Israele colpisce una postazione dell’artiglieria siriana nel Golan

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Le forze armate israeliane (Israel defense forces) hanno colpito una postazione dell’artiglieria siriana in risposta ad un colpo di mortaio arrivato sulle alture del Golan.

“Le Idf (Israel defense forces ndr) ritengono responsabile il regime siriano per ogni azione proveniente dal suo territorio e non intendono tollerare violazioni della sovranità dello Stato d’Israele e della sicurezza dei suoi cittadini”. Questo il comunicato dell’esercito israeliano riportato dai media dello Stato ebraico. Secondo quanto si è appreso da fonti israeliane, l’esercito ha preso di mira un cannone d’artiglieria del regime siriano. 



Probabilmente, come accaduto altre volte in questi anni di guerra in Siria, il colpo di mortaio è arrivato accidentalmente nel territorio occupato. Spesso, durante le battaglie fra ribelli e forze del governo siriano, i colpi hanno sbagliato direzione, arrivando nelle terre annesse da Israele. In questi casi, le forze israeliane tendono a rispondere colpendo in territorio siriano. Con una differenza sostanziale: colpiscono direttamente l’esercito di Damasco.

L’episodio rientra nella crescente tensione che si vive fra Israele e Siria. Il fronte nord israeliano è considerato uno snodo fondamentale delle tensione mediorientali. Le alture del Golan, occupate da decenni da Israele, sono de iure territorio siriano. De facto, Israele le amministra e ha posto su di esse una presenza militare molto forte.

Del resto, come già spiegato in questa testata, controllare le alture del Golan ha motivazioni ben precise. Da un punto di vista geografico, avere le proprie forze armate sui monti della regione significa monitorare perfettamente tutto quello che avviene verso il lago di Tiberiade ma anche verso la piana di Damasco.

Da un punto di vista economico, il Golan, ricchissimo di acqua, è il serbatoio idrico più importante di Israele. Buona parte del fabbisogno di acqua del Paese viene soddisfatto dalle risorse interne alle montagne della regione. E sono iniziate le ricerche di petrolio.

La Siria non ha mai rinunciato a quelle terre. Molto spesso il governo siriano ha fatto capire di non avere intenzione di cedere sulla sovranità della alture. E l’esercito di Damasco, durante l’offensiva contro le sacche ribelli, ha mosso le sue truppe non lontano dal confine proprio per far capire a Israele che quell’area non è esclusivo appannaggio di Tel Aviv. Un arrivo, quelle delle truppe siriane, che comunque garantisce a Israele il fatto di non avere le forze iraniane, vero obiettivo della strategia israeliana in Siria.

Il nord resta comunque centrale nella politica regionale del governo di Benjamin Netanyahu. I ministri dell’esecutivo israeliano hanno più volte sottolineato che il fronte nord, che va dal Libano al Golan, è sostanzialmente un fronte unico- Non ci sono minacce diversificate per regione. E le alture del Golan sono considerate da Israele ormai parte integrante dello Stato, nonostante la comunità internazionale abbia disconosciuto il possesso da parte israeliana.