E alla fine i buoni vincono sempre. No, questa volta non è andata così, a vincere è stato uno dei personaggi più camaleontici, ambigui, discussi, misteriosi, fanatici, feroci e crudeli del continente africano: di chi si sta parlando? Di mister Joseph Kony, il leader del Lord Resistance Army.
La storia del guerrigliero africano ha origine esattamente 30 anni fa, quando in Uganda, in seno al popolo Acholi, nasce un movimento che dichiara sin da subito la sua opposizione al governo del neo presidente Museveni. A capeggiarlo è Joseph Kony che unisce irregolari allo sbando e seguaci dell’animismo più integralista e fonda così l’Esercito di Resistenza del Signore. La formazione inizialmente si dichiara estremista cattolica e nazionalista, in netta opposizione alla politica di Museveni che quando sale al potere cerca di avvantaggiare le popolazioni delle regioni meridionali dell’Uganda.
Con il passare degli anni, e non di molti, LRA però perde ogni parvenza politica e si dedica allo sfruttamento del sottosuolo in modo illegale, al saccheggio, alla violenza indiscriminata, al banditismo e il tutto coniugato al furore delle predicazioni di una religione che unisce elementi del cristianesimo con aspetti dell’Islam, il sincretismo e il culto della personalità di Joseph Kony che si fa chiamare il Profeta. E intanto anche il terrore generato dalle operazioni degli insorti si espande. I ribelli del Lord Resistance Army infatti iniziano ad agire in un territorio che comprende Uganda, Sudan, Sud Sudan, Repubblica Centrafricana e Repubblica Democratica del Congo. E per rendersi conto della ferocia con cui opera la formazione basta leggere i dati dell’Unicef secondo i quali in 20 anni LRA ha rapito oltre 20.000 bambini costringendoli poi a combattere o trasformandoli in schiavi sessuali e oltre 2,5 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni a causa delle violenze commesse da Kony e i suoi uomini che sono inoltre accusati di aver provocato la morte di circa 100mila persone.
È così che nel 2005 la Corte Penale Internazionale dirama un mandato di cattura internazionale per crimini contro l’umanità nei confronti del leader ribelle, nel 2008 Washington lo inserisce nella lista dei terroristi più ricercati al mondo con una taglia sulla testa di 5 milioni di dollari e poi ecco il 2012 l’anno in cui l’organizzazione Invisible Children realizza e pubblica su Youtube e Vimeo il documentario diretto da Jason Russel Kony 2012, che porta alla ribalta delle cronache la storia del guerrigliero ugandese e del suo esercito di baby soldati.
L’allora presidente Obama si dimostra estremamente sensibile alla questione ed è così che parte una missione che vede impegnati sul terreno oltre 150 consiglieri militari statunitensi, e più di 1500 militari ugandesi. 7
La caccia all’uomo prende il via, ma ecco che dopo 6 anni dall’inizio dell’operazione che aveva come obiettivo quello di consegnare alla giustizia Kony, la notizia che nessuno si aspettava: la missione è finita, l’esercito ugandese fa i bagagli e lascia la Repubblica Centrafricana e lo stesso fanno i soldati a stelle strisce.
L’obiettivo era uno, afferrare Kony, e in questo la missione è fallita e così il generale di brigata dell’esercito di Kampala Richard Karemire ha giustificato la fine delle operazioni: ”Joseph Kony, può contare sul sostegno di meno di cento combattenti armati e ormai è debole e privo di punti di riferimento. Per questo, non rappresenta più una minaccia significativa per la sicurezza dell’ Uganda e in particolare per l’Uganda del Nord”. Ma alla sue parole hanno fatto seguito quelle di Tom Waldhauser, capo delle forze armate Usa in Africa che ha rivelato però un particolare non irrilevante per comprendere il perché della fine delle ricerche, ovvero che la missione è costata una fortuna: tra i 600 e gli 800 milioni di dollari.
Quindi, per come stanno le cose, sebbene LRA sia oggi indebolito e ridotto a poche centinaia di uomini, Kony comunque è ancora a piede libero, può contare su un discreto numero di fedelissimi compresi i figli Ali e Salim, e indiscrezioni lo danno nascosto nelle aree della giungla nord orientale della RCA e nella confinante enclave di Kafia Kingi dove si finanza con il bracconaggio e la vendita illegale di avorio. E ora che la missione che doveva porre fine alla sua presenza è volta al termine ecco che però sono ritornate immediate le paure tra la popolazione e le autorità locali.
Norbert Mao, politico dell’opposizione e portavoce del distretto di Gulu nel nord dell’Uganda, dove il gruppo è emerso negli anni ’80, ha dichiarato in proposito: “Ora che il governo dell’Uganda sta fermando la ricerca del leader e dei ribelli dell’ LRA, quest’ultimo potrebbe diventare una forza mercenaria al soldo di altri gruppi. Diventeranno soldati di fortuna e questa è una minaccia per la regione “. E poi ha aggiunto: ” È una bomba a orologeria. Se adesso li ignoriamo, pagheremo il prezzo”. E sulla stessa linea di pensiero è anche Pamela Faber, analista della CNA ed esperta del Lord Resistance Army: ”Anche se il LRA ha visto tempi decisamente migliori, è comunque sopravvissuto per tre decenni e questo è rilevante per capirne il futuro. Altri gruppi possono infatti imparare dalla sua storia. Ci sono rischi di rigenerazione ed emulazione. Per le persone che vivono in quelle aree di frontiera porosa non credo si possa già parlare di una guerra che appartiene al passato “.
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