Israele pronto a una nuova guerra nella Striscia di Gaza

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Israele potrebbe presto essere di nuovo coinvolto in una guerra contro Hamas nel territorio della Striscia di Gaza. Giovedì scorso, l’intelligence dello Stato di Israele ha diramato un report ufficiale molto dettagliato sull’utilizzo da parte di Hamas di edifici civili per coprire gli ingressi dei tunnel con cui l’organizzazione rifornisce se stessa e la popolazione superando il blocco imposto dall’esercito israeliano. Eyal Zamir, comandante del Comando meridionale delle forze di difesa di Israele, in un briefing con la stampa, ha descritto in particolare due edifici residenziali, accuratamente mappati dall’intelligence militare, che dimostrerebbe “senza ombra di dubbio che Hamas è operante all’interno e sotto copertura della popolazione civile, in preparazione alla prossima guerra.” Il briefing è stato particolarmente interessante per due ragioni. La prima per la sua particolarità, nel senso che è estremamente difficile che il comando israeliano convochi la stampa per coinvolgere l’opinione pubblica in quelli che sono piani di attacco che restano generalmente chiusi nelle stanze dei funzionari militari. La seconda ragione, ben più importante, è quella che scaturisce dalle stesse parole del generale Zamir, il quale ha affermato non soltanto la necessità di colpire questi due obiettivi civili, ma ha anche confermato che le forze di difesa israeliane hanno già “molti altri obiettivi” oltre a quelli mostrati nel briefing.

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Secondo quanto riferito dal generale, che cita le fonti d’intelligence che hanno stilato il documento, i due edifici sarebbero: il primo un palazzo di sei piani, con un parcheggio privato, nell’area di Al-Shati; il secondo edificio, invece, sarebbe la casa di Omar Mohammad Mahmoud Hamad, esponente di Hamas, nell’area di Beit-Lahia. Le forze israeliane, a detta di Zamir, considereranno questi edifici non come civili, ma come obiettivi militari, e pertanto come legittimi obiettivi di un attacco militare. Le parole del generale israeliano non lasciano dubbi: “Dico che questi sono obiettivi militari legittimi e chiunque mette in pericolo se stesso e la sua famiglia deve considerare Hamas responsabile di ciò che accade”. Israele, ha continuato il generale, è consapevole delle enormi sofferenze della popolazione di Gaza, ma non ritiene possibile evitare una guerra che contribuisca a demolire la resistenza di Hamas, pur promettendo di fare il possibile per evitare un’inutile strage.

Le parole di Zamir s’innestano in un quadro di fortissime tensioni in tutto il territorio della Striscia di Gaza. Il razzo lanciato su Ashkelon ha provocato la reazione di Israele che ha condotto alcuni bombardamenti aerei sulla Striscia per colpire le postazioni di Hamas. Nel frattempo, la popolazione è allo stremo, con il razionamento dell’energia elettrica che costringe i palestinesi a vivere con l’elettricità per circa quattro ore al giorno. Il cibo scarseggia e così anche l’acqua potabile, orami ridotta a pochissime fonti. La scelta del governo di Netanyahu di avviare la costruzione di una seconda barriera che distrugga i tunnel di Hamas e circondi per altri chilometri l’enclave palestinese va certamente nella direzione di mostrare la volontà di Israele di chiudere i conti con Hamas nei prossimi mesi. Il problema è che entrambe le parti in conflitto, Hamas e Israele, sanno perfettamente che, in caso di guerra, la popolazione non potrà che essere la principale vittima. L’organizzazione palestinese sfrutta gli edifici civili e i tunnel sotterranei per condurre i propri attacchi, di conseguenza mettendo a repentaglio chiunque viva nell’area. Israele, d’altro canto, pur promettendo attacchi chirurgici, non può evitare di colpire anche edifici civili e persone innocenti, rischiando di replicare quanto avvenuto con “Piombo Fuso” e con l’operazione “Margine di protezione” del 2014.

Hamas adesso non può iniziare una guerra, perché sa perfettamente di essere isolato a livello internazionale e di non poter rispondere in modo efficace a un eventuale attacco israeliano. Il blocco del Qatar ha di fatto chiuso i canali di comunicazione con il mondo esterno evitando che il denaro arrivasse anche nelle casse della Striscia di Gaza. L’autorità nazionale palestinese è apertamente ostile al potere di Hamas all’interno della Striscia ed ha come alleati regionali l’Egitto e la Giordania, oltre che il resto dei Paesi della penisola arabica. In questo senso, anche l’incontro tra Abu Mazen e Donald Trump, alleato del governo israeliano, può essere letto nell’ottica d una maggiore tolleranza nei confronti dell’Autorità da parte israeliana se parallelo a un isolamento totale di Hamas rispetto al potere dello Stato di Palestina. Il rischio, tuttavia, è che arrivi un momento in cui Hamas o cederà alle imposizioni di Israele, oppure sarà costretto a una guerra “preventiva”, sia per evitare la rivolta interna della popolazione, sia per dimostrare al mondo di essere sotto assedio, sia, soprattutto, per evitare che Israele distrugga ogni tunnel per comunicare con l’esterno. E il rischio più grande è che sia proprio la costruzione di quel muro il vero grande punto di svolta per l’inizio di una nuova guerra tra lo Stato ebraico ed Hamas.