Fonti israeliane hanno annunciato nella serata di ieri la spinta del governo di Benjamin Netanyahu verso l’occupazione totale di Gaza.
In primo luogo Israele si troverebbe in caso di una campagna volta alla totale occupazione di Gaza di fronte alla scelta operativa più critica del 7 ottobre 2023 a oggi. Infatti, si tratterebbe di cambiare totalmente L’approccio con cui le forze armate di Tel Aviv Stanno combattendo sul terreno nella Striscia. Fino ad ora, oggettivamente, la campagna contro Hamas ha avuto ben poco di guerra guerreggiata e molto , come Noto, della campagna diretta alla sostanziale obliterazione di Gaza come rifugio e luogo abitabile dalla popolazione palestinese. Hamas è stato uno spauracchio, una giustificazione, un nemico identificato per una guerra condotta invece in larga parte contro un popolo intero.
Nel complesso, l’unico fatto saliente sul piano militare è stata la decisione di Israele di costruire i cosiddetti corridoi di occupazione nella Striscia. “Lungo oltre sei chilometri e largo quattro, questo corridoio si erge a sud-ovest della città di Gaza ed è costeggiato sui due lati da una zona cuscinetto di 47 chilometri quadrati, che equivale a circa il 13% del territorio dell’intera striscia”, nota Limes. Tel Aviv ha poi spianato buona parte delle città della Striscia senza però entrare manu militari in nessuna di esse. E l’approccio militare maturato in due anni é difficile da invertire in poche settimane.
In secondo luogo, questa svolta imporrebbe di saggiare effettivamente il residuo potenziale bellico di Hamas. Un esercito costituito da riservisti richiamati sommati a professionisti si troverebbe a dover metter mano nel caos di Gaza e a capire in che misura due anni di guerra hanno logorato gli islamisti. L’ipotesi di una sanguinosa campagna di logoramento dove IDF dovrà affrontare trappole esplosive, combattimenti urbani, agguati e minacce asimmetriche da parte di un nemico disposto a dare il tutto per tutto apre alla possibilità di una campagna lunga e difficile. E a scoperchiare il velo di Maya, mostrando che contro Hamas Israele non ha conseguito alcun risultato decisivo in ventidue mesi di guerra.
Terzo punto, la consistenza dell’esercito di occupazione: le unità migliori di Idf sono state rivolte in passato verso Libano e Siria, dove Hezbollah e le truppe di Ahmad al-Sharaa rappresentano avversari convenzionali ben piu strutturati e pericolosi. E inoltre va tastata la resistenza della società israeliana a nuove ondate di richiami bellici. I dati del Pil, tagliati da JPMorgan dal +3,2% al +2% di crescita nel 2025 come effetto del prolungato impegno bellico di Israele su piu conflitti, sono un emblema di questa incertezza.
In definitiva, subordinare una pianificazione strategica alla volontà politica di Netanyahu di accontentare una base messianica e ultranazionalista ossessionata dal possesso della terra palestinese e di alimentare la guerra infinita che giustifica il suo potere oltre processi e minacce giudiziarie rischia di mettere a rischio la posizione di Tel Aviv.
Occupare Gaza non sarà uno scherzo. Squarcerà definitivamente l’illusione israeliana di star combattendo una vera guerra nel teatro di una pulizia etnica. E, soprattutto, testerà il limite del rapporto tra apparati securitari e pulsioni nazionaliste del governo, ormai vicino al punto di rottura.

