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Guerra

Israele prepara l’attacco a Khan Yunis, la guerra con il Libano e una legge per giustiziare i detenuti palestinesi

L’esercito israeliano si prepara ad attaccare nuovamente Khan Yunis, costringendo migliaia di palestinesi all’ennesimo esodo

Ancora un altro esodo, migliaia di palestinesi in fuga da quelle che da mesi sono diventate le rovine di Khan Yunis, un tempo la seconda città più grande di Gaza, oggi ridotta a un cumulo di macerie.

Eppure qui vivevano, o più che altro sopravvivevano, centinaia di migliaia di civili che per ordine dell’IDF, ai primi di maggio avevano lasciato la vicina Rafah per rifugiarsi in questo lembo di terra. Ebbene, a distanza di due mesi, è stato imposto loro di spostarsi ancora, stavolta per ammassarsi a Muwasi, zona costiera già ampiamente sovraffollata e senza infrastrutture idriche e fognarie, definita da Israele “zona umanitaria” – termine che purtroppo non garantisce più nulla, dopo la recente strage di Tal al-Sultan e altre precedenti.

L’ennesimo esodo

L’evacuazione forzata di 250mila palestinesi da Khan Yunis ha anticipato una nuova offensiva in quel che resta della città, che andrà via via intensificandosi. Eppure non è passato molto tempo da quando Israele ha bombardato e setacciato via terra quest’area a Sud della Striscia. Era aprile quando le forze dell’IDF si sono ritirate da Khan Yunis, dopo oltre quattro mesi di operazioni militari e raid. Da quel momento in poi, la città è stata resa completamente inabitabile, con oltre l’80% degli edifici rasi al suolo. Tuttavia, queste macerie hanno comunque continuato ad essere qualcosa di simile a una casa per migliaia di palestinesi, costretti a tornare qui, dopo l’invasione a Rafah.

Nello specifico, come riporta il Time of Israelle zone rosse tracciate dall’esercito israeliano, interessate alle attuali operazioni militari, sono quelle di al-Qarara e Bani Suheila, i quartieri di Abasan, la città di Khuza’a e molte altre aree circostanti. All’interno di questa red zone c’è anche lo European Gaza Hospital, uno dei pochi ancora operativi della città, al quale è stato imposto lo sgombero, con il personale medico e i pazienti costretti a trasferirsi all’ospedale di Nasser – che è strapieno per ovvie ragioni e versa in condizioni del tutto inadeguate a fronteggiare tale accorpamento.

La tensione con il Libano

Nel frattempo, la guerra portata avanti da Israele potrebbe coinvolgere un altro fronte, quello con il Libano. Le voci su un possibile allargamento del conflitto si stanno diffondendo ormai da settimane, e alcuni ministri non fanno altro che soffiare sul fuoco. In prima fila, tra questi, c’è Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze e membro del gabinetto di sicurezza. Smotrich, come riporta Amos Harel nella sua analisi su Haaretz, ha descritto come potrebbe delinearsi un’offensiva su scala regionale. Ebbene, “il famoso stratega”, così lo etichetta ironicamente Harel, “ha proposto il crollo del regime iraniano, la completa distruzione di Hamas e una guerra dura e rapida contro Hezbollah” che metterebbe fuori gioco l’organizzazione sciita.

Una pianificazione visionaria ma anche deleteria secondo il giornalista di Haaretz, che si domanda come il fronte interno israeliano possa reagire “alle migliaia di missili, razzi e droni lanciati dal Libano, probabilmente con l’aiuto dell’Iran e delle milizie che gestisce e finanzia in Iraq, Siria e Yemen”.

A queste perplessità Amos Harel aggiunge una riflessione sulla condizione dei soldati riservisti israeliani, che definisce “logorati da otto mesi di guerra”. Sottintendendo che il malcontento tra le fila dell’esercito stia aumentando, insieme a quello degli abitanti del Nord del Paese. Non va dimenticato, infatti, che proprio al confine col Libano, dallo scorso 8 ottobre, lo Stato ha evacuato circa 60mila residenti dalle loro abitazioni. E, al momento, “non esiste una data per consentire loro il ritorno a casa”.

Prigionieri come scudi umani

Intanto, lontano dalle cronache di sangue, Israele sta portando avanti un’altra battaglia più silenziosa, quella contro i prigionieri palestinesi. In un servizio pubblicato da Al Jazeera, filmati agghiaccianti rivelano come i soldati israeliani utilizzino civili palestinesi come scudi umani. Sei minuti di video in cui si riprendono dei palestinesi disarmati, costretti a indossare uniformi militari e a entrare in luoghi specifici sopra e sotto terra, legati con telecamere e corde per impedirne la fuga. Questi prigionieri vengono usati come apripista durante le operazioni dell’esercito israeliano.

Ben-Gvir: “Sparate in testa ai prigionieri”

Se questo drammatico quadro non dovesse bastare, ci pensa il ministro della Sicurezza, Itmar Ben-Gvir, ad aggravare, se possibile, il tutto. Ebbene, il leader di Potere ebraico ha chiesto l’esecuzione dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane con un colpo in testa. Lo stesso ministro poi, come riporta l’agenzia di stampa WAFA, al di là delle sue consuete spacconate estremiste, è passato ai fatti, sollecitando “l’approvazione del disegno di legge presso la Knesset israeliana” che prevede l’esecuzione dei prigionieri. In attesa che entri in vigore, ha aggiunto, si dovrebbe prevedere di “fornire loro una quantità di cibo minima, quanto necessario a mantenerli in vita”. 

La sollecitazione di Ben-Gvir tende ad aggravare la già tragica situazione delle carceri, nelle quali il cibo ai prigionieri è dato col contagocce, come ha denunciato l’Associazione per i diritti civili di Israele, che ha lamentato anche l’occultamento delle informazioni in proposito da parte delle istituzioni. Una denuncia confermata dal succitato ministro, che ha giustificato la misura come un necessario “deterrente” (Haaretz).


Leggi il dossier “Prigionieri di Israele


Per tornare alla richiesta di liquidare i prigionieri palestinesi da parte del medesimo, va ricordato che nel marzo 2023 la Knesset ha approvato in lettura preliminare un disegno di legge che decreta la pena di morte per quanti “commettono un omicidio motivato dal razzismo e con l’intenzione di danneggiare lo Stato di Israele”. La legge deve passare altre due volte al vaglio della Knesset per entrare in vigore. Se passerà, le carceri israeliane, sotto la supervisione di Ben-Gvir, diventeranno un mattatoio.

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