Ancora un colpo di scena nel cursus (dis-)honorum di Ramzan Kadyrov. Il macellaio di Grozny, infatti, era stato agitato come uno spauracchio nel bel mezzo del conflitto in Ucraina: una sorta di flagello di Dio che al solo essere nominato avrebbe dovuto far capitolare l’Ucraina. Così non è stato. Circa un mese fa, il leader ceceno aveva sventolato la sua intenzione di lasciare la guida del suo Paese, cosa che tra l’altro aveva fatto più volte in passato, quando il libro paga di Mosca sembrava non soddisfarlo più. Capricci da comandante atti a ottenere qualcosa- in questo caso da Putin- o almeno un’espressione pubblica di sostegno, un gesto di gratitudine.

Kadyrov “colonnello generale”

Un mese dopo, il segno della gratitudine è arrivato: il capo della Repubblica cecena ha dichiarato di essere stato promosso al grado di “colonnello generale” dell’esercito russo. “Il presidente della Russia – ha scritto su Telegram – mi ha conferito il grado di colonnello generale. Il decreto è stato emesso con il numero 709. Vladimir Vladimirovich (quasi a sottolineare la vicinanza intima con Putin [NnR)]) me lo ha comunicato personalmente e si è congratulato con me”. Il leader della Cecenia ha anche espresso gratitudine al presidente russo per i suoi saluti in occasione della Giornata di Grozny, della Giornata degli insegnanti e della Giornata della gioventù cecena, aggiungendo che tutti i suoi pensieri oggi sono “con i combattenti che si oppongono agli interessi della Patria e dei popoli” in Ucraina.

Tuttavia, ancora nessun ordine con il numero 709 è stato pubblicato ufficialmente. Il grado di colonnello generale è il terzo più anziano dell’esercito russo, dopo il maresciallo e il generale dell’esercito. Tuttavia, poiché attualmente non ci sono marescialli in servizio nell’esercito russo, a Kadyrov di fatto è stato assegnato il secondo grado più alto. Kadyrov ha ricevuto il suo precedente grado di tenente generale alla fine di marzo, subito dopo l’inizio della guerra.

La nomina fa inoltre seguito ad un’altra insolita vicenda nel complesso garbuglio che è la guerra in Ucraina, ovvero la strigliata da parte di Kadyrov all’intero apparato militare russo di tre settimane fa: una vera lavata di testa ai generali russi da parte di Kadyrov nei suoi undici minuti di audio su Telegram. In quella circostanza si era dichiarato “un non stratega”, quasi a irridere il ministero della Difesa di Mosca, denunciando gli errori fatti e alludendo ad altri suoi 10.000 pronti alla battaglia, promettendo di arrivare a Odessa. Quel gesto aveva fatto presumere delle crepe nell’asse russo-ceceno oltre che dei gravi difetti di comunicazione con Mosca, a quanto pare ignara delle presunte dimissioni.

Nel frattempo, a poche ore dalla nomina quest’ultimo sceglie di trastullarsi con notizie di colore: si sarebbe “guadagnato” la medaglia di persona più sanzionata al mondo. Lo ha affermato il direttore del libro russo dei guinness, Stanislav Konenko, secondo cui Kadyrov detiene questo primato con sanzioni da parte di 15 entità. Il ‘falcò ceceno avrebbe anche il record del “più alto numero di sanzioni imposte contro una persona, i suoi familiari e sostenitori”, ha aggiunto Konenko, che ha recapitato al leader di Grozny il relativo certificato nel giorno del suo compleanno. Lo riporta la Tass. Nei giorni scorsi, lo stesso Kadyrov aveva rivendicato di avere a carico più sanzioni del presidente siriano Bashar al Assad, di quello bielorusso Aleksandr Lukashenko e del leader nordcoreano Kim Jong-Un, con almeno 70 restrizioni contro di lui, i suoi familiari e collaboratori.

Kadyrov e l’escalation nucleare

Alla luce della nomina, tuttavia, i rapporti tra Kadyrov, Putin e la catena di comando russa si fanno ancora più complessi. A smorzare gli intenti nucleari del capo ceceno perfino Dmitry Peskov, dopo che il Presidente della Cecenia aveva chiesto l’adozione di “misure più drastiche, fino alla dichiarazione della legge marziale nelle regioni di confine e l’impiego di testate nucleari a carica bassa”.

Le basi per l’impiego di armi nucleari di qualsiasi tipo, ha ribadito Peskov, sono spiegate dalla dottrina militare russa, vale a dire, quando è minacciata l’esistenza del Paese, anche con armi convenzionali. Il portavoce ha poi ribadito, quasi per indorare la pillola, che in questo momento così carico di tensione i leader delle regioni hanno l’autorità per esprimere le loro opinioni e per fare valutazioni. Sono dopo tutto i leader di intere regioni russe. Ramzan Kadyrov in particolare sin dall’inizio dell’operazione militare speciale ha contribuito molto alla campagna e continua a farlo, ma anche nei momenti difficili, le emozioni devono essere escluse dalle valutazioni.

Le tre ipotesi sulla nomina di Kadyrov

Questo rende ancora più complesso comprendere che raggio di azione avrà Kadyrov e il perché di questa promozione. Nei fatti, potrebbe avere almeno tre implicazioni: potrebbe trattarsi, innanzitutto, un gesto per rabbonirlo, assicurandolo come elemento di stabilità nell’area: a Mosca, il pensiero di un’altra guerra cecena fa terrore e, data la misura in cui tutte le strutture di potere cecene sono state colonizzate da suoi accoliti, la sua uscita di scena destabilizzerebbe l’area. La seconda ipotesi è che Kadyrov possa avere non solo un ruolo operativo, ma divenire il capo militare della riscossa in Ucraina, nei giorni in cui Kiev continua a sfondare le linee nemiche. Questo corrisponderebbe ad una nuova fase, più cruenta, del conflitto, considerando la fama dei Kadyrovtsy. Assume sempre maggiore plausibilità una terza ipotesi collegata alla precedente: la nomina di Kadyrov, percepita come un’onta per le élite militari russe, potrebbe essere segno di scricchiolii nell’establishment militare, nel quale falchi della guerra e non potrebbero aver compreso su quale baratro Mosca si stia affacciando. Kadyrov, contrariamente a quanto si possa pensare, è disprezzato da molti all’interno dell’élite russa, compresi i capi della maggior parte degli apparati di sicurezza. I suoi eccessi e la sua ruvidità creano imbarazzo e malumori da anni.