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La caduta della Ghouta orientale è divenuta centrale nella sfida per il futuro della Siria. E mentre i civili iniziano a evacuare dall’enclave, è importante domandarsi quale sia l’importanza strategica della riconquista della Ghouta per Damasco e perché le potenze avversarie dell’esercito siriano sono molto preoccupate dalla sua avanzata.

Secondo il Jerusalem Post, “se la Ghouta orientale cade, questo inevitabilmente e necessariamente significherà due cose. La prima è che l’Iran sarà il padrone di Damasco e ciò significa una costante minaccia per Israele. La seconda è che gli Stati Uniti perderanno la Siria in favore della Russia”. Queste due conseguenze rendono evidente il motivo per cui Tel Aviv e Washington, così come le potenze occidentali coinvolte nella lotta contro Assad, concentrino l’attenzione internale sulla Ghouta Est.





Riguardo al primo motivo, inutile dire che, per Israele, l’intervento iraniano in Siria è il vero problema strategico di Israele nel conflitto. Dall’inizio del conflitto, l’Iran ha avuto il ruolo principale, prima ancora della Russia, nella capacità del regime di resistere alla lotta contro le fazioni che volevano rovesciare il governo di Assad. E insieme alla Russia, Teheran ha garantito il ripristino del controllo governativo nelle molte aree passate in mano alle differenti fazioni ribelli.

Le mosse dell’Iran hanno contribuito in maniera sensibile alla riconquista della maggior parte delle campagne intorno a Damasco e delle campagne a nord di Quneitra e Daraa. Questo ha fatto sì che un ingente numero di truppe e milizie legate all’Iran siano vicine al confine israeliano. Motivo per cui a Tel Aviv vedono con molta preoccupazione i progressi da parte dell’esercito siriano.  L’Iran ha anche attaccato i gruppi ribelli nel deserto siriano ed è riuscito ad aprire una strada che si estende da Teheran a Beirut. Il vero incubo del governo israeliano.

Ghouta orientale è l’ultima roccaforte dei ribelli vicino a Damasco. Per la Russia, la sua caduta  significherebbe avere Damasco sotto il pieno controllo dei governativi garantendo a Mosca la possibilità di concentrarsi altrove e di stabilizzare la posizione delle sue basi in Siria. La Russia deve salvare la capitale e tenerla al sicuro da gruppi jihadisti

L’obiettivo dell’Iran, invece, è quello di conquistare l’area, ottenere il controllo di Damasco tramite l’esercito siriano e prendere il controllo della strada Teheran-Beirut, che corre vicino a Ghouta. Secondo Israele, ciò garantirà a Teheran il potere di muovere le truppe e le armi dall’Iran al Mediterraneo senza ostacoli, dandogli una preziosa leva per i negoziati sul programma nucleare e nella sua strategia di ampliamento della sfera d’influenza. 

Ci sono poi motivi di carattere strategico. Usa e Israele, insieme alle altre potenze della coalizione internazionale, sostengono i ribelli nella parte meridionale della Siria, in particolare a Dar’a, dove i ribelli sembrano essere pronti a una nuova offensiva e dove l’esercito siriano ha iniziato a rinforzarsi. Si teme uno scontro a Izraa.

La caduta di Ghouta farà sì che la pressione su Dara’a e sui ribelli siriani nel sud della Siria aumenti perché Damasco avrà la garanzia di tenere sotto controllo l’area introno alla capitale. Il governo sposterà le forze a sud verso Dara’a, vicino alla Giordania, e colpirà sensibilmente l’influenza degli Stati Uniti e del Regno Unito nel sud della Siria così come potrà avvicinarsi alla base di al Tanf, roccaforte Usa vicina al confine tra Siria, Iraq e Giordania. 

Per gli Stati Uniti, i problemi sarebbero enormi. L’influenza americana est dell’Eufrate è già messa a repentaglio dal fatto che la Turchia consideri le forze curde dei terroristi e l’operazione Ramoscello d’ulivo avviata da Ankara, è la dimostrazione che gli alleati sul campo degli americani non possono resistere a un esercito organizzato come quello turco.  L’esempio di Afrin è eloquente e il rischio è che Washington abbia già perso il controllo dei miliziani curdi così come la loro fedeltà dopo l’accordo siglato fra Mevlut Cavusoglu e Rex Tillerson su Manbij.

Per Israele, il sud della Siria con le forze siriane e iraniane al confine rappresenta un tema centrale. Tanto è vero che l’aviazione israeliana ha più volte bombardato quell’area proprio per evitare questa facilità di manovra e per alleggerire la presenza dei militari iraniani. Per gli Stati Uniti significa garantirsi l’ultima roccaforte di ribelli prima che perdano gli alleati principali nel sud della Siria. Per questo su Ghouta gli occhi del mondo sono rivolti ai ribelli. Caduta l’enclave, la Siria sarà di nuovo al centro di un rovesciamento di prospettive in questa guerra che non sembra trovare una fine. 

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