Così Francesca Albanese, relatrice speciale dell’ONU per i territori palestinesi occupati, a Chiara Cruciati de il Manifesto “se la Palestina fosse una scena del crimine avrebbe addosso le impronte digitali di tutti noi”.
Secondo Amnesty International, Human Rights Watch, storici dei genocidi ed esperti legali di diritto internazionale, Israele nella Striscia di Gaza sta compiendo atti genocidiari e crimini sia di guerra che contro l’umanità dal 7 ottobre 2023 ad oggi.
La giustizia internazionale sta già provando ad arginare e a declinare in chiave legale ciò che sta avvenendo nella Striscia di Gaza. Le due principali corti del diritto internazionale, ossia la Corte Internazionale di Giustizia e la Corte Penale Internazionale, hanno emesso mandati di cattura contro Netanyahu e Gallant per crimini di guerra e contro l’umanità e ,nel caso dinanzi alla CGI portato dal Sudafrica, per genocidio.
Da più di un anno Israele e gli Stati Uniti stanno attaccando le due corti presenti all’Aja proprio per la questione palestinese, andando così a colpire in maniera diretta la legalità internazionale e quell’insieme di valori fondanti del sistema liberale post 2WW.
(Sulle differenze, i ruoli e l’excursus storico delle due corti, rimandiamo a questo articolo.)
Cosa sta avvenendo nella Corte Internazionale di Giustizia?
Ai sensi della Convenzione sulla prevenzione e repressione del crimine di Genocidio del 1948, tutti i firmatari della convenzione hanno l’obbligo di prevenire un genocidio sia in tempi di pace che in tempi di guerra. In ragione dell’adesione da parte del Sudafrica e d’Israele alla convenzione e alla luce dei fatti che avvengono a Gaza da quasi 23 mesi, Città del Capo il 29 dicembre 2023 ha presentato una richiesta di avvio di un procedimento contro Tel Aviv presso la Corte Internazionale di Giustizia proprio per possibile crimine di genocidio.
In un ordine del 26 gennaio 2024, successivamente all’apertura del processo tra Sud Africa ed Israele, la Corte Internazionale di Giustizia ha richiesto:
“(Allo) Stato di Israele, in conformità con i suoi obblighi ai sensi della Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio, in relazione ai palestinesi di Gaza, di adottare tutte le misure in suo potere per impedire la commissione di tutti gli atti rientranti nell’ambito di applicazione dell’Articolo II della presente Convenzione”.
Un ordine che è stato ribadito il 28 marzo del 2024 e il 24 maggio del 2024.
Come riporta il Guardian, gli esperti della Corte internazionale di giustizia (ICJ) hanno affermato che è improbabile che venga emessa una sentenza che stabilisca se Israele stia commettendo un genocidio a Gaza prima della fine del 2027, tra gli avvertimenti che la comunità internazionale non dovrebbe usare la lentezza dei procedimenti della corte come scusa per rimandare l’azione volta a fermare le uccisioni.
Il PM Israeliano Benjamin Netanyahu ha definito l’apertura del caso da parte del Sud Africa come oltraggioso, e che Israele “continuerà a fare ciò che è necessario” per difendersi.
Trump e Netanyahu hanno un nemico in comune: La Corte Penale Internazionale.
Il 21 novembre 2024 la ICC/CPI, ossia la Corte Penale Internazionale, ha emesso dei mandati di cattura per crimini di guerra e contro l’umanità nei confronti di Benjamin Netanyahu e dell’ex ministro della Difesa Yoav Gallant.
Successivamente all’esazione di questi mandati d’arresto, la nuova amministrazione Trump insieme al governo israeliano hanno cominciato una guerra senza scrupoli nei confronti della massima corte penale del diritto internazionale, l’unica che può perseguire singoli cittadini per genocidio, crimini di guerra, contro l’umanità e di aggressione.
Come ha già ricordato Paolo Mossetti per Inside Over qui, l’amministrazione di Donald Trump ha imposto sanzioni al procuratore capo, Karim Khan, dopo che la Corte ha emesso mandati d’arresto contro Benjamin Netanyahu e Yoav Gallant.
Nella fine del maggio 2025 il procuratore capo Karim Khan era pronto ad emettere mandati di arresto nei cofnronti di Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich, ministri per gli interni e delle finanze israeliani, per il crimine di apartheid.
Secondo lo statuto di Roma, il crimine di apartheid è un crimine contro l’umanità e si intendono gli atti commessi nel contesto di un regime istituzionalizzato di oppressione sistematica e di dominazione da parte di un gruppo razziale su altro o altri gruppi razziali, ed al fine di perpetuare tale regime.
Perché non sono state emesse le sanzioni nei confronti di due dei ministri più importanti ed estremisti del governo d’Israele? Colpa/Merito di Trump.
Come riporta Reuters, nel mese di agosto l’amministrazione Trump ha imposto sanzioni contro due giudici e due procuratori della Corte penale internazionale, mentre Washington aumentava la pressione sul tribunale di guerra per aver preso di mira i leader israeliani e per una precedente decisione di indagare su funzionari statunitensi.
Sia Netanyahu e Trump, e ai tempi anche Biden, hanno definito inopportuni e sconsiderate le decisioni prese dalla Corte Penale Internazionale.
Sempre per Il Manifesto chiara Cruciati intervistando Sergey Vasiliev, uno dei massimi esperti della Corte Penale Internazionale:
Se la Corte (penale internazionale ndr) si sentirà con le spalle al muro, potrebbe optare per una strategia di «de-escalation»: non far cadere le indagini ma segnalare un rallentamento, ad esempio togliendo priorità ad alcuni aspetti delle indagini sulle autorità israeliana e concentrarsi su Hamas.
Se dovessero cadere le capacità burocratico – tecniche delle supreme corti internazionali, impegnate nel valutare la situazione del diritto internazionale in Palestina ed in Ucraina e le violazioni compiute da Tel Aviv e Mosca su suolo palestinese e Ucraino, in futuro qualunque potenza o entità militare con volontà belligeranti potrà appellarsi come scusa a quando le potenze mondiali del XXI permisero/vollero/accelerarono la caduta definitiva del diritto internazionale in nome del diritto del più forte.
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