Israele non rinuncia alle sue operazioni in Siria. E questa volta parla direttamente con la Russia.
Secondo quanto riporta il sito israeliano Ynetnews che cita il sito arabo Asharq Al-Awsat , Israele avrebbe notificato alla Russia l’estensione delle sue zone operative in Siria.
In pratica, per la Difesa israeliana non esiste più un limite territoriale certo – semmai ve ne fosse stato uno – in cui considera attive le cosiddette “linee rosse” che Iran e esercito siriano non devono superare. E la prima potenza a saperlo è stata la Russia, coinvolta direttamente sul territorio siriano per sostenere la riconquista del Paese da parte dell’esercito di Bashar Al Assad.
Dai vertici militari di Tel Aviv per ora non sono arrivate conferme. Tuttavia sono costanti i contatti fra israeliani e russi per ciò che riguarda la presenza militare di Hezbollah e dell’Iran. Vladimir Putin, dopo aver ricevuto Benjamin Netanyahu a Mosca, sembra aver intrapreso una linea meno dura nei confronti di Israele.
Questo non significa che il Cremlino abbia abbandonato l’alleato iraniano per sostenere la politica israeliana. Ma è chiaro che la Russia gioca un ruolo molto più complesso delle parti in causa. Non può abbandonare nessuno sostenendo apertamente l’altro. E questo impone una scelta che sia il più possibile di compromesso.
Tutto questo, avendo come stella polare non soltanto il mantenimento delle basi russe in territorio siriano, ma anche la sopravvivenza di Assad e del governo di Damasco. Almeno finché non sia intavolato un serio processo politico di pace e di ricostruzione dello Stato siriano. Ma in questa fase della guerra, tutto ciò che minaccia la stabilità del governo siriano è, per Mosca, un problema.
I bombardamenti israeliani in Siria hanno dimostrato che a Tel Aviv sono disposti a tutto pur di distruggere quella che Avigdor Lieberman ha definito “l’infrastruttura iraniana”. Lo fanno da anni. Negli ultimi mesi è solo aumentato il numero e la propaganda. Perché di questo si tratta quando si pubblica la foto di un F-35 che sorvola Beirut, in Libano, mentre si prepara a bombardare le basi iraniane in Siria.
E adesso, Putin, almeno secondo l’analisi di Haaretz, sembra essere disposto anche a far sì che Hezbollah e gli iraniani si allontanino ulteriormente dal confine siro-israeliano proprio per convincere Benjamin Netanyahu della stabilità dell’area. Ma anche per non offrire agli israeliani dei motivi per colpire la Siria.
Israele vuole il riconoscimento Usa delle Alture del Golan
Il ministro israeliano dell’Intelligence, Yisrael Katz, ha detto qualcosa di molto importante riguardo alle Alture del Golan. Secondo Katz, gli Stati Uniti sarebbero pronti a riconoscere la regione come parte dello Stato ebraico nonostante l’annessione unilaterale a seguito dell’occupazione militare.
“Questo è il momento perfetto per fare questa mossa”, ha detto il ministro. “La risposta più dolorosa che si può dare agli iraniani è riconoscere la sovranità di Israele sul Golan”. Da Washington non sono arrivate conferme. Ma alti funzionari del governo israeliano hanno confermato che i negoziati sono già attivi da molto tempo. E che la risposta potrebbe arrivare entro qualche mese.
Se dovesse avvenire questo riconoscimento, per il Medio Oriente significherebbe un’altra escalation militare. Il Golan è stato parte integrante del territorio siriano fino alla Guerra dei Sei giorni del 1967, quando l’ha occupato militarmente. Poi, nel 1981, è arrivata l’annessione. E nonostante la violazione del diritto internazionale e degli accordi di pace, Israele non ha mai rinunciato alla Alture.
Nei primi anni Duemila si credeva possibile addirittura la restituzione di una parte della regione. Ma la guerra in Siria ha cambiato tutto, anche le posizioni strategiche. Oggi Israele non ha alcuna intenzione né interesse sulla cessione del Golan, che anzi ritiene fondamentale sia in chiave strategica che in chiave economica. E ora ne vuole il riconoscimento ufficiale da parte degli Stati Uniti, che però trova ostacoli soprattutto al Congresso.
Certamente, la richiesta (e l’eventuale riconoscimento) infiammerebbero di nuovo lo scontro fra Damasco e Tel Aviv. La Russia sta cercando di mediare ad ogni costo. E probabilmente sul Golan gli israeliani premono per convincere Assad a lasciare l’alleato iraniano. Ma intanto le richieste ci sono state. E a Damasco temono che sia il preludio di un nuovo scontro.
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