Ci sono invasioni e invasioni. Quelle dei nemici dell’Occidente (e degli Stati Uniti, dunque), sono prontamente condannate e dichiarate illegali (“c’è un aggredito e un aggressore”); quelle invece dei suoi alleati sono giuste e guidate dal principio dell'”autodifesa”. Sfruttando la caduta del regime di Bashar al-Assad, Israele ha lanciato lo scorso fine settimana un attacco su larga scala contro la Siria, colpendo una serie di “siti militari strategici”: obiettivo, distruggere, con centinaia di operazioni aeree che stanno continuando anche nelle ultime ore, i depositi di armi e le strutture logistiche dell’ormai ex Esercito Arabo Siriano in maniera tale che non finiscano nelle mani “sbagliate”.
Non solo. L’esercito israeliano ha preso rapidamente il controllo di una “zona cuscinetto” smilitarizzata creata a seguito di un cessate il fuoco del 1974 tra i due Paesi. Israele ha dichiarato che l’operazione è “temporanea” e mirata a garantire la sicurezza del confine, anche se i dubbi che la mossa di Israele sia “provvisoria” sono più che legittimi visto che Tel Aviv occupa illegalmente le Alture del Golan, prese alla Siria durante la guerra del 1967 e annesse ufficialmente nel 1981. Successivamente, diversi funzionari israeliani hanno dichiarato al New York Times che le forze israeliane sono avanzate oltre la zona cuscinetto, arrivando a controllare il versante siriano del Monte Hermon e diverse altre località.
Gli Stati Uniti appoggiano l’operazione israeliana in Siria
L’Onu considera le Alture del Golan territorio occupato e ritiene che l’annessione israeliana violi il diritto internazionale, in particolare la Carta delle Nazioni Unite e la Convenzione di Ginevra del 1949, che vietano l’acquisizione di territori con la forza. Due le Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che Israele ha violato nel corso dei decenni per ciò che riguarda la Siria: la Risoluzione 242 del 1967 e la 497 del 1981. A fronte di tali violazioni del diritto internazionale, gli Stati Uniti continuano a sostenere le iniziative del suo principale alleato in Medio Oriente, appoggiando la scelta di avanzare ulteriormente in territorio siriano e creando così un ulteriore “zona cuscinetto” (su territorio altrui, naturalmente). Il tutto sfruttando il caos generato dall’avanzata dei ribelli jihadisti di HTS e la rovinosa caduta del regime di Assad.
L’ipocrisia di Biden
Il Dipartimento di Stato Usa ha pienamente giustificato l’avanzata di Israele in territorio siriano con una dichiarazione ufficiale. “Prima di tutto, l’esercito siriano ha abbandonato le sue posizioni nell’area intorno alla zona cuscinetto negoziata tra Israele e Siria, il che potrebbe potenzialmente creare un vuoto che potrebbe essere riempito da organizzazioni terroristiche in grado di minacciare lo Stato di Israele e i civili all’interno di Israele. Ogni Paese ha il diritto di agire contro le organizzazioni terroristiche,” ha affermato Miller.
Miller ha inoltre sottolineato che l’occupazione israeliana del territorio è temporanea. “La seconda cosa importante è che Israele ha dichiarato che queste azioni sono temporanee per difendere i suoi confini. Non si tratta di azioni permanenti,” ha aggiunto. Nelle stesse ore, il premier israeliano Benjamin Netanyahu affermava che le Alture del Golan sarebbero state “per sempre” parte di Israele, senza specificare se ciò riguardasse anche il territorio occupato negli ultimi giorni.
Eppure, il presidente Usa Joe Biden – ben supportato da gran parte dei media – ha parlato in questi anni di “ordine internazionale basato su regole” invocando il rispetto del diritto internazionale in relazione all’invasione russa dell’Ucraina. Diritto internazionale che, evidentemente, viene evocato a seconda delle situazioni.

