La geopolitica della corsa allo spazio
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I missili che hanno colpito Kiev in queste ore sono giunti da lontano, direttamente dallo spazio aereo del Mar Caspio. Ad affermarlo è l’Aeronautica militare ucraina, che, come riportato dall’agenzia Ukrinform, ha comunicato che i missili che questa mattina hanno bersagliato la capitale sono partiti da un bombardiere strategico Tu-95 che sorvolava l’area dell’enorme specchio d’acqua. Sempre secondo Ukrinform, le forze russe, questa mattina, hanno bombardato anche le aree di Darnytskyi e Dniprovskyi. I raid tuttavia non sembrano avere provocato morti: le informazioni che giungono dalle zone colpite parlano di un ferito subito ricoverato in ospedale.

La notizia dell’impiego di Tu-95, rilanciata per adesso dagli ucraini, ha portato molti a chiedersi perché i russi colpiscano le forze ucraine utilizzando queste unità e per obiettivi che apparentemente sono ritenuti “secondari”. Impossibile per il momento verificare questo tipo di valutazione.

Per quanto riguarda l’aereo utilizzato, dobbiamo ricordare che si tratta di un bombardiere strategico dell’era sovietica, che nella sua versione MS, è ancora impiegato dalle forze aerospaziali russe. La sua funzione è quella di lanciare missili da crociera a grandissime distanze. Uno scopo che ha fatto sì che nell’immaginario collettivo – in particolare della Guerra Fredda – il Tu-95 sia stato considerato per larghi tratti il simbolo della deterrenza nucleare russa (o sovietica). Un aereo il cui nome in codice Nato, “Bear”, è sempre stato considerato come uno dei più pericolosi mezzi a disposizione dell’arsenale di Mosca, tanto che per decenni, almeno fino alla caduta dell’Urss, i suoi voli venivano costantemente intercettati dai caccia del blocco atlantico scatenando spesso speculazioni su quel tipo di voli lungo la cortina di ferro o sugli oceani.

L’utilizzo per un attacco su Kiev in questa particolare fase della guerra – ammesso che sia esatta – assume diversi significati in base all’interpretazione che gli si vuole dare. C’è chi lo considera un modo per far capire che la Russia può bersagliare l’Ucraina con mezzi di qualsiasi tipo e anche dalla lunga distanza. Interpretazione che si potrebbe unire alle frasi di Vladimir Putin nella più recente intervista televisiva in cui ha detto che “se l’Occidente fornirà missili a lungo raggio a Kiev ne prenderemo atto e colpiremo siti finora risparmiati dalla guerra”. Qualcuno potrebbe vedere anche una scelta di immagine da parte di Mosca: colpire la capitale del Paese aggredito con un aereo noto per far parte della deterrenza strategica potrebbe apparire come un nuovo avvertimento, forse anche propagandistico, su quello spettro mai rimosso dell’utilizzo di un’arma nucleare. E in questo senso fa riflettere che le recenti esercitazioni congiunte con l’aeronautica cinese abbiano visto l’impiego proprio di questi mezzi.

Altri osservatori, invece, proprio partendo dalla distanza che separa Kiev dal Caspio, sottolineano che se i comandi russi siano costretti a impiegare aerei di questo tipo confermerebbe il timore del Cremlino nel perdere bombardieri e caccia nei cieli dell’Ucraina o al confine. Paura dettata proprio dall’assenza di quella superiorità aerea che, all’inizio della guerra, era considerata obiettivo prioritario e a brevissimo termine per la Russia.

Le speculazioni chiaramente sono molte. Quello che appare abbastanza certo è che da tempo la Federazione Russa sta cercando di limitare l’impiego di mezzi, sia aerei che navali, che possano essere messi in serio pericolo dalle forniture di sistemi difensivi di varia natura provenienti dal blocco Nato. Un tema che si è visto in particolare dopo l’affondamento dell’incrociatore Moskva nel Mar Nero, ma anche con le evidenti perdite subite dall’aviazione di Putin durante le diverse fasi della cosiddetta “operazione militare speciale”.

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