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Sarebbero almeno tre i cargo russi pieni di grano ucraino salpati nelle scorse ore verso alcuni dei Paesi più “affamati”. Lo si legge nell’allerta diramata da Washington e inviata ad almeno 14 Paesi, molti dei quali africani. Gli Stati Uniti hanno voluto mettere sull’attenti i governi in questione, avvisandoli di come potrebbero acquistare dei prodotti considerati rubati. Veri e propri bottini di guerra, secondo la visione statunitense, che ora Mosca si prepara a distribuire in lungo e largo approfittando dello stato di necessità in cui si trovano intere nazioni.

L’allerta Usa

La Casa Bianca anche sul fronte relativo al grano sembra essere in simbiosi con la posizione di Kiev. Dalla capitale ucraina da giorni partono allarmi relativi al presunto furto operato in modo sistematico dai russi. Questi ultimi, in particolare, starebbero prelevando grandi quantità di grano dai territori occupati per poi esportarlo all’estero. Un’operazione che, sempre secondo Kiev, avrebbe un valore di cento milioni di Dollari. Da Kherson, così come dalla parte meridionale dell’oblast di Zaporizhzhia, i militari russi avrebbero prelevato fino a 500mila tonnellate di grano per poi convogliarlo sui cargo ancorati nei porti occupati di Berdyansk e Mariupol.

A Washington si è quindi deciso di assecondare i timori ucraini, lanciando la nuova allerta delle scorse ore. Un allarme che, come sottolineato dal New York Times, mette molti Paesi davanti a un dilemma: rinunciare al grano per evitare di finanziare la Russia e far indispettire gli Usa oppure, dall’altro lato, far ancorare i cargo e immettere sul proprio mercato una vitale quantità di cibo per evitare lo spettro di carestie e rivolte popolari. Un dilemma atroce e di difficile gestione. Ci sono infatti diversi Paesi che da mesi fanno i conti con i mancati arrivi di derrate alimentari, visto che Russia e Ucraina sono tra i maggiori esportatori e la guerra ha bloccato gran parte dei rispettivi commerci. Nelle aree del medio oriente e del nord Africa si sta cercando di sopperire con le riserve ammassate nei silos, ma l’autonomia non è illimitata. E i prezzi stanno schizzando alle stelle, lasciando una fetta importante della popolazione nell’impossibilità di acquistare grano.

Per questo l’arrivo di grandi quantità dalle navi russe potrebbe equivalere a una vera e propria boccata d’ossigeno difficile da rinunciare. Nell’allerta degli Usa non si parla di sanzioni per i Paesi che decideranno di acquistare grano, secondo Washington, rubato agli ucraini. Si tratta di una generica allerta e poco più. Ma in futuro la Casa Bianca potrebbe decidere di attuare azioni in questo senso per scoraggiare i “viaggi della speranza” dei cargo russi.

La battaglia del grano

L’allarme degli Usa altro non è che l’ultimo episodio di una più vasta guerra riguardante il grano. La penuria di cibo sta falcidiando intere regioni e questo potrebbe recare un danno, ancora una volta, soprattutto all’Europa. In caso di instabilità nei Paesi coinvolti maggiormente dalla crisi del grano, importanti ondate migratorie potrebbero investire soprattutto il Vecchio Continente. Da qui una battaglia che si sta combattendo senza esclusione di colpi. Per gli Usa sarebbero i russi a voler giocare sporco, bloccando l’export ucraino per favorire l’immissione nel mercato globale del proprio grano o, peggio ancora, del grano rubato a Kiev. Ma per il Cremlino invece la crisi alimentare è provocata da Washington e dagli alleati occidentali.

Intervenuto sulla questione nei giorni scorsi, il presidente russo Vladimir Putin ha accusato Usa e Gran Bretagna di aver bloccato con le sanzioni l’export russo di fertilizzanti e sarebbe proprio questo, secondo la visione di Mosca, alla base dell’attuale crisi alimentare. Se dovesse essere confermato l’invio di navi cargo con a bordo il grano prelevato dall’Ucraina, probabilmente il duello tra le parti potrebbe farsi ancora più ostico. Perché se da un lato Washington parla di furto, dall’altro la Russia solleverebbe la questione del suo legittimo tentativo di commercializzare il grano per evitare carestie. Probabile quindi che la guerra commerciale, combattuta a suon di sanzioni, si trasferirà dal mercato energetico a quello alimentare.

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