Guerra /

Le truppe di Israele sono da molti mesi in fase di preparazione per un’offensiva contro la Striscia di Gaza. I rischi di un conflitto sono molto elevati. E le esercitazioni militari delle forze di Israele sembrano tutte orientate verso una possibile escalation contro l’enclave palestinese sulla costa mediterranea.

Hamas è da sempre al centro dell’agenda militare israeliana. Ma in questi ultimi mesi, si è tornato a parlare con insistenza di un’offensiva delle Idf nella Striscia, soprattutto dopo le violenza al confine fra palestinesi e israeliani – con l’uccisione di centinaia di manifestanti e miliziani di Hamas (come confermato dalla stessa organizzazione palestinese) – e il lancio di razzi da Gaza verso il territorio israeliano,che minacciano le comunità ebraiche vicine alla Striscia. Lo stallo politico è evidente. E la guerra, purtroppo, appare come una possibile soluzione alla crisi.

Il trauma del Libano

Come potrebbe essere una guerra di Israele contro Gaza? Sicuramente non facile come molti, superficialmente, possono pensare. Israele è uno Stato che dispone di soldi, alleanze, tecnologie e forze aeree e navali. Ma le truppe di terra israeliane, che dovrebbero essere quelle coinvolte direttamente nel conflitto, non sono preparate come gli altri reparti delle forze armate. A dirlo è il quotidiano israeliano Haaretz che ha descritto in un’analisi molto approfondita le recenti evoluzione delle Israel defense forces.

La storia parte da lontano, esattamente dalla guerra in Libano del 2006. Nonostante entrambe le parti rivendichino la vittoria, l’invasione è considerata da molti analisti e vertici delle Idf come una delle più chiare sconfitte, almeno rispetto ai piani, dell’esercito israeliano. Hezbollah, nonostante l’evidente disparità di numeri e tecnologie, diede filo da torcere ai militari dello Stato ebraico. E la dimostrazione del (quasi) fallimento dell’operazione israeliana, è il fatto che ancora oggi la vittoria sul campo è contesa.

Finita la guerra in Libano, i vertici militari israeliani si interrogarono su cosa non avesse funzionato. Intanto, gli stessi vertici decisero per una profonda revisione delle forze armate e per un maggiore addestramento di tutte le unità, in particolare quelle terrestri. Perché lo scontro con Hezbollah aveva dimostrato che l’esercito, quello che fu per decenni la colonna portante dell’apparato bellico israeliano, aveva fallito.

Il problema delle forze di terra a Gaza

Ma il cambiamento non è mai stato abbastanza profondo come sperato da molti. Le forze di terra, spiega Haaretz, “rimasero in fondo alla lista delle priorità delle Idf, mentre la dirigenza politica rimase dubbiosa sulla sua capacità di condurre manovre sul terreno in profondità all’interno delle linee nemiche”. E la dimostrazione è arrivata, nel corso degli anni, con le operazioni contro Hamas nella Striscia di Gaza.

In tutte le tre maggiori operazioni contro Gaza, ossia Piombo Fuso nel 2009, Colonna di nuvola nel 2012, e Margine di protezione del 2014, il grosso fu affidato all’aviazione e ai missili. Le forze di terra hanno avuto margini operativi molto ristretti e, come nel caso dell’ultima operazione, è stato ordinato all’esercito di entrare dentro il territorio di Gaza al massimo per un chilometro e mezzo e solo per monitorare i tunnel di Hamas.

Margine di Protezione è vista da molti analisti come un altro fallimento delle forze di terra. Un primo problema, a detta degli osservatori, è che esse non sono riuscite a interrompere il lancio di razzi contro Israele né a dare un colpo drastico alle capacità missilistiche di Hamas. Un problema che continua a presentarsi ora e che potrebbe essere la causa di una nuova escalation.

Inoltre, le forze di terra non avevano fornito all’aeronautica militare informazioni precise sugli obiettivi da colpire nella Striscia. Ma non solo: il livello di preparazione delle varie unità per svolgere le loro missioni era bassa e non avevano le capacità operative necessarie per raggiungere gli obiettivi dell’operazione, a cominciare dalla distruzione dei tunnel. Imorti tra i palestinesi e gli israeliani e le accuse di crimini di guerra mosse contro le forze di Israele sono la prova che l’operazione fu violenta e disorganizzata.

Si torna a parlare di una guerra a Gaza

Adesso che si torna a parlare di guerra con Hamas, dopo quattro anni dall’ultima operazione su Gaza, ci si interroga se le forze di terra siano realmente pronte a combattere un conflitto sul campo. E le risposte continuano a essere molto dubbiose. Le Idf hanno puntato tutto su tecnologia e aeronautica, con un forte investimento e, negli ultimi anni, nel settore navale. Gli interessi del governo di Benjamin Netanyahu si sono spostati su altri rami della Difesa. E le forze terrestri non sembrano aver colmato il gap con le altre forze armate.

Questo dato risulta particolarmente importante dal momento che Israele, da alcuni mesi, considera l’idea di un conflitto contemporaneo su un doppio fronte: a sud con Hamas e a nord con Hezbollah. Mentre un tempo i due scenari di guerra erano separati, ora sono considerati parte di un’unica grande guerra. Ed è per questo motivo che parte degli strateghi delle Israel defense forces inizia a essere preoccupata.

Se infatti le operazioni a Gaza hanno fatto capire che le forze di terra non sono preparate per reggere una vera e propria guerra all’interno della Striscia, il fatto che questo conflitto possa estendersi simultaneamente anche al confine con il Libano preoccupa: perché Hezbollah è anche molto più preparato di Hamas. Il Partito di Dio ha combattuto per anni in Siria.

E se nel 2006 è riuscito a fermare l’avanzata israeliana, ora, dopo sette anni di guerra al fianco di Bashar al Assad e con continui aggiornamenti da parte iraniana e russa, rischia di essere un nemico molto più forte rispetto a quello del 2006. Ma tra il 2006 e oggi, le forze di terra israeliane non sembrano essere migliorate tanto da reggere una guerra all’interno delle linee nemiche.