Israele e Turchia sono destinate alla guerra? La famigerata Trappola di Tucidide da molti evocata come scenario storico per uno scontro inevitabile tra Cina e Usa, scatterà in tono minore nel quadrante mediorientale, nei prossimi anni, tra Tel Aviv e Ankara?
Un confronto che può diventare caldo
Per ora il confronto è a tutto campo nella regione: in Siria, dove la Turchia sostiene Damasco contro le spinte centrifughe e teme l’assertività israeliana a Sud; a Cipro, dove invece Ankara occupa il Nord come Stato-fantoccio e a Nicosia si guarda a Tel Aviv come provider di sicurezza; nel Corno d’Africa, scenario in cui il sostegno israeliano alla secessione del Somaliland cozza con l’appoggio turco alla Somalia. Recep Tayyip Erdogan sta stringendo rapporti più saldi con Arabia Saudita e Pakistan e prova a prevenire uno scontro Usa-Iran che darebbe sponda a Tel Aviv. Quest’ultima guarda agli Emirati Arabi Uniti e all’India come garanti di alleanze strategiche.
Le bocce si stanno posizionando perché, dunque, tra turchi e israeliani si crei il terreno ideale di scontro. Ovvero un sistema di rivalità regionali tra potenze con proiezione strategica, profondità di interessi confliggenti, rodati apparati di hard power. Esistono forze frenanti, come la comune alleanza con gli Stati Uniti e il timore reciproco degli apparati, ma la realtà è che una traiettoria di scontro per i prossimi anni sembra tracciata e sarà compito dei governi di Recep Tayyip Erdogan e Benjamin Netanyahu deviarla.
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Le possibilità di uno scontro tra Israele e Turchia
In Israele diversi pensatoi iniziano a farsi delle domande circa l’eventualità di una guerra con la Turchia. Lo scenario è critico. Ankara non sarebbe come tutti gli avversari affrontati negli ultimi anni da Israele. Hamas, Hezbollah, gli Houthi, financo lo stesso Iran hanno obiettivamente dei gap militari con Tel Aviv vistosi ed evidenti.
Il problema di Israele con questi avversari non è stato conseguire risultati tattici ma – fatto ben più problematico – successi strategici, aggiungendo a ciò il fatto che con tutti questi avversari dal 7 ottobre 2023 ad oggi Israele ha potuto ottenere un grande afflusso di armi americane per i suoi atti bellici. Con la Turchia non sarebbe scontato tutto ciò. In primo luogo perché le forze armate turche, abituate agli standard Nato, sono ben più strutturate. In secondo luogo, perché il terreno di confronto sarebbe multidimensionale. Infine, perché la parità tattica sostanziale (caccia F-16) o potenziale (mire di Ankara sugli F-35) creerebbe un contesto ove per Israele ci sarebbe la novità di affrontare un avversario parigrado.
Qualcuno sta già facendo dei conti. Il milblog Israel Radar ha pubblicato una dettagliata analisi su come un possibile scontro si potrebbe concretizzare, ipotizzando come detonatore un confronto marittimo nel Mediterraneo orientale e uno scontro a distanza tra asset navali turchi e aeronautica israeliana, così da evidenziare due dati. Da un lato, l’indubbia supremazia marittima turca in termini di flotta. Dall’altro, la consapevolezza del fatto che il vantaggio aereo dell’Israel Defense Force (Idf) è la maggior assicurazione su cui oggi Israele può contare come fattore di deterrenza. Ma fino a quanto potrà durare?
Per il portale, “Israele e i suoi alleati desiderano migliorare la propria prontezza operativa e inviare un forte messaggio di deterrenza”, e Israel Radar nota inoltre che Tel Aviv può sperare di costruire una cintura di sicurezza regionale: “L’analista militare Ron Ben-Yishai osserva che l’aeronautica militare turca è relativamente debole e che unire la potenza militare di Grecia e Cipro con la potenza aerea e le capacità di intelligence di Israele potrebbe alterare l’equilibrio regionale”.
Battaglie dirette o per procura
In Israele si analizza inoltre con attenzione la presenza di radar turchi all’aeroporto di Damasco, capitale della Siria, con sistemi Htrs-1000 potenzialmente riconvertibili a uso duale per un early warning di possibili incursioni israeliane o per identificare bersagli in profondità. Israele inoltre è indubbiamente in difetto sul fronte dei droni, dove la Turchia è una grande potenza, mentre in caso di scontro, chiaramente, sul terreno le dinamiche sarebbero assai diverse a seconda che si parlasse di battaglie per procura con sostegni esterni o di teatri di intervento diretto, essenzialmente perimetrabili alla Siria e alle regioni circostanti.
Mentre la relazione politica si deteriora, lo scenario inizia ad essere analizzato come possibile grande problema per la pace globale negli anni a venire. E la notizia è che sul piano tattico Tel Aviv non parte in netto vantaggio. Un fatto che può condizionare l’agenda securitaria regionale e la proiezione israeliana nel medio periodo. L’assertività turca per mediare da una posizione di forza sulla pace Usa-Iran, scenario che Tel Aviv disdegna nel lungo periodo, ne è un primo esempio.