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Guerra

Kashmir, entra in campo anche la Cina: ora le cose si complicano

La Cina entra a gamba tesa nella disputa tra India e Pakistan, condannando la decisione di Nuova Delhi di rievocare lo status speciale allo Stato del Kashmir. Pechino ha definito inaccettabile la mossa politica del governo indiano, perché un gesto...

La Cina entra a gamba tesa nella disputa tra India e Pakistan, condannando la decisione di Nuova Delhi di rievocare lo status speciale allo Stato del Kashmir. Pechino ha definito inaccettabile la mossa politica del governo indiano, perché un gesto simile provocherà inevitabili tensioni in tutta la regione, dove il clima politico si è fatto di colpo incandescente. La zona al confine che separa India e Pakistan è sempre stata altamente sensibile, viste le reciproche rivendicazioni territoriali dei due paesi, e il Kashmir è finito più volte nell’occhio del ciclone. L’India ha infatti intenzione di rimuovere lo status speciale dello Stato a maggioranza musulmana e suddividerlo in due territori sindacali, J&K e Ladakh; il ministro dell’Interno indiano, Amit Shah, ha presentato al Parlamento quattro proposte per dividere il Jammu e il Kashmir in due aree, revocando l’articolo 370 della Costituzione, proprio quello che conferisce al Kashmir la sua indipendenza. Qualora il Lok Sabha, cioè la camera bassa del Parlamento indiano, approvasse il disegno di legge, lo scenario muterà completamente: lo Stato speciale verrà diviso in due territori dell’Unione, il Jammu e il Kashmir, che avranno una propria legislatura, e il Ladakh, che non ne avrà un’altra.

Pechino si schiera con il Pakistan

La mossa dell’India per abolire la decennale indipendenza del Kashmir ha infastidito non poco due vicini non proprio in buoni rapporti con Nuova Delhi: Pakistan ma soprattutto Cina. Da un lato Pechino ha accusato il governo guidato dall’ultranazionalista Narendra Modi di minare la sovranità nazionale cinese; dall’altro l’esercito pakistano si è detto pronto di difendere lo Stato himalayano a ogni costo. Piccolo particolare non da poco: India, Pakistan e Cina sono tre Stati dotati dell’arma nucleare. In ogni caso, la Cina ha criticato l’effetto che l’azione indiana avrebbe sulla regione del Ladakh, incastonata tra Tibet e Pakistan e dotata di un importante ruolo strategico. Tra l’altro, la Cina ha avuto diverse dispute territoriali con l’India e si è sempre opposta alle incursioni dell’esercito indiano nel territorio cinese conteso con Nuova Delhi.

Il rischio di una guerra nucleare

La risposta dell’India non si è fatta attendere: il Kashmir è una questione interna che non lederà la sovranità di nessun altro paese: “L’India – si legge in una nota istituzionale – non commenta gli affari interni delle altre nazioni e si aspetta allo stesso modo che le altre nazioni facciano altrettanto”. Il Pakistan ha subito avvisato che la decisione dell’India potrebbe portare a una guerra. La Cina, ben sapendo che gli atti militari potrebbero avere ripercussioni negative per la Nuova Via della Seta, con una mano colpisce l’India ma con l’altra prova a fare da paciere. “Chiediamo all’India e al Pakistan di risolvere pacificamente le controversie rilevanti attraverso il dialogo” ha dichiarato un portavoce del governo cinese, che ha poi sollecitato i due contendenti di “evitare qualsiasi mossa che complichi ulteriormente la questione delle frontiere”.

La contraddizione cinese

C’è un ultimo appunto da fare sulla Cina. Logico che nella contesa venutasi a creare Pechino appoggiasse il Pakistan, visto che il Dragone ha troppi interessi in comune con Islamabad, a cominciare dal Corridoio economico sino-pakistano. Eppure c’è una contraddizione che non può passare in secondo piano, e riguarda la difesa cinese del Kashmir, uno Stato a maggioranza musulmana, e un paese stra musulmano, il Pakistan appunto. La Cina ha più volte dichiarato di voler estirpare il cancro del terrorismo islamico dal mondo, e per questo motivo ha scelto di usare il pugno duro nello Xinjiang. Perché, però, il governo cinese appoggia uno Stato che più volte è stato descritto come uno degli incubatori più prolifici di terroristi islamici? Una contraddizione che si può spiegare solo con gli affari. Pecunia non olet.





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