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L’accordo su Idlib siglato a Sochi da Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan è servito a fermare l’offensiva sulla roccaforte jihadista, ma non i raid israeliani in Siria. Nella notte, un pesante bombardamento di cui non si ha ancora (ufficialmente) il responsabile, ma che che tutti attribuiscono a Israele, ha colpito l’area intorno Latakia e Hama, non lontano dalla base delle forze armate russe. E nei cieli della Siria si è scatenata una vera e propria battaglia, con una pioggia di fuoco sulla provincia di Latakia e la contraerea siriana che ha reagito agli attacchi.

Secondo le prime informazioni, sarebbero stati quattro gli F-16 israeliani che hanno colpito, dal Mediterraneo, quella che era ritenuta dall’intelligence occidentale una presunta base iraniana. La contraerea di Damasco ha risposto intercettando alcuni missili. Ma un missile ha colpito un aereo russo con 14 persone a bordo. La notizia è stata data alcune ore dopo il raid, quando il ministero della Difesa di Mosca ha annunciato che “sono stati persi i contatti con l’equipaggio di un aereo russo Il-20 sul Mar Mediterraneo a 35 chilometri dalla costa della Siria mentre rientrava dalla base Khmeimin“.

Da Israele non è arrivata alcuna dichiarazione. Non una novità: difficilmente lo Stato ebraico conferma o smentisce raid avvenuti in Siria. Ma tutto fa credere che sia stato Israele. Come confermato dagli stessi russi. E di fatto questo attacco rappresenta il raid più vicino alle postazioni russe dall’inizio della guerra.

Ma l’attacco questa volta rischia di avere ripercussioni estremamente gravi per via dell’abbattimento dell’aereo di Mosca. Un incidente che i due apparati militari hanno sempre cercato di evitare attraverso il continuo canale diplomatico e militare tra i due comandi, ma che questa volta sembra essersi interrotto. 

Secondo le fonti militari degli Stati Uniti, che hanno da subito negato la responsabilità del raid, l’aereo militare russo è stato abbattuto per errore dalla contraerea siriana. Da quanto riporta la Cnn, l’Ilyushin-20 sarebbe stato abbattuto da un sistema di difesa anti-aerea venduto dai russi al governo siriano.

Tesi sostenuta anche dagli stessi militari russi. Come affermato da Rt, “le forze armate russe dicono che il raid israeliano in Siria ha innescato una catena di eventi che ha portato all’abbattimento di un aereo russo Il-20 da un parte di missile siriano S-200 terra-aria. Mosca si riserva il diritto di rispondere di conseguenza”.

Sebbene si sia trattato di una tragica fatalità, è chiaro l’incidente è avvenuto perché il bombardamento è stato troppo vicino alle basi russe. Un’eventualità finora evitata accuratamente.

Ma è solo Israele ad essere stato coinvolto nell’attacco? Per ora tutti confermano l’opera dei quattro aerei israeliani. Ma sembra che vi sia il coinvolgimento di un’altra potenza: la Francia. Secondo alcune fonti, infatti, i radar russi avrebbero anche registrato “lanci di missili dalla fregata francese Auvergne, che era in quella zona”. Un coinvolgimento strano, visto che la Francia era stata impegnata nell’attacco contro le basi siriane dopo il presunto attacco di Douma ma non si era mai attivata autonomamente per colpire la Siria. E Parigi ha smentito, dopo alcune ore, di aver lanciato missili contro la Siria.

Quello che bisogna comprendere, a questo punto, è il ruolo di questo pesante bombardamento all’interno del conflitto siriano. I raid di Israele, di solito, sono sempre stati inseriti in una strategia volta a mandare messaggi molto chiari all’Iran e a convincere la Russia a fare in modo di costringere l’Iran a ritirarsi dal territorio siriano per lasciare che Bashar al Assad fosse confermato vincitore della guerra.

Questo bombardamento cambia la percezione del coinvolgimento israeliano nella guerra. Il raid è decisamente anomalo rispetto al tradizionale modus operandi delle forze della coalizione occidentale o dello stesso Israele. Le aree colpite sono sempre state lontane da quell’area, proprio per evitare ripercussioni sulle forze armate russe. Ma è anche vero che, nelle ultime settimane, c’è stato un significativo aumento delle notizie di raid israeliani in Siria, con esplosioni avvertite in varie città, uccisioni mirate e strike contro postazioni iraniane. 

Il fatto che sia arrivato nello stesso giorno dell’incontro di Sochi fra Putin ed Erdogan potrebbe quindi non essere stato casuale. I bombardamenti sono da sempre uno strumento più diplomatico che militare: servono per definire le linee rosse e le rispettive aree di gestione o di influenza. L’accordo su Idlib ha fermato l’offensiva militare: ma evidentemente Israele e le forze occidentali vogliono garanzie su tutto il territorio siriano.