Le guerre di disinformazione assumono caratteri senza precedenti. Il conflitto russo-ucraino, che sta rimescolando le norme consuetudinarie di pacifica convivenza delle nazioni, vede esasperare le dialettiche da entrambe le fazioni coinvolte nelle ostilità. Le reciproche accuse sembrano puntare il dito sullo sviluppo ed utilizzo di armi chimiche e nucleari. E le preoccupazioni generali stanno innescando una miriade di ipotesi e timori sullo scenario internazionale, tanto da togliere il sonno agli analisti, che ora s’interrogano su quale possibile sviluppo dovranno confrontarsi Europa ed Usa.

Le accuse di proliferazione a Kiev

Dalle sedie della prestigiosa Harvard Kennedy School, una raffinata letteratura geopolitica sulla questione, esplica come una certa informazione accusi l’Ucraina di sviluppare testate nucleari. Tali ipotesi, al momento però, sembrerebbero non solo orfane di dati concreti, ma per lo più alimentati da esasperate necessità di un casus-belli o di un nesso che giustifichi recenti manovre ormai sotto la lente dei Tribunali Internazionali.

Proprio a conferma di questa teoria la Reuters riferisce che, nella Conferenza sul Disarmo Nucleare del primo Marzo, tenutasi a Ginevra, il ministro degli Esteri russo dichiarava che l’Ucraina stesse cercando di acquisire armi nucleari. Secondo le logiche del Cremlino queste convinzioni avrebbero legittimato un certo tipo di risposta con il fine di scongiurare un “vero pericolo”. Il discorso, infatti, individuava nel “Regime del Presidente Zelensky” una preoccupazione per i paesi confinanti e la sicurezza internazionale. Tali motivazioni avrebbero quindi reso necessaria “un’operazione speciale” da parte di Mosca per smilitarizzare e “denazificare” il paese.

Le risorse aperte riferiscono testualmente che con la fine dell’Unione Sovietica l’Ucraina era in possesso “del terzo arsenale nucleare più grande del mondo”. I dati dell’epoca riportavano, in effetti, un armamento comprensivo di circa 1.240 testate e 176 lanciatori di missili balistici intercontinentali. La spaventosa capacità di Kiev contava inoltre 14 missili SS-24 e 46 SS-26 ognuno dotato di armamento nucleare. Unità di bombardieri muniti di armi di gravità e circa seicento missili-aria con alte capacità strategiche. Inoltre, tremila testate nucleari-tattiche e missili di classe 130 SS-19 per quasi un totale di cinquemila unità tattico-strategiche.

Ecco perché l’Ucraina non può costruire una bomba nucleare

L’analisi evidenzia che, proprio in virtù di questi dati, le paure di Putin si sono focalizzate, in special modo, sugli ex-apparati industriali sovietici in Ucraina, pienamente capaci di sviluppare sistemi di consegna di armi. Altre fonti riportano, invece, che particolari preoccupazioni del Cremlino verterebbero sull’ufficio di progettazione Antonov e sulle capacità di produzione di aeromobili cargo di Kiev, la quale conterebbe tra le proprie potenzialità anche la produzione del più grande aeroplano mai realizzato, ovvero, l’AN-225 Mriya. Ulteriori timori russi, infine, punterebbero anche sul Pivdenne Design Bureau, un tempo la più grande fabbrica di missili balistici al mondo, sebbene il vero focus, potrebbe in realtà soffermarsi sulla “capacità tecnica dell’elaborazione del ciclo” del combustibile, che più di un pericolo, sembrerebbe, per gli analisti, un prezioso obbiettivo di cui impossessarsi.

In concomitanza con tutto ciò, le strategie della disinformazione procedono senza tregua, in quanto le parole dello stesso presidente ucraino, nel suo discorso alla Conferenza sulla Sicurezza del 19 Febbraio scorso, a Monaco, hanno fatto trapelare riflessioni sulla necessità o meno di mantenere lo status di potenza non-nucleare. Sebbene queste fossero state dettate dal timore di un’invasione proprio da parte di Mosca, una certa propaganda non ha perso tempo per additare tali esternazioni, come una vera e propria violazione al patto del Memorandum di Budapest, il quale garantiva l’eliminazione del nucleare dal crollo dell’Unione Sovietica.

Questo non ha fatto altro se non lanciare ulteriori sospetti su una probabile costruzione di un ordigno atomico, oltre al possibile utilizzo di armi chimiche da parte di Kiev. L’analisi delle risorse, però, smentisce tale teoria in quanto nel 1996 l’Ucraina è diventata una nazione “nuclear weapon free”. Nel 1997, la stessa, ha utilizzato ben 47 milioni di dollari attraverso il programma del fondo cooperativo di riduzione delle minacce Nn-Lugar, che ha visto la distruzione totale di gran parte di missili, silos e siti di lancio. Ulteriori tesi spiegano, in aggiunta che, sebbene l’Ucraina abbia depositi di uranio, attualmente non esistono laboratori di conversione atti alla trasformazione in gas di esafluoruro di uranio, i quali sarebbero necessari all’interno degli impianti di arricchimento. Infine, ciò che tecnicamente andrebbe a fugare qualsiasi dubbio è che al momento, Kiev, non avrebbe strutture atte a separare l’uranio-235 nell’uranio naturale, il che renderebbe “impossibile” la costruzione di una bomba  atomica da parte dell’Ucraina.

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