Nel nord della Siria, i leader jihadisti muoiono come mosche, ma nessuno sa chi li uccide. L’ultimo caso è quello di Abu Ahmad Sharouk, eliminato ieri nel governatorato di Aleppo. Era uno dei comandanti più in vista di Hayat Tahrir al Sham ed era noto per le sue capacità di pianificare gli attacchi con autobomba contro le truppe governative. Ieri, ignoti hanno sparato contro di lui, facendolo sparire completamente dalla scena. Chi è stato? È una faida tutta interna alla galassia jihadista nel nord della Siria oppure sono stati degli infiltrati governativi?

Pochi giorni prima, era stato eliminato  Mohammad Suleiman, sempre nel nord della Siria. Chi lo ha ucciso? Anche in questo caso nessuno, tranne i diretti interessati, può dare una risposta. Era il comandante del Fronte di liberazione della Siria, nato solamente pochi mesi fa dalla fusione di Ahrar al Sham e Harakat Nour al din al Zenki. Suleiman è stato prima rapito e infine ucciso. Il suo corpo è stato fatto infine ritrovare nei pressi dell’autostrada che collega Aleppo a Damasco. Evidentemente il ritrovamento del corpo del leader jihadista era un messaggio. Ma rivolto a chi?

Nelle stesse ore veniva ucciso nella provincia di Idlib anche Abu Mos’ab Al Saheli, uno dei comandanti di Hayat Tahrir al Sham. Qualcuno gli ha sparato e poi è scappato senza lasciare alcuna traccia. Nato in una famiglia alauita della provincia di Latakia, si è poi convertito all’islam sunnita e, infine, si è arruolato nel Fronte al Nusra. Anche in questo caso, nessuno ha rivendicato l’omicidio. 

E l’elenco potrebbe proseguire. Ciò che colpisce è come queste morti misteriose siano aumentate nell’ultimo periodo. La provincia di Idlib, secondo la descrizione fornita da Al Monitor, “rimane un luogo turbolento, colpito dalle operazioni dei governativi, da scontri tra gruppi rivali e omicidi per i quali si incolpa lo Stato islamico”. I gruppi jihadisti ormai la fanno da padroni. Ma chi comanda davvero? E se queste morti mirate rientrassero in una lotta per il controllo della provincia?

Ma c’è un’altra pista da seguire, seppur più difficile. I leader jihadisti sarebbero stati eliminati dagli infiltrati di Bashar al Assad. Attualmente Damasco è impegnata a riconquistare i territori a sud, quelli della provincia di Daraa. La riconquista di questa zona non è importante solamente dal punto di vista strategico, ma anche da quello simbolico. Proprio qui, infatti, ormai sette anni fa, è iniziata la rivolta che ha insanguinato il Paese. Riprendere Daraa significa seppellire per sempre ogni aspirazione dei ribelli.