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Comprendere le ragioni che spingono tanti giovani europei a raggiungere le bandiere del Califfo non è facile. Se da una parte tanti immigrati di seconda generazione raggiungono l’Isis perché insoddisfatti dei Paesi europei che hanno proposto loro – a volte in maniera irrealistica – una vita fatta di integrazione e benessere, dall’altra sono sempre di più i neoconvertiti all’islam radicale che cercano negli ideali dello Stato islamico una ragione (seppur folle) per vivere. È la vecchia storia del jihadismo europeo, da Khaled Kelkal fino ai giorni nostri.

Il giorno in cui non ho più pregato è il giorno in cui mi sono successi tutti questi problemi. Non ho più fatto il ramadan, non più la preghiera, e dove mi sono trovato? In un buco, in una prigione(Khaled Kelkal)


Da semplici teppisti, casseurs, a miliziani dell’Isis. È questo, molto spesso, il percorso degli oltre 30mila foreign fighter che hanno raggiunto le bandiere nere.


Un percorso diverso è quello di Jack Letts, alias “Jihadi Jack”. Jack è uno studente normale, come raccontano i suoi ex compagni di scuola. Anzi: viene addirittura definito un clown perché sempre disposto allo scherzo. È cristiano, anche se non praticante. Della religione gli importa poco. Ma qualcosa cambia con le primavere arabe. Si appassiona del mondo mediorientale e si avvicina all’islam. Comincia a frequentare una moschea vicino ad Oxford per imparare l’arabo e prende il nome di Ibrahim. Conosce alcune persone all’esterno della moschea e comincia a radicalizzarsi.

Un giorno, sorprendendo tutti, annuncia ai genitori di voler raggiungere il Kuwait, ma Jack mente. Sta per raggiungere la Siria, anche grazie all’aiuto di Omar Hussain, anche noto come Supermarket jihadi. Jack vuole vivere sotto la legge della sharia e parte per la Siria.

Jack, come spiegano i giornali inglesi, sarebbe il primo britannico ad aver raggiunto lo Stato islamico. Potrebbe quindi essere lui il primo jihadista europeo.

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