In Israele c’è chi, con estremo coraggio, si oppone fermamente a quanto sta accadendo a Gaza. Dall’inizio della guerra, alcuni giovani israeliani hanno rifiutato la leva obbligatoria, in segno di protesta contro il massacro di decine di migliaia di palestinesi. Un gesto ardito, se si considera che la pena per il mancato servizio militare è il carcere. Difatti, Iddo Elam e Soul Behar Tsalik – intervistati da +972 magazine – sono stati arrestati e trasferiti nella prigione di Neve Tzedek per iniziare il loro primo periodo di detenzione, che si prevede possa essere esteso. Pur avendo appena diciotto anni, i ragazzi hanno le idee chiare. Nella loro dichiarazione di rifiuto alla leva militare, hanno scritto: “Fino a quando continueremo ad arruolarci, seguire gli ordini e attuare i corrotti obiettivi del nostro Governo, vivremo in una realtà di guerra, annessione e odio”. Parole forti e chiare, che narrano un’altra Israele rispetto a quella a cui ci ha abituati la cronaca di guerra, da oltre un anno a questa parte.
La durata della detenzione è arbitraria
Va ricordato che in Israele il servizio militare è obbligatorio per tutti coloro che hanno compiuto i 18 anni: le donne sono arruolate per due anni e gli uomini per quasi tre. Gli unici ad essere esentati, sono i cittadini palestinesi e gli ultraortodossi, con questi ultimi da tempo al centro di una dura lotta politica e legale per eliminare tale privilegio. Sebbene la cosiddetta “obiezione di coscienza” sia estremamente rara, dal 7 ottobre sono stati otto i giovani refusenik – termine con il quale vengono etichettati tali obiettori – a finire in carcere per aver rifiutato la leva. Un numero, però, notevolmente sottostimato, secondo +972 magazine, perché l’esercito israeliano “non ha alcuna intenzione di fornire i reali numeri dei dissidenti, per timore che altri possano seguirne l’esempio”.
L’aspetto davvero inquietante della questione, riguarda l’arbitrarietà della detenzione. Se la carcerazione, come pena per la mancata leva militare, è un fatto certo e assodato, non si può dire con altrettanta chiarezza quanti siano i giorni di detenzione previsti. Non a caso, un altro refusenik, Itamar Greenberg, sta entrando “nel suo quarto periodo di reclusione della durata di 45 giorni” dopo aver rifiutato la leva ad agosto ed aver già scontato 105 giorni di carcere.
Le testimonianze raccolte dal quotidiano israeliano proseguono: c’è il caso di Sophia Orr, che ha rifiutato a febbraio ed è stata rilasciata dopo 85 giorni; poi c’è Yuval Moav, che sta ancora scontando una pena di 125 giorni, che potrebbe essere ulteriormente prolungata. E, ancora, il diciottenne Ben Arad, che ha rifiutato ad aprile ed è stato rilasciato dopo tre mesi di detenzione. Un quadro illogico e ingarbugliato: di fatto, chi si oppone al servizio di leva obbligatorio non sa a cosa andrà incontro.
Anche i riservisti si oppongono
Altri israeliani si sono opposti alla scellerata guerra di Gaza. Si tratta di alcuni soldati riservisti, che il campo di battaglia lo hanno visto con i propri occhi, e che si sono rifiutati di continuare a prestare servizio nella Striscia. Alcuni di loro sono stati intervistati dalla CNN lo scorso agosto, altri da Haaretz a novembre 2024. Tra le tante testimonianze – sono oltre 130 i riservisti che si sono opposti pubblicamente alla ripresa del servizio militare – riportiamo quelle di Yuval Green: “A Gaza, le idee su come uccidere l’intera popolazione di Gaza sono diventate improvvisamente normali. Le pene che abbiamo inflitto sono qualcosa che va oltre l’immaginazione di qualsiasi persona ragionevole. Io mi sono ritirato dal servizio, non voglio essere la causa di tale sofferenza”.
Poi c’è Ofer Ziv, che come Green si è ritirato prima del tempo stabilito e in assenza di licenza. Il riservista ora rischia tre anni di galera per aver disobbedito agli ordini, pena aggravata dal fatto che il rifiuto è avvenuto durante una guerra. “Preferisco andare in prigione piuttosto che partecipare a ciò che stiamo facendo a Gaza”, ha dichiarato Ofer Ziv. E forse, la misura di ciò che l’esercito israeliano sta realmente compiendo nella Striscia, è tutta in queste parole.