Nell’Iraq  del dopo guerra all’Isis si torna a scendere in piazza. Non è la parte settentrionale, quella cioè duramente colpita dalla furia del califfato e dal relativo conflitto, a muovere le proteste più importanti da qualche anno a questa parte. Non sono nemmeno i curdi questa volta ad urlare slogan contro Baghdad. Tocca al sud del Paese, in maggioranza sciita, iniziare una serie di scontri e proteste che iniziano a preoccupare e non poco le autorità centrali.

Lo stop di fornitura elettrica da parte dell’Iran

Tutto inizia lo scorso 7 luglio: da Teheran arriva la clamorosa decisione di sospendere l’erogazione e fornitura di energia elettrica. Si tratta di una vera e propria débâcle per la fragile economia irachena che, a pochi mesi dalla fine della guerra contro il califfato, ha estremo bisogno delle forniture dai Paesi vicini. L’Iran comunica questa scelta motivandola con i tanti debiti accumulati da Baghdad nel corso di questi ultimi anni. Una svolta sorprendente, specie se si considera che l’Iraq post Saddam viene considerato molto più vicino all’Iran essendo i due governi rappresentanti di altrettanti paesi a maggioranza sciita.

Alla base della decisione del governo iraniano, forse il tentativo di fare pressione su Baghdad. Nella capitale irachena infatti, sono in corso dallo scorso 12 maggio le consultazioni per formare il nuovo esecutivo dopo le elezioni. A prendere la maggioranza relativa è stata una coalizione sciita guidata da Moqtada Al Sadr, personaggio ritenuto lontano dalle posizioni iraniane. Il futuro governo potrebbe quindi non volere una partnership privilegiata con l’Iran, circostanza questa che nel paese degli ayatollah non viene certamente vista di buon occhio. A prescindere comunque dalle motivazioni di carattere economico o politico poste alla base della decisione iraniana, le sue conseguenze sono state ben prevedibili. La qualità dei servizi offerti da Baghdad ai cittadini è scemata parecchio, l’energia in alcune città è stata razionalizzata ed il prezzo dei viveri è aumentato.

Ad essere penalizzate sono soprattutto le regioni del sud dell’Iraq, quelle cioè a maggioranza sciita. Da Bassora a Najaf, da Nassiriya a Kerbala, diverse città soffrono di penuria di energia e di condizioni nettamente peggiorate della popolazione. Il passo verso la protesta di piazza è stato quindi molto breve.

In Iraq si temono conseguenze peggiori

Non è la prima volta che la popolazione irachena protesta contro le autorità centrali. Questo potrebbe a prima vista sembrare un paradosso, specie se si considera che il governo centrale è diretto proprio da esponenti sciiti. In realtà, l’insoddisfazione di una popolazione sempre più allo stremo sotto il profilo economica non può che generare ulteriore malcontento. Paradossalmente la crisi economica si sente maggiormente nel sud sciita e, sulla carta, pacificato rispetto ad un nord in guerra tra califfato e questione curda. A Mosul come Erbil, in questi anni il nemico comune rappresentato dall’Isis ha messo in secondo piano le varie questioni di natura meramente economica. A Bassora invece, a fronte di una guerra lontana centinaia di chilometri e dell’apertura di nuovi impianti petroliferi, la povertà suscita rabbia.

Due anni fa è stato Moqtad Al Sadr a portare diversi cittadini soprattutto sciiti a Baghdad, con slogan e cartelli di protesta contro un governo considerato corrotto. Difficile dire oggi se dietro queste proteste ci sia o meno il suo zampino. Il suo partito ha attratto migliaia di voti di protesta, dissenso che adesso viene portato in piazza e che rischia di fare da detonatore in un Iraq già preda di numerosi problemi. A Najaf nei giorni scorsi i manifestanti hanno destato così tanta preoccupazione da costringere le autorità a chiudere l’aeroporto per sicurezza. In altre città del sud del paese, le proteste si susseguono e si contano vittime sia tra i manifestanti che tra i poliziotti.

E mentre ancora un nuovo governo non si forma, quello attualmente in carica potrebbe nelle prossime ore prendere una decisione in grado di far capire la delicatezza della situazione: schierare l’esercito a Bassora ed in tutti i principali centri del sud dell’Iraq.

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