Non c’è che dire, la vigilia che precede il ritorno ai negoziati di denuclearizzazione tra Corea del Nord e Stati Uniti è caldissima. Oggi Pyongyang ha effettuato un test missilistico, ma non come tutti gli altri a cui ci aveva abituato nel corso dell’estate. Questa volta il governo nordcoreano ha lanciato un missile balistico usando un sottomarino, ed è la prima volta che ciò avviene negli ultimi tre anni, dall’agosto 2016. Lo ha comunicato l’esercito sudcoreano, secondo cui il test sarebbe avvenuto alle 7.11 del mattino ora locale (poco dopo mezzanotte in Italia). Il proiettile, sempre secondo la ricostruzione di Seul, è partito dalla costa orientale, nei pressi di Wonsan, ed ha raggiunto una altitudine massima di 910 chilometri e una distanza di 450. Il modello utilizzato risponde al Pukguksong, detto anche Stella Polare, ed è molto simile al Pukguksong-1 testato sempre nella stessa area il 24 agosto 2016. Quest’arma è particolarmente pericolosa perché è dotata di maggiore mobilità ed è difficilmente individuabile dalle difese nemiche.

Missile lanciato da un sottomarino della Corea del Nord (LaPresse)
Missile lanciato da un sottomarino della Corea del Nord (LaPresse)

Ancora non sappiamo con certezza se il Pukguksong sia stato sparato da un sottomarino, una nave o una piattaforma visto che la versione citata, a combustibile solido, può essere lanciata sia da terra sia da un sottomarino. Tuttavia l’ufficio del presidente sudcoreano Moon Jae In sostiene la seconda ipotesi. Il Giappone, a differenza della Corea del Sud, ha parlato inizialmente di due missili balistici, e confermato che uno dei due è finito nelle acque del Mar del Giappone. In un secondo momento il portavoce del governo giapponese, Yoshide Suga, ha corretto la valutazione iniziale affermando che la Corea del Nord ha sparato un solo missile balistico, il cui vettore, durante il test, potrebbe essersi diviso in due parti prima di finire in mare. L’intelligence di Tokyo non ha rilevato danni.

La strategia di Pyongyang

Il gesto di Pyongyang ha scatenato l’ira di Corea del Sud e Giappone. Seul ha dichiarato che “tali atti non aiutano ad allentare le tensioni. Sollecitiamo ancora una volta a porre fine immediatamente”. La patata bollente passa adesso nelle mani degli Stati Uniti, perché se Tokyo e Seul devono convivere con la minaccia ravvicinata, è Washington che tra pochi giorni dovrebbe sedersi al tavolo delle trattative con Pyongyang e trattare la denuclearizzazione della penisola coreana. Dove eravamo rimasti? In Vietnam, febbraio 2019. Il tavolo tra Trump e Kim riprenderà dal vertice di Hanoi. Allora Trump era ancora affiancato da John Bolton, il consigliere per la sicurezza nazionale defenestrato dal presidente poche settimane fa. Bolton ha sempre voluto un approccio durissimo nei confronti della Corea del Nord mentre The Donald è sembrato molto più accondiscendente. Trump ha creato addirittura un legame diretto con Kim Jong Un, mostrando la volontà di comprendere le istanze del leader nordcoreano. Ma perché la Corea del Nord ha effettuato un test in un momento così delicato? Probabilmente per mettere pressione alla Casa Bianca, per fargli capire che Pyongyang ha armi pericolose e che deve essere trattato da pari a pari.

Le due strade possibili

Senza Bolton, il tycoon ha la strada più o meno spianata per scendere a compromessi con Pyongyang. I funzionari americani, ha svelato il New York Times, hanno presentato a Trump nuove proposte da girare a Kim. Due sono le nuove ipotesi da prendere in considerazione. La prima: un approccio più graduale al disarmo. Ricordiamo che Donald Trump aveva sempre spinto per un’azione rapida, mentre adesso potrebbe accettare un percorso a tappe da parte di Pyongyang. La seconda: il cosiddetto “Nuclear Freeze”, cioè il congelamento nucleare che da un lato impedirebbe alla Corea del Nord di espandere il proprio arsenale, ma dall’altro costringerebbe gli Stati Uniti a riconoscere il governo nordcoreano una potenza nucleare. Al momento Pyongyang dovrebbe contare su circa 30-60 testate nucleari e, considerando che ogni rallentamento non farebbe altro che accrescere questo numero, Trump potrebbe davvero scegliere la seconda strada.

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