È sempre più scontro diplomatico tra Sudan ed Etiopia. Il governo di Khartoum ha accusato quello di Addis Abeba di aver dato sostegno e rifugio ai ribelli delle Forze di Supporto Rapido (Rsf), ossia i miliziani guidati dal generale Dagalo in lotta contro l’esercito regolare sudanese. Una prova, sempre secondo il governo del Sudan, sarebbe rappresentata dalla recente conquista da parte delle Rsf della cittadina di Kurmuk. Si tratta di una strategica località di confine con l’Etiopia, caduta grazie anche al presunto appoggio dell’esercito etiope ai ribelli sudanesi.
La questione legata a Kurmuk
Così come sottolineato su AgenziaNova, Kurmuk è da sempre al centro delle cronache belliche sudanesi. Lo era già ai tempi del conflitto degli anni ’90 tra le forze regolari guidate dall’ex presidente sudanese Al Bashir e, dall’altro lato, i ribelli dell’Splm-N. Il motivo è legato all’importanza della cittadina da un punto di vista geografico e politico: da qui è possibile controllare una vasta porzione del confine con l’Etiopia, inoltre l’area costituisce una porta di accesso anche verso le regioni meridionali. Dal 2005 e fino ai mesi scorsi, anno di un accordo di pace tra governo ed Splm-N, la situazione è rimasta tutto sommato tranquilla.
Il Sudan però è immerso nel vortice di una disastrosa e totale guerra civile dall’aprile del 2023. E gli echi del conflitto hanno riacceso anche da queste parti vecchie ferite mai del tutto sopite. Così, i miliziani dell’Splm-N sono tornati alla carica grazie al supporto delle Rsf. Dopo settimane di battaglie iniziate a gennaio, nei giorni scorsi la capitolazione: Kurmuk è caduta nelle mani degli antigovernativi. Ma per Khartoum, la semplice alleanza tra Rsf ed Splm-N non basta a spiegare le ragioni della sconfitta dell’esercito. Il ministero degli Esteri del governo sudanese ha ufficialmente inviato una nota in cui, tra le altre cose, ha accusato l’Etiopia di aver aiutato le fazioni rivali. Non solo donando armi e rifornimenti, ma anche consentendo ai combattenti di transitare dal territorio etiope.
Un intricato quadro di alleanze che riguarda anche il medio oriente
Addis Abeba ovviamente ha smentito ogni intromissione nel conflitto sudanese, ma i sospetti e le voci a livello internazionale non hanno smesso di rimbalzare. Anche perché non è la prima volta che l’Etiopia viene tirata in ballo. Al di là della questione strettamente legata a Kurmuk, la guerra in Sudan coinvolge un quadro di alleanze che abbraccia l’intero medio oriente. Fino al gennaio scorso, il conflitto sudanese sembrava soprattutto un affare tra Emirati Arabi Uniti ed Arabia Saudita. Con i primi che hanno sempre appoggiato le Rsf e i secondi invece le forze governative. La sconfitta delle forze filo emiratine nello Yemen, ha ribaltato il quadro all’interno del mondo arabo: Abu Dhabi ha iniziato ad assumere un profilo più basso e alcuni suoi proxy hanno chiuso ogni alleanza. A partire, su tutti, dal generale Haftar in Libia.
Gli Emirati hanno così iniziato a sondare alleanze all’interno del Corno d’Africa. Qui a entrare in ballo è la questione del Somaliland, la regione separatista della Somalia: Abu Dhabi è stretta alleata del governo secessionista, tanto da averne favorito anche il riconoscimento da parte di Israele. Da parte sua, l’Etiopia è da anni molto vicina al Somaliland nel tentativo di avere un più facile accesso sul mare tramite il porto di Barbera. Unendo i puntini del cosiddetto “arco emiratino“,appare chiaro l’interesse di Abu Dhabi di costruire un asse interno al Corno d’Africa con Somaliland ed Etiopia. Asse che potrebbe aver incluso al proprio interno anche un aiuto di Addis Abeba alle Rsf.
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