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Kherson per il momento appare “risparmiata” dalla guerra. Non ci sono macerie, non ci sono infrastrutture distrutte nel centro cittadino, parchi e viali sono frequentabili, così come gli ospedali sembrano funzionanti. Ma è solo un’apparenza. I danni materiali non sono ben evidenti perché qui i russi sono arrivati già il 3 marzo. Kherson infatti è l’unica grande città ucraina in mano a Mosca, se si esclude Mariupol dove ancora si sta combattendo attorno la zona delle acciaierie. Il rapido arrivo dei russi ha risparmiato ai cittadini raid, bombardamenti e combattimenti strada per strada. Ma adesso la popolazione deve fare i conti con altre ferite. Quelle sociali e politiche, in primo luogo.

Ferite causate dal tentativo di Mosca di escluderla dal contesto ucraino. Dal primo maggio è stato introdotto il Rublo e nelle stesse ore è sparita la connessione internet. Un “down” durato parecchi giorni che ha dato ancora di più l’idea della volontà russa di staccare anche fisicamente Kherson dal resto dell’Ucraina. Cosa ne sarà della città in futuro? C’è chi pensa che il 9 maggio, nel giorno della vittoria, potrebbe essere lo stesso Vladimir Putin ad annunciare qualcosa di significativo. Un’annessione oppure un referendum sullo stile della Crimea.



I tentativo di Mosca di isolare Kherson dall’Ucraina

Il fatto che in città non ci siano segni di battaglia, non deve far pensare che gli abitanti di Kherson non conoscano il rumore dell’artiglieria. A est del territorio urbano tra il 24 febbraio, primo giorno di guerra, e il 3 marzo russi e ucraini hanno combattuto duramente. L’esercito di Kiev però, intuendo l’impossibilità di poter organizzare adeguate difese, ha preferito indietreggiare e organizzare il nuovo fronte lungo la strada di Mykolaiv. Questo ha dato ai russi la possibilità di poter entrare a Kherson con poche difficoltà, ma al tempo stesso ha permesso agli ucraini di poter difendere le regioni costiere di Mykolaiv e quindi di Odessa. Un video di una telecamera di sorveglianza situata in un parcheggio vicino uno degli ingressi cittadini, ha mostrato una lunga fila di mezzi corazzati russi schierati ordinatamente e in procinto di avanzare. Era la notte del 2 marzo, è stato questo il primo segnale della conquista di Mosca della prima grande città ucraina.

Da allora sono passati due mesi e la vita solo in apparenza è trascorsa senza grandi scossoni. Ci sono state proteste, con diverse manifestazioni inneggianti all’Ucraina e in cui i cittadini hanno sventolato le bandiere ucraine. Ci sono stati anche contrattacchi da parte delle truppe di Kiev, come quello che sempre a marzo ha distrutto diversi mezzi dell’aviazione russa situati nell’aeroporto a ovest del centro di Kherson.

Episodi che hanno probabilmente rallentato i piani di Mosca per la regione. Secondo il governo ucraino, il Cremlino vorrebbe annettere l’intero oblast oppure organizzare un referendum sull’indipendenza creando poi una repubblica separatista sul modello di Donetsk e Lugansk. Ad ogni modo, per la Russia la regione di Kherson non è più ucraina. Lo ha fatto capire a chiare lettere nei giorni scorsi il senatore russo Andrey Turchak: “Noi da qui non ce ne andremo, la Russia non lascerà più Kherson”, ha dichiarato a un discorso rivolto ai cittadini dell’oblast.

A marzo si è parlato a più riprese di un referendum secessionista poi mai organizzato. Le proteste e i contrattacchi hanno per il momento fatto accantonare il progetto. E così Mosca sta provando a staccare Kherson da Kiev in altri modi. Come detto, dal primo maggio i pagamenti vengono fatti in rubli. La Grivnia ucraina, nelle intenzioni delle nuove autorità locali piazzate dai russi, potrà circolare solo per i prossimi 4 mesi in parallelo al Rublo e solo per una migliore gestione della transizione.

Sempre dal primo maggio poi, i cittadini della regione di Kherson non hanno più avuto accesso a internet per almeno 48 ore. Una circostanza che oltre ad allarmare i parenti sparsi nel resto dell’Ucraina, ha fatto toccare con mano agli abitanti della città il fatto di essere per davvero divisi dal territorio ucraino. Fino a quel giorno infatti tutti potevano ricevere informazioni da Kiev, guardare cosa scrivevano le fonti stampa ucraine, parlare con amici e parenti scappati da qui prima dell’arrivo dei russi. Il blocco totale delle linee telefoniche e di internet ha fatto acuire la percezione di trovarsi adesso in un altro Paese, in un altro contesto politico.

Così come documentato da Olga Bibus su Domani, i russi hanno accusato gli ucraini di aver sabotato le linee per ritorsione contro la popolazione presente in questa regione oramai fuori dal loro controllo. Dal punto di vista di Kiev invece, la responsabilità del down è soltanto russa: “I militari di Mosca hanno tagliato i cavi in fibra ottica e bloccato l’alimentazione alle stazioni base”, si legge in una dichiarazione delle autorità militari ucraine. La connessione è stata ripristinata il 3 maggio ma solo parzialmente e “solo dopo che il traffico Internet è stato reindirizzato attraverso l’infrastruttura di comunicazione russa”, hanno sottolineato membri di NetBlocks, la società con sede a Londra che monitora l’andamento della connessione a livello internazionale.

Cosa potrebbe accadere il 9 maggio

Se davvero oggi i cittadini di Kherson possono accedere a internet solo grazie alla connessione con le infrastrutture russe, circostanza per la verità ancora tutta da confermare, si potrebbe parlare di una “secessione informatica” in grado di far presagire la vera secessione politica. Unito al fatto che la spesa in città e nella regione si può fare in rubli, sembra quindi confermata l’idea della volontà di Mosca dell’annessione di Kherson. Un’annessione non riuscita subito dopo l’arrivo delle truppe russe, le quali hanno dovuto fronteggiare le proteste dei cittadini locali, ma che ora potrebbe prendere sempre più piede.

Lunedì 9 maggio dal palco delle celebrazioni del giorno della vittoria, il presidente russo Vladimir Putin potrebbe annunciare la conquista definitiva di Kherson oppure un prossimo referendum per l’indipendenza di questo territorio dall’Ucraina. Ne sono convinti in molti, almeno stando a quanto si legge sui canali Telegram ucraini in cui anche i cittadini di Kherson sono tornati a scrivere dopo il down. In città si stanno vivendo ore di attesa. Una bandiera della vittoria nel cuore del centro storico sta già sventolando: è quella che riproduce il vessillo issato a Berlino nel 1945 e che alcuni soldati russi il 19 aprile hanno innalzato all’ingresso di un parco cittadino. Potrebbe anche questo essere il preludio di una svolta politica che Mosca si prepara a proclamare in pompa magna.

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