Non i ferma la tensione fra le forze armate di Israele e i gruppi che controllano la Striscia di Gaza. I razzi lanciati dai territori palestinesi contro lo Stato ebraico (200 in poche ore) e le risposte da parte israeliana nelle roccaforti di Hamas continuano. E adesso, dal governo israeliano è arrivato un altro segnale che la tensione potrebbe sfociare in uno scontro di livello più alto. 

Le Israel defense forces (Idf) hanno dato il via a imponenti esercitazioni militari in tutto il Paese. L’obiettivo è quello di mostrare i muscoli nei confronti degli avversari mediorientali. La tensione con l’Iran non accenna a diminuire. E la Siria è ancora al centro dello scacchiere della guerra in corso con Teheran.

Ma c’è anche la Striscia di Gaza a rimanere un nervo scoperto della strategia israeliana. Un problema che Benjamin Netanyahu non riesce, evidentemente, a risolvere. I nodi da sciogliere sono molti, ma la situazione si sta facendo ogni giorno più esplosiva. E le esercitazioni delle forze di sicurezza israeliane ricordano a tutti che la questione israelo-palestinese è ancora fondamentale.

Le parole di Netanyahu

Il lancio di queste esercitazioni militari è una manovra per sostenere le politiche del governo. Israele ha mandato un ultimatum ad Hamas per fermare le violenze al confine ed evitare il lancio di razzi. Il governo ha risposto in maniera molto dura e non è disposto a fare alcun tipo di compromesso. Hamas ha imposto una tregua unilaterale dopo i raid israeliani in risposta all’ultima scarica di razzi dalla Striscia. Ma è una tregua fragilissima.

Ieri, il premier Netanyahu in visita a Sderot ha parlato in maniera molto chiara: “È importante che Hamas capisca che deve fronteggiare un muro d’acciaio e che questo muro è composto da un governo determinato, una salda leadership locale”, oltre che dall’esercito. “Stiamo completando la distruzione dei tunnel del terrore e così come siamo riusciti a fermare le cariche di massa al confine, abbiamo detto all’esercito di stoppare anche gli aquiloni incendiari“, ha aggiunto il primo ministro israeliano.

“Per noi non esiste un cessate il fuoco che esclude gli aquiloni incendiari”, ha continuato. E ha sottolineato che “se non verranno capite le mie parole, si capiranno le azioni dell’esercito”. 

La simulazione dell’invasione di Gaza

Come riportano i media israeliani, tra le varie esercitazioni sarà anche simulata l’occupazione di Gaza City. Secondo il Times of Israel, una delle manovre, guidate dalla 162a divisione corazzata, si concentrerà sulla cattura della città. I militari israeliani non avrebbero confermato del tutto quanto sostenuti dai media, ma hanno affermato che la 162esima divisione parteciperà a un’esercitazione “che simulerebbe uno scenario meridionale, che includerà naturalmente esercitazioni ‘ di conquista’“.

Le Idf hanno voluto sottolineare che queste esercitazioni erano programmate da tempo e che non rappresentano una risposta alla tensione delle ultime ore. Tuttavia è chiaro che indicano la volontà del governo di mostrarsi molto più duri nei confronti delle organizzazioni che controllano la Striscia di Gaza. Netanyahu vuole risposte chiare da parte di Hamas. E lo scetticismo regna sovrano nei piani alti della Difesa israeliana.

Esercitazioni con uno sguardo alla Siria

Muovere le truppe in maniera imponente in tutto il territorio israeliano lancia anche un messaggio agli attori coinvolti in Siria. L’offensiva di Bashar al Assad per la riconquista di Quneitra avvicina le truppe siriane al Golan. E queste manovre preoccupano Israele. E il recente abbattimento di droni siriani da parte delle Idf lascia intendere che sia sempre possibile un’escalation.

Israele ha rassicurato la Russia di non colpire l’esercito siriano. Ma il raid su Aleppo degli scorsi giorni contro una presunta base iraniana ha fatto capire anche che Netanyahu non è disposto a cedere. E il fatto che questo raid sia arrivato tra l’incontro del premier israeliano con Vladimir Putin e il vertice fra lo stesso leader russo e Donald Trump significa che Israele vuole ulteriori garanzie.