A poche ore dalle accuse all’esercito siriano sul presunto attacco chimico a Douma, Israele alza la voce e chiede all’alleato americano di attaccare la Siria.

Il ministro degli Affari strategici e della sicurezza pubblica Gilad Erdan, numero due del Likud, parlando alla radio dell’esercito ha detto che auspica che gli Stati Uniti riprendano  immediatamente l’azione militare contro il governo di Bashar al Assad. “L’attacco scioccante – dice Erdan riferendosi agli eventi di Douma – mostra l’incredibile ipocrisia della comunità internazionale che si concentra su Israele di fronte all’organizzazione terrorista Hamas che sta inviando civili al nostro muro, quando ogni giorno vengono uccise decine di persone in Siria”. L’attacco, conclude Erdan, “mostra la necessità di rafforzare la presenza degli americani e di altre forze internazionali, perché senza di loro il genocidio che stiamo vedendo si intensificherà”.

Sono parole pesantissime, accuse gravi, e che arrivano a una settimana esatta da quell’annuncio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sulla volontà di ritirare le forze americane dalla Siria. Un annuncio che aveva colpito in negativo il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, che aveva telefonato direttamente alla Casa Bianca per discutere con il suo omologo Usa della decisione. E ci sono testimoni che affermano che la telefonata abbia avuto momenti estremamente tesi, con il premier israeliano che ha più volte alzato la voce.

A schierarsi a favore della ripresa degli attacchi Usa in Siria, anche il ministro delle Costruzioni Yoav Galant, ex generale dell’esercito, figura molto vicina a Netanyahu. “Assad è l’angelo della morte, e il mondo starebbe meglio senza di lui”, ha detto Galant. Altre parole che pesano come macigni, soprattutto nei difficili rapporti fra Israele e la Russia, sostenitrice del governo siriano.

Il leader del centrosinistra, Avi Gabbay ha detto di essere rimasto scioccato e addolorato dalle foto di Douma. Il leader dell’opposizione Isaac Herzog (Unione sionista) che scrisse un articolo per The Jerusalem Post proprio per ricordare che Israele doveva intervenire in Siria, ha scritto su Twitter: “Ho lavorato chiesto ripetutamente un’azione internazionale. Abbiamo bisogno della leadership degli Stati Uniti che combini un’azione militare decisiva così come della diplomazia con la Russia “.

Nachman Shai, deputato dell’Unione sionista, ha chiesto una riunione d’emergenza della commissione Affari Esteri e Difesa della Knesset per discutere della prontezza del Home Front Command israeliano in caso di attacco chimico siriano contro Israele. Ma ha detto una cosa ancora più inquietante, andando a ricordare le maschere antigas distribuite agli israeliani quando ci sono state minacce chimiche dall’Iraq. Un curioso e terribile parallelo che non fa propendere per una soluzione diplomatica in Siria nel medio termine.

Questa levata di scudi israeliana contro la Siria, ma soprattutto l’invito agli Stati Uniti e alle potenze occidentali di intervenire militarmente, deve far riflettere. Israele ha un ruolo fondamentale nella regione. E si conosce perfettamente il peso specifico che ha il suo governo e che hanno i suoi funzionari all’interno dell’attuale amministrazione americana.

La Casa Bianca ha già annunciato misure contro il governo siriano. Trump in un tweet ha parlato di Assad come di un “animale” e ha puntato il dito direttamente contro l’Iran e la Russia come corresponsabili dell’attacco. Un attacco chimico che, come già detto, non avrebbe avuto alcun senso da parte delle forze siriane, ormai prossime alla conquista di Douma e della sacca ribelle. Ma siamo in un momento in cui ogni attacco può scatenare un effetto domino pericoloso e potenzialmente incendiario. La Siria è uno dei tanti campi in cui sta avvenendo uno scontro mondiale. E uno dei terreni in cui Israele e Iran si giocano la loro partita. La speranza è che il popolo siriano non venga inghiottito in una terza fase di una guerra orrenda. E che questa volta le potenze coinvolte non aumentino di numero.

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