Israele prepara un’ulteriore espansione della guerra di Gaza che potrebbe contemplare anche l’occupazione permanente di buona parte della Striscia e il mantenimento dell’Israel Defense Force in territorio palestinese a lungo. Lo ha deciso oggi il gabinetto di Benjamin Netanyahu, imponendo un nuovo salto di qualità all’attacco di Tel Aviv a Gaza.
Il piano di Israele per espandersi a Gaza
Il piano votato dal Governo autorizza all’espansione dell’Idf a Gaza e all’occupazione permanente dei territori presi sotto la custodia delle truppe dello Stato Ebraico. Secondo il Times of Israel, il piano “prevede che le Idf prendano il controllo del territorio a Gaza, spostino la popolazione civile verso Sud, attacchino Hamas e impediscano al gruppo terroristico di prendere il controllo degli aiuti umanitari”, espandendo un quadrante dopo l’altro la presenza delle forze armate con la Stella di David nella Striscia.
La previsione è quella di una guerra lunga, in cui Israele opererà settore per settore per mettere in sicurezza Gaza e appropriarsi del procedimento di smistamento dell’assistenza internazionale, ferma da due mesi a Gaza, in un contesto estremamente articolato ove le Idf “non sarebbero direttamente coinvolte nella distribuzione degli aiuti, ma le truppe avrebbero il compito di fornire un livello di sicurezza esterno per gli appaltatori privati e le organizzazioni internazionali che distribuiscono l’assistenza”.
La mossa israeliana mette nero su bianco il concetto di “occupazione” e consolida per legge ciò che di fatto Tel Aviv promuove da tempo: un’espansione dei confini di fatto e una ri-annessione della Striscia, o comunque di sue cospicue fette, al territorio nazionale, nel quadro di un processo di ampliamento dei confini che si somma all’attività dei coloni in Cisgiordania e all’occupazione di “zone cuscinetto” in Libano e Siria. Parliamo di una serie di mosse volte a spegnere sul nascere la prospettiva di un futuro Stato palestinese integro e ad alzare a favore di Israele l’asticella nell’attuale, difficile fase negoziale.
La leva dell’occupazione
Israele sancisce il suo punto di partenza per eventuali, futuri colloqui in un contesto che vede la mediazione del Qatar tra Tel Aviv e Hamas notevolmente in affanno e lo Stato Ebraico tutt’altro che disposto a onorare le clausole iniziali del cessate il fuoco del 17 gennaio, secondo cui le sue truppe avrebbero dovuto in futuro lasciare Gaza.
In futuro, è possibile che in ogni negoziato Netanyahu e i suoi rimuoveranno dal tavolo la possibilità di lasciare parte dei territori occupati a Gaza come pegno di un accordo per lo stop ai combattimenti. Segno ulteriore della preparazione a una guerra lunga che è in atto. Chi sembra ormai dimenticato sono i 24 ostaggi rapiti il 7 ottobre 2023 in Israele e passati in secondo piano.
Il capo di Stato Maggiore dell’Idf, il tenente generale Eyal Zamir, ha ammonito domenica che un’escalation nella Striscia rischia di far “perdere gli ostaggi” a Israele. Ma la loro salvezza non sembra più rappresentare una priorità per Netanyahu e i suoi alleati nazionalisti. Ammesso che essi siano stati mai, per l’esecutivo, qualcosa di più di un pretesto per la guerra.