Guerra /

Prima l’operazione israeliana nella Striscia di Gaza nella notte fra domenica e lunedì con la morte di sette palestinesi. Poi la risposta di Hamas, con una pioggia di razzi dalla Striscia di Gaza (circa 400) che sono caduti in territorio di Israele causando feriti e un morto ad Ashkelon. Infine la contro-risposta israeliana, con raid contro le postazioni di Hamas che hanno provocato cinque vittime fra i civili e con l’organizzazione che accusa le Israel defense forces (Idf) di aver bombardato aree con civili.

Il confine fra Gaza e Israele torna a incendiarsi e adesso Benjamin Netanyahu ha convocato il gabinetto di sicurezza per decidere come comportarsi di fronte a una nuova pericolosa escalation. 

Secondo quanto riportato dal quotidiano israeliano Haaretz, il governo non avrebbe ancora preso contatti con Egitto e Nazioni Unite per ridurre le tensioni con il fronte palestinese. Il Cairo, insieme al Palazzo di Vetro, ha da sempre le chiavi per riportare Hamas e altri gruppi a più miti consigli. Uno su tutti, il valico di Rafah. Ma questa volta, anche per la presenza di Abdel Fattah al Sisi a Palermo, non è ancora arrivata la telefonata da Israele. E probabilmente non arriverà, perché sembra che il governo abbia optato per una definizione unilaterale dell’escalation.

 

Nella notte, l’esercito israeliano ha già inviato al confine con Gaza truppe e unità di reparti corazzati. Secondo il portavoce dell’esercito, Ronen Manelis, citato dalla radio israeliana 101.5 FM, saranno richiamati anche i riservisti. In molti ora pensano che possa essere l’anticamera di una vasta operazione di terra.

La reazione delle Idf è stata particolarmente complessa. I raid, almeno secondo le prime informazioni, hanno preso di mira depositi di munizioni, infrastrutture sotterranee , infine, una sede dei servizi segreti di Hamas. Nella giornata di ieri, invece, era stata gravemente danneggiata anche la sede della Tv Al Quds. Cinque i morti accertati nella Striscia.

E questa volta, dato da non sottovalutare, le forze armate israeliane non hanno soltanto colpito con gli aerei, come avvenuto di solito dopo i razzi inviati dalla Striscia, ma hanno impiegato anche carri armati e soprattutto navi. Una mossa quasi a sorpresa da parte di Israele, ma che dimostra come da parte dello Stato ebraico ci sia una sempre maggiore attenzione nei confronti della Marina militare, per decenni quasi ignorata da parte delle Idf, sempre concentrate o sulle forze di terra o su quelle aeree.  

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Secondo Ynet, un portavoce delle Idf ha detto che la Marina israeliana è intervenuta colpendo “un certo numero di navi considerate parte della forza navale di Hamas per svolgere attività terroristiche”. Una scelta  che ha uno scopo non solo diretto esclusivamente contro i palestinesi, ma anche per lanciare un messaggio ad altri avversari coinvolti nel Mediterraneo orientale e non solo, come Hezbollah ma anche contro lo stesso Iran. Lo scontro fra Teheran e Tel Aviv si svolge anche nei mari. E non è un caso che da parte israeliana abbiano accusato l’Iran di essere dietro gli ultimi raid contro il territorio israeliano.

Attualmente i venti di guerra non sembrano destinati a interrompersi. L’idea che è da parte di Israele voglia essere dato un segnale molto duro. E questa escalation è molto decisamente pericolosa, a tal punto che il leader dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), Mahmoud Abbas, è rientrato di corsa a Ramallah. Abbas era arrivato ieri in Kuwait per una visita ufficiale. Come spiegato dal rappresentante di Fatah, Hussein al-Sheikh, all’agenzia di stampa ufficiale Wafa, il leader dell’Anp ha iniziato da ieri a aprire canali diplomatici “a tutti i livelli” per bloccare “l’aggressione israeliana contro la Striscia di Gaza e proteggere la nostra popolazione”.

Ieri, attraverso il suo profilo Twitter, l’inviato Onu Nickolay Mladenov ha confermato che il suo ufficio “sta lavorando con l’Egitto e tutte le parti coinvolte” per evitare che Gaza “precipiti nel baratro”. Ma da parte israeliana non sembrano intenzionati a coinvolgere altre parti.