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Guerra

Israele: l’apologia della guerra all’Iran come via verso la pace in Medio oriente

Ben-Dror Yemini, noto giornalista israeliano: "La pace in Medio Oriente deve passare per un duro attacco contro Iran”.

“Israele deve impazzire e colpire con forza l’Iran per mettere fine alla guerra”. A leggerla così, questa frase sembrerebbe un passo di satira attuale. Eppure, il cronista israeliano Ben-Dror Yemini non l’ha pensata in chiave umoristica. Su Ynet, infatti, Yemini ha esposto, in un lungo editoriale, quello che Benjamin Netanyahu e il suo Governo dovrebbero fare affinché ci sia la pace in Medio Oriente. Ebbene, secondo il giornalista, un futuro cessate il fuoco a Gaza e in Libano, e una maggiore distensione in Iraq, Siria e Yemen, passa inevitabilmente da “un duro attacco di Israele in Iran”.

Il pensiero di Ben-Dror Yemini, che scrive su Yediot Ahronoth, uno dei principali quotidiani del Paese, per quanto possa apparire paradossale e contorto, riflette una mentalità reale e condivisa da una parte della società israeliana. Secondo questa narrazione dei fatti, la storia procede al contrario, e cioè “Israele dovrà smettere di giocare secondo le regole e impazzire”. Curioso come gli oltre 42mila morti nella Striscia di Gaza e le duemila vittime di Libano, rientrino nel “gioco” e soprattutto nelle “regole” citate dal giornalista stesso.

“L’Occidente crede all’Asse del Male”

Proseguendo l’editoriale, si legge “il mondo libero è tenuto in ostaggio da un’industria di bugie in cui l’Asse del Male è considerato giusto, mentre Israele è visto come il problema”. Tuttavia, troppo spesso in Occidente la versione dei fatti raccontata e divulgata dai media mainstream è più vicina ad Israele che non al popolo palestinese, e dunque, non è chiaro a quale “industria di bugie” faccia riferimento il giornalista. Forse Ben-Dror Yemini allude alle piazze, e in special modo ai campus americani, che definisce senza mezzi termini “avamposti dell’Asse del Male”. “Per anni hanno fatto il lavaggio del cervello ai loro studenti” si legge su Ynet. “Ora, questi giovani si identificano con l’ideologia di Bin Laden e Nasrallah, o quella omicida di Yahya Sinwar e Ali Khamenei”.

Eppure, anche in questo caso permane qualche perplessità. Nelle varie manifestazioni che si sono susseguite in questo ultimo anno di guerra nella Striscia, gli attivisti hanno chiesto a gran voce lo stop al massacro della popolazione palestinese. Gli striscioni sbandierati dagli studenti americani riportavano frasi del tipo “stop genocide”, e non slogan per osannare Hassan Nasrallah o il leader di Hamas, Yahya Sinwar.

“L’Iran porta fame e distruzione”

Che l’Occidente “creda all’Asse del Male” o meno, poco importa. Per Ben-Dror Yemini Israele dovrà perdere il senno e attaccare l’Iran, perché “il Medio Oriente ha bisogno di pace e di ricostruzione”. Già, pace da un anno intriso di sangue e ricostruzione, a partire da Gaza che è stata completamente rasa al suolo da Israele stesso, verrebbe da aggiungere.

Ma per Ben-Dror Yemini, e per tutti quelli che la pensano come lui, la pace non arriverà “finché gli ayatollah governeranno l’Iran”, ed ecco spiegata la volontà guerrafondaia di espandere il conflitto anche su quel delicato, delicatissimo fronte. “Decine di milioni di iraniani, libanesi, iracheni, yemeniti e palestinesi sono le vittime principali del regime iraniano, che porta distruzione, fame, devastazione e spargimenti di sangue”, ha aggiunto il cronista. La stessa fame e devastazione che la Striscia di Gaza subisce da oltre un anno. Eppure, a bloccare l’ingresso degli aiuti umanitari nell’enclave [oltre l’80% di questi non entra nella Striscia, secondo una denuncia di 15 ONG] non è stato nessun ayatollah, ma piuttosto un Governo “democratico”.

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