, Siria e Giordania. Cambierebbero gli attori: al posto delle milizie irachene e siriane ci sarebbero gli Hezbollah libanesi e al posto degli obiettivi Usa, ci sarebbero invece obiettivi israeliani.
Se dovesse invece prevalere l’eventualità più temuta dagli Stati Uniti, quella cioè di un attacco condotto direttamente dal territorio iraniano, per stessa ammissione delle forze di sicurezza israeliane il rischio di un’escalation sarebbe molto più alto.
Teheran alle prese con gravi scontri interni
Dal cuore del potere iraniano nelle ultime ore di segnali lanciati contro Israele non ne sono certo mancati. Diversi esponenti del governo e dei vertici della sicurezza, hanno assicurato un’importante risposta ai raid israeliani di lunedì. Un’azione quindi molto probabilmente è già in cantiere. Del resto, nell’ottica del confronto tra potenze regionali, l’Iran teme che una mancata reazione al raid su Damasco rischi di porre la Repubblica Islamica in una posizione di profonda debolezza.
Tuttavia nelle ultime ore l’Iran ha dovuto rivolgere il proprio sguardo sul fronte interno. Nella notte tra mercoledì e giovedì, intensi scontri sono scoppiati nell’area del Belucistan. Qui il gruppo Jaysh al-Adl, formazione estremiste che coniuga alle istanze jihadiste quelle del separatismo beluci, ha ingaggiato scontri con le Guardie della Rivoluzione. Al momento, secondo gli stessi media iraniani, si contano cinque morti tra le forze di sicurezza e cinque tra i terroristi. In Israele non sono in pochi adesso a chiedersi se quanto sta accadendo nel Belucistan possa o meno avere effetti nella pianificazione delle azioni contro lo Stato ebraico.
Lo strappo di Gantz
In Israele si continua a parlare anche di politica. E questo perché l’altro membro di spicco dell’opposizione che, all’indomani degli attacchi di Hamas, aveva accettato di entrare nel gabinetto di guerra ha lasciato intendere di voler lasciare il governo. Benny Gantz infatti, a distanza di pochi giorni da un’analoga azione dell’alleato Gideon Saar, ha dichiarato di essere pronto a uscire dal gabinetto di guerra e ha chiesto esplicitamente elezioni anticipate a settembre.
“Tenere la consultazione elettorale a settembre permetterà allo Stato ebraico di avere il tempo necessario per continuare lo sforzo di sicurezza – si legge in una sua nota diffusa sui media israeliani – e, allo stesso tempo, darà ai cittadini la consapevolezza che presto potranno tornare a recarsi alle urne per esprimere il loro parere. Questo eviterà una spaccatura nella nazione”. Gantz, fondatore del partito centrista Blu&Bianco, è uno degli storici oppositori di Netanyahu. La sua uscita dalla coalizione di unità nazionale consegna al premier una maggioranza ancora più risicata alla Knesset, il parlamento israeliano. E questo potrebbe portare a importanti conseguenze politiche.