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I sedicenti ribelli che hanno liberato la Siria dal giogo di Assad in queste ore raccontano al mondo cosa intendono fare di questo Paese martoriato. Rassicurazioni sulla deriva islamista, proposte politiche, transizione e ricostruzione.

L’esperienza di governo in quel di Idlib racconta molto delle abilità da businessmen dei membrti Hayat Tahrir al-Sham e del leader Abu Mohammad al-Jolani. Qui, infatti, si sono trovati a “inventare” un sistema di finanze e bilancio sul modello statale, per poter fornire ai locali protezione militare ma anche servizi. Dal luglio 2016, il gruppo ha compiuto un’evoluzione significativa, passando da ramo siriano di al-Qaeda a entità militare e politica autonoma, che esercitava un controllo de facto su gran parte di Idlib e Aleppo occidentale. Questa transizione ha portato il gruppo a concentrarsi sulla costruzione di flussi di reddito sostenibili.

Nonostante l’apparente legame con il “Governo di salvezza siriano” (SSG), l’HTS mantiene una gestione economica indipendente, utilizzando l’SSG come copertura legale e amministrativa. Nell’area il gruppo operava tassando i beni che entravano nel suo territorio, generando entrate vendendo carburante e gestendo una compagnia di telecomunicazioni, la “Syriaphone“. Non a caso, infatti, il 3 dicembre scorso, la compagnia ha annunciato di aver iniziato a installare torri ad Aleppo: il gruppo aveva perfino pubblicato un manifesto su Telegram, notificando che i suoi tecnici stavano installando ripetitori in diverse aree.

HTS si è per lungo tempo occupata di riscuotere tasse su tutti i tipi di beni e imprese, tra cui raccolti (olive e fichi, soprattutto), attraversamenti di frontiera, edilizia, commercio, gestione di negozi e artigianato. Inoltre, le aziende collegate al gruppo godevano di un monopolio sulla fornitura di carburante, elettricità, acqua e raccolta dei rifiuti. Un meccanismo che ha permesso di ridurre il ricorso finanziario a ricchi patron stranieri attraverso la tassazione e la governance locali. Era il maggio 2017 quando il gruppo istituì l’Agenzia monetaria generale per la gestione del contante e la protezione dei consumatori, con l’obiettivo dichiarato di “regolamentare le operazioni di cambio e prevenire il monopolio e la manipolazione dei tassi di cambio nel governatorato di Idlib“. Pochi mesi dopo, venne costituita la Watad Petroleum, alla quale vennero concessi i diritti esclusivi per l’importazione di derivati ​​del petrolio e gas dalla Turchia nella Siria nordoccidentale. Poco dopo, HTS trasformò al-Waseet (la sua compagnia hawala nella città di Idlib) in Sham Bank, principalmente per facilitare le transazioni di Watad Petroleum.

La Watad Petroleum Company, fondata da Mustafa Qadid nel gennaio 2018 dopo l’Operazione Olive Branch, opera sotto un velo di riservatezza per eludere normative antiterrorismo e assicurarsi il sostegno turco. L’azienda detiene il monopolio sull’importazione di carburanti dalla Turchia nella Siria nord-occidentale, con la prima spedizione registrata il 7 febbraio 2018. Stretti legami con Hay’at Tahrir al-Sham emergono dal rapido consolidamento della società, che controlla non solo l’importazione, ma anche i prezzi e la distribuzione di gas e petrolio nella regione. I contratti con i piccoli commercianti includono clausole restrittive, mentre HTS ha negato licenze ad altri operatori, rafforzando il dominio di Watad. La compagnia gestisce anche la lavorazione del petrolio greggio del nord-est siriano, richiedendo che tutte le transazioni avvengano tramite la Sham Bank, consolidando così il controllo sulle risorse locali. Il vero colpo arriva nel dicembre dello stesso anno: le società Kaf e al-Shahba (rispettivamente con sede a Idlib e ad Aleppo occidentale) entrano nel mercato del commercio di derivati ​​del petrolio. Si ritiene che le società siano di proprietà di HTS e siano state create per contrastare il crescente risentimento per il monopolio di Watad sul commercio di carburante nella Siria nord-occidentale.

Nell’autunno 2019, HTS premette ancor di più l’acceleratore sull’organizzazione economica del proprio feudo: il Dipartimento della Zakat (l’ “elemosina” islamica) emise un decreto che ordinò agli olivicoltori di pagare il 10% del loro raccolto di olive o il 10% dell’olio d’oliva che producevano, in tasse. L’SSG, intanto, pose cavi in ​​fibra ottica nella zona di confine siriana e costruì torri di comunicazione nella parte occidentale di Aleppo e a Idlib. Poi, emise un ordine amministrativo che proibiva ai fornitori di servizi Internet a Idlib di operare senza una licenza rilasciata da SYR Connect, una società fondata da affiliate di HTS che detiene il monopolio del settore. Nell’estate del 2020, la la lira siriana lasciò il posto alla lira turca, presumibilmente per stabilizzare i mercati danneggiati dal forte deprezzamento della prima.

(Fonte: OPC Center)

La necessità di trovare e gestire entrate come un vero governo, ha aguzzato l’ingegno del gruppo: poiché Damasco ha cercato di isolare le aree controllate dai ribelli nel nord, quelle regioni hanno dovuto fare affidamento sulla Turchia per servizi di base come acqua, elettricità e trasmissioni cellulari. Hayat Tahrir al-Sham ha creato delle società di distribuzione apparentemente private, sebbene i proprietari fossero strettamente legati all’organizzazione. La loro principale fonte di reddito, tuttavia, si è consolidata attorno ai dazi doganali e altre tasse riscosse al valico di frontiera di Bab al-Hawa, il principale accesso alla Siria nordoccidentale dalla Turchia. Secondo il New York Times, il gruppo non ha mai pubblicato cifre, ma le organizzazioni umanitarie che lavorano a Idlib e altre stimano che potrebbe aver generato 15 milioni di dollari o più al mese.

Valico di Bab al-Hawa

Prima dell’avanzata del regime durante l’offensiva del dicembre 2019, HTS controllava una serie di valichi con aree del regime tra cui Morek, Abu Dali e Qalaat al-Madiq ad Hama (chiusi dal regime nell’agosto 2019) e Mansoura e Al-Eis ad Aleppo (chiusi dal regime nel febbraio 2020). Da allora, HTS ha cercato di riaprire altri valichi con il regime.

A questo manipolo di miliziani islamisti qaedisti pentiti tocca ora l’ardua impresa di risanare l’economia siriana, applicando il loro modello di affari. le voci di corridoio vogliono che l’amministrazione guidata da HTS stia pianificando di porre fine alle restrizioni alle importazioni e di attuare altre riforme di libero mercato nel tentativo di salvare l’economia in rovina del Paese. La Banca Mondiale ha lanciato l’allarme: i disordini hanno spinto più di un quarto della popolazione in condizioni di povertà estrema, e si stima che lo scorso anno ben il 90% della popolazione vivesse al di sotto della soglia di povertà. Ottenere l’esenzione dalle sanzioni sarà fondamentale per rivitalizzare l’economia, difficile se HTS resterà un’organizzazione terroristica. Occidente al bivio, ancora una volta.



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