Israele e l’infausta dottrina della sicurezza permanente

SOGNI DI FARE IL FOTOREPORTER? FALLO CON NOI

“Il sociologo militare israeliano Yagil Hugh, su Haaretz, scrive come il comportamento di Israele sia mutato radicalmente dopo gli attentati del 7, avendo Tel Aviv adottato una “versione ‘dura’ della sicurezza permanente… Quest’ultima era [di fatto] percepita come già raggiunta [grazie] alla superiorità militare e alla tolleranza internazionale” (leggi impunità garantita). E, però,  si trattava di una “versione morbida” di tale dottrina, che avrebbe reso possibile l’attacco del 7 ottobre.

A scrivere queste righe è Alastair Croocke su Strategic Culture l’8 maggio. “La ‘sicurezza permanente’ – un concetto originariamente coniato dallo storico Dirk Moses”, continua Crooke, “è stata vista in Israele, dopo il 7 ottobre, non solo come la soluzione per eliminare le minacce immediate, ma anche quelle future. La ricerca di una soluzione permanente non ammette compromessi, siano essi politici o di deterrenza, ma implica lo sterminio, l’espulsione o il controllo di una popolazione percepita come una minaccia alla sicurezza dello Stato”.

Meron Rapoport e Ameer Fakhoury spiegano come l’ultima guerra contro l’Iran, continua Crooke, “ha elevato il concetto di ‘sicurezza permanente’ a un livello ancora superiore. Non era più sufficiente colpire duramente leader, impianti nucleari e obiettivi militari, come fece Israele nel giugno 2025. Questa volta l’obiettivo era il cambio di regime, non semplicemente neutralizzare una minaccia percepita, ma rimodellare l’ambiente politico stesso”.

Sul tema anche Martin Di Caro il 7 maggio su Responsible Statecraft: “Secondo Moses, la ‘sicurezza permanente’ ha un obiettivo politico dalle implicazioni sinistre: eliminare qualsiasi minaccia potenziale o futura, reale o immaginaria che sia, interna o esterna”.

“Raggiungere questo obiettivo è normalmente impossibile. La ricerca di una sicurezza di questo tipo richiede l’uso di una forza smodata, dilavando o addirittura annullando la distinzione tra combattenti e civili. Col tempo, questo approccio si trasforma in una ricetta per una guerra senza fine”.

“[…] Intere popolazioni potrebbero essere reificate, identificate come potenziali minacce, colpevoli di una colpa collettiva”, ha dichiarato Levy a RS. “La logica della prevenzione potrebbe indurre gli Stati a prendere di mira dei gruppi non per ciò che hanno fatto alcuni di loro, ma per ciò che alcuni di essi potrebbero fare in futuro. Una volta adottata a Gaza, la logica della sicurezza permanente si è estesa ad altri ambiti”.

Questa la conclusione di Di Caro: “Come la pratica della tortura brutalizza sia il torturatore che le sue vittime, la tragedia della sicurezza permanente è che rende tutti meno sicuri e più traumatizzati e l’ordine internazionale viene sconvolto. In realtà, sicurezza permanente significa guerra permanente”.

Sullo stesso tema ha scritto anche Nir Hasson, l’11 maggio su Haaretz, con una premessa di rilievo: “Non è possibile comprendere il modo in cui le Forze di Difesa Israeliane e la società israeliana si sono mosse negli ultimi due anni e mezzo senza riconoscere che la vendetta è stata una delle forze motrici che hanno alimentato tutto. La distruzione e le uccisioni nella Striscia di Gaza, il terrore ebraico in Cisgiordania, la distruzione dei villaggi del Libano meridionale e l’introduzione della pena capitale non hanno altra logica se non il desiderio di vendetta”.

“Se ci fossero stati dubbi sul fatto che la vendetta sia diventata una dottrina ufficiale [dello Stato] ecco che arriva la scelta di Avraham Zarbiv – diventato un eroe popolare per le sue azioni vendicative – perché accendesse una fiaccola nel Giorno dell’Indipendenza. Come ha spiegato il giornalista Yehuda Schlesinger su Canale 12: ‘Avremmo voluto vedere molta più vendetta e veder scorrere fiumi di sangue dei gazawi'”.

Ma la vendetta ha un punto di arrivo, invece a Gaza è accaduto che “più ci vendicavamo, più volevamo continuare a distruggere”. Così, “la vendetta da sola […] non può spiegare la portata e la sistematicità della distruzione perpetrata a Gaza”.

Così, come sostiene la professoressa Sara Helman dell’Università Ben Gurion, “è necessario ricorrere al concetto di ‘sicurezza permanente’ coniato dallo studioso dei genocidi Dirk Moses. Questo concetto è stato alla base della maggior parte degli genocidi compiuti nel corso della storia”.

“La ‘sicurezza permanente’ si fonda sull’idea che sia necessario annullare ed eliminare qualsiasi accenno di minaccia, reale o immaginaria che sia. Secondo questo approccio, un’intera popolazione, donne e bambini compresi, viene percepita come una minaccia permanente alla sicurezza del gruppo dominante”.

“[…] La vendetta e il concetto di ‘sicurezza permanente’ si sono fusi a Gaza alimentando una guerra senza freni. La ricerca della vendetta e della sicurezza permanente è una ricetta perfetta per commettere crimini di guerra e crimini contro l’umanità”.

Così torniamo allo scritto di Crooke, che aggiunge particolari di rilievo: il termine sicurezza permanente si può dire che discenda da Otto Ohlendorf, ‘un criminale di guerra nazista che, prima di essere impiccato a Norimberga dagli americani, [disse che] …i bambini ebrei sarebbero cresciuti diventando nemici partigiani … [e che] dovevamo capire che i tedeschi non volevano solo una sicurezza ordinaria, ma una sicurezza permanente: stavano costruendo un Reich millenario”.

E, a proposito del millenarismo, Crooke aggiunge: “Lo storico ebreo Gershom Scholem […] aveva previsto che il sionismo religioso si sarebbe sviluppato come un movimento messianico ‘militante’, ‘apocalittico’ e ‘radicale’ che avrebbe cercato di ‘forzare la fine dei tempi’ [cioè la Redenzione] chiedendo allo Stato di impegnarsi, ad esempio, in un massiccio controllo territoriale”.

“In breve, Scholem, considerato uno dei massimi esperti del giudaismo messianico, ha di fatto predetto la svolta di Israele verso la sicurezza permanente, non solo come misura di sicurezza, ma anche come dinamica del messianismo sionista militante”.

______________

Piccolenote è collegato da affinità elettive a InsideOver. Invitiamo i nostri lettori a prenderne visione e, se di gradimento, a sostenerlo tramite abbonamento.