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Qualcosa tra Mosca e Grozny non torna. Non solo perché negli ultimi giorni il leader ceceno Ramzan Kadyrov aveva annunciato il suo ritiro misterioso, ma perché, di fronte alla controffensiva ucraina emergono sempre più crepe nell’asse russo-ceceno. Più che un’invettiva, una vera lavata di testa ai generali russi da parte di Kadyrov nei suoi undici minuti di audio su Telegram.

Il messaggio di Kadyrov

“Se oggi o domani non verranno apportate modifiche alla conduzione dell’operazione militare speciale, sarò costretto ad andare dalla leadership del Paese per spiegare loro la situazione sul campo”. Prosegue facendo -quasi- nomi e cognomi: “Non sono uno stratega come quelli del ministero della Difesa. Ma è chiaro che sono stati fatti degli errori. Penso che trarranno alcune conclusioni”. L’audio è l’occasione per ribadire che i suoi uomini là fuori sono combattenti preparati specificamente per tali situazioni. Altri 10.000 sarebbero pronti a unirsi a loro. La promessa è quella di arrivare a Odessa.

Sabato il ministero della Difesa russo aveva cercato di descrivere l’abbandono di Kharkiv come un reindirizzamento pianificato degli sforzi verso la regione di Donetsk. L’asse settentrionale è ormai scomparso: la minaccia alla cintura industriale dentro e intorno a Sloviansk è molto diminuita, così come la prospettiva di circondare le difese ucraine. In poche parole, il campo di battaglia nell’Ucraina orientale è stato ridisegnato in pochi giorni. Sempre il ministero della Difesa russo ha affermato che il ritiro da Izyum e da altre aree aveva lo scopo di rafforzare le forze di Mosca nella vicina regione di Donetsk a sud.

La spiegazione era simile a quella fornita per il ritiro da Kiev, mesi fa. Ma Igor Strelkov, il comandante che ha guidato le forze sostenute dalla Russia quando è scoppiato il conflitto separatista nel Donbass nel 2014, ha deriso la spiegazione della ritirata del ministero della Difesa russo, suggerendo che la consegna del territorio vicino al confine fosse un “contributo a un accordo ucraino”. Un punto a favore delle osservazioni del macellaio di Grozny. Leader morale del “ve l’avevo detto”, Igor “Strelkov” Girkin, allora finanziato dal ricco nazionalista Konstantin Malofeev, prese il controllo di Slavyansk nel 2014, divenendo un simbolo per i separatisti locali e i mercenari. Da lì guidò l’esercito ribelle verso Donetsk, dove il combattimento strada per strada sarebbe stato troppo costoso per gli ucraini. Da lì a poco Putin inviò con riluttanza truppe russe a sostenere i separatisti.

Putin in silenzio, Mosca brontola

Nel frattempo, a Mosca, Putin finge business as usual: sabato ha partecipato all’inaugurazione di un’enorme ruota panoramica in un parco e di un palazzetto dello sport. Nel frattempo, dal reame ceceno, alludendo al disordine tra i comandanti, Kadyrov rincara la dose: “Se lo stato maggiore russo non avesse voluto andarsene, le (truppe) non si sarebbero tirate indietro” – ma i soldati russi “non avevano un addestramento militare adeguato” e questo li ha portati a ritiro. A fargli eco i blogger militari influenti in Russia, che sono stati ancora più schietti, cavalcando l’onda. Zakhar Prilepin, il cui canale Telegram ha più di 250.000 abbonati, ha ripubblicato un commento che descriveva gli eventi di Kharkiv come una “catastrofe” e un totale fallimento dell’intelligence.

La critica così aperta, già di per sé, potrebbe essere segno di una crepa. Ma non solo. L’attacco di Kadyrov lascia pensare che Putin non sia informato della reale situazione in battaglia. Ma c’è chi pensa che il ceceno sia usato dal Cremlino come spauracchio, per avvisare i comandanti russi in Ucraina che la comprensione dell’establishment è finita. Né Putin, che è il comandante in capo supremo delle forze armate russe, né il ministro della Difesa Sergei Shoigu hanno commentato pubblicamente la sconfitta di domenica. A sorpresa, però, giunge un succinto comunicato dalla capitale russa: “Tutto ciò che accade, qualsiasi azione intrapresa dai militari durante l’ operazione speciale viene segnalata al comandante supremo. Il presidente Putin è in costante comunicazione, 24 ore su 24, con il ministro della Difesa e tutti i comandanti militari”. Lo ha dichiarato il portavoce di Putin Dmytro Peskov a radio Mayak, aggiungendo che il comando militare sta informando Putin della situazione delle truppe russe sul campo di battaglia in Ucraina e che l’operazione militare speciale continua e continuerà fino al raggiungimento degli obiettivi inizialmente fissati”.

Ma Mosca brontola eccome. Durante le celebrazioni nella capitale per il Mosca day, con feste di strada e concerti, malumori e inquietudine si sono diffusi anche al parlamento russo, normalmente sottomesso. Sergei Mironov, leader del partito nominalmente di opposizione ma fedele a Putin ha dichiarato su Twitter che uno spettacolo pirotecnico in onore della festa doveva essere annullato, vista la situazione militare. Un messaggio ripubblicato su Telegram dall’eminente corrispondente di guerra Semyon Pegov ha definito le celebrazioni a Mosca “blasfeme” e l’atteggiamento delle autorità “schizofrenico”. “O la Russia diventerà se stessa attraverso la nascita di una nuova élite politica… o cesserà di esistere”, si legge nel suo post.

La “guerra di Kadyrov”

Nel frattempo Kadyrov si atteggia a milite benevolente. A Lisichansk e Pervomaisk (LNR) sono stati organizzati eventi di beneficenza dalla Fondazione pubblica regionale intitolata al padre eroe Akhmat-Khadzhi Kadyrov. Si distribuiscono farina, zucchero, olio di semi di girasole, cereali, pasta, acqua in bottiglia. Si regalano dolci ai più piccoli. Si trasportano medicinali, si offre pronto soccorso e cure dentali alla popolazione più anziana.⠀

Nel frattempo, promette di riconquistare tutte le città perse in direzione di Kharkiv. “Io, Ramzan Kadyrov, dichiaro ufficialmente che tutte queste città saranno riprese, la nostra gente è già lì, addestrata per fare questo lavoro. Raggiungeremo Odessa nel prossimo futuro”. “Non posso incolpare nessuno, perché non capisco a fondo quale strategia sia stata sviluppata. Ma so una cosa: vincerà la Russia”.

Sebbene Kadyrov sia apparentemente iper-leale verso Mosca, è una delle poche figure politiche sui cui messaggi il Cremlino non ha il pieno controllo. Si tratta di un uomo senza mezze misure che, tuttavia, è sul libro paga di Putin. Ora tutti gli occhi saranno puntati su come quest’ultimo risponderà al ritiro. In precedenza ha ignorato le accuse di aver commesso un terribile errore di calcolo (a febbraio) quando pensava che l’esercito russo potesse invadere l’Ucraina nel giro di pochi giorni. E in una recente apparizione si è perfino spinto ad affermare che la Russia “non ha perso nulla” durante la guerra. Le grandi perdite degli ultimi giorni, tuttavia, potrebbero essere più difficili da vendere al popolo russo, alle cheerleader di guerra fuori e dentro al Cremlino, ma soprattutto al suo entourage.

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