La geopolitica della corsa allo spazio
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Per Kiev il porto di Mariupol sarà teatro di uno dei più grandi e gravi saccheggi dalla seconda guerra mondiale. Mentre, dall’altro lato, per Mosca lo scalo sarà simbolo della rinascita della città da poco definitivamente conquistata. Nella guerra della propaganda, le acque agitate nel Mar d’Azov saranno in ogni caso terreno di scontro tra russi e ucraini. Lo si è visto anche nelle ultime ore. Un corrispondente di Rossiya24 ha annunciato che tra lunedì e martedì salperà dal porto cittadino il primo cargo dalla fine della battaglia. Per i russi questo è segno e simbolo di ripresa. Da Kiev invece la vedono diversamente: secondo gli ucraini è iniziato il “grande furto” e i cargo che da ora in avanti partiranno da Mariupol trasferiranno nella federazione russa il grano e l’acciaio prodotti nella regione occupata.

Quell’acciaio di Azovstal che fa gola

Prima del conflitto Mariupol ospitava alcune delle più grandi acciaierie d’Europa. Tra queste anche l’impianto Azovstal, simbolo della vocazione industriale del territorio e della storia recente di questo angolo di Ucraina. La struttura infatti è della società Metinvest, la quale fa capo alla holding Smc di Rinat Akhmetov. Quest’ultimo è l’oligarca più influente del Paese, famoso in Europa per essere proprietario della squadra di calcio Shacktar Donetsk. C’è il suo nome dietro molte delle attività economiche dell’est dell’Ucraina negli anni 2000 e nel decennio successivo. Emblematica in tal senso è stata la costruzione a Donetsk della Donbass Arena, tra i più grandi stadi ucraini in grado di ospitare anche gli Europei del 2012. Una struttura nel cui nome è stato riassunto il senso di appartenenza alla regione del Donbass, a quelle province dove miniere e acciaierie da decenni costituiscono i tratti più salienti del paesaggio.

Akhmetov, nonostante sia russofono e legato all’ex presidente filorusso Yanukovich, non si è mai schierato dalla parte dei separatisti. E il suo impianto di Mariupol, dal 2014 fino ai giorni dell’attuale guerra, ha continuato a proseguire le sue attività, importanti non solo per la sua holding e per l’Ucraina, ma anche per il mercato globale dei semiconduttori. Da qui infatti proviene (o, per meglio dire, proveniva) circa la metà del fabbisogno mondiale del gas neon, legato alla produzione dell’acciaio e vitale per la costruzione dei chip. Azovstal poi, con lo scoppio della battaglia urbana di Mariupol, si è progressivamente trasformata nel simbolo della guerra. Più di duemila soldati ucraini sono rimasti per un mese asserragliati al suo interno e soltanto il 21 maggio scorso l’area industriale è stata evacuata a seguito di un accordo tra Mosca e Kiev. Buona parte delle sue infrastrutture sarebbero andate distrutte. Ma, così come sottolineato dal Corriere della Sera, secondo la società Metinvest nei vari depositi di Mariupol ci sarebbero ancora almeno 200.000 tonnellate di acciaio e metalli vari.

Circa 28.000 tonnellate invece sarebbero stipate in sei mercantili all’interno del porto da prima del conflitto. Quantità destinate ai mercati internazionali e pronte per essere esportate. Metinvest teme adesso che a venderle saranno i russi e ha parlato di “alto rischio di furto e contrabbando“.

I rischi del mercato nero dell’acciaio

A parlare nei giorni scorsi a nome della Metinvest è stato l’amministratore delegato, Yuriy Ryzhenkov. Il suo è stato un vero e proprio appello a non comprare acciaio proveniente da Mariupol e dai propri stabilimenti. La società del magnate Akhmetov non ha più il controllo degli impianti e quindi qualsiasi cosa esca fuori da lì verrebbe considerata come un’appropriazione da parte dei russi, i quali con le vendite trarrebbero un profitto con soldi che dovrebbero andare agli ucraini. In poche parole, la Metinvest ha messo in guardia da quello che vedrebbe come un furto da parte di Mosca. “Chiediamo con forza ai compratori europei e di altre aree del mondo – ha detto Ryzhenkov al Corriere della Sera – di non comprare beni degli impianti di Mariupol finché la nostra impresa non abbia recuperato il pieno controllo”.

Metinvest, così come diversi esponenti politici ucraini, è convinta che l’acciaio presente a Mariupol verrà trasferito a Rostov o in altre aree della Russia. Da qui poi potrebbe essere venduto ai Paesi che non hanno applicato le sanzioni contro Mosca. Oppure “riciclato”, assemblato negli stabilimenti russi e poi immesso nel mercato nero. Anche perché molte aziende occidentali non possono fare a meno per lungo tempo dell’acciaio di Mariupol e, prima o poi, proverebbero ad aggirare in qualche modo le sanzioni.

Secondo Kiev, ogni nave che entrerà o uscirà dal porto della città conquistata da Mosca nei giorni scorsi, costituirà una prova di quella che è stata già definita come “pirateria di Stato”. Mentre, dall’altro lato del fronte, ogni attività interna al porto di Mariupol verrà salutata come segno della ripresa dell’economia e dei commerci lungo le coste del Mar d’Azov. Comunque vada, terminata la battaglia militare, Mariupol sarà al centro di altre contese non meno importanti: quelle economiche, mediatiche e propagandistiche.

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