Le Forze di difesa israeliane non fermano la loro campagna per isolare Gaza ed eliminare ogni possibilità di contatti clandestini fra Hamas e i territori intorno all’enclave palestinese. L’ultimo progetto, secondo quanto riporta il quotidiano Haaretz, prevede la costruzione di una barriera protettiva intorno alla Striscia costituito da un enorme muro di cemento armato con sensori di movimento che arriverà a decine di metri di profondità e sarà alto, all’esterno, circa sei metri. L’obiettivo dichiarato di questa imponente barriera sarà quello di distruggere i famigerati tunnel con cui i miliziani di Hamas ricevono rifornimenti dall’esterno. Il progetto, secondo le stime riportate dalle fonti militari, prevede un investimento di circa 835 milioni di dollari. Secondo il capo del Comando meridionale delle forze israeliane, il generale Eyal Zamir, l’iniziativa della costruzione del muro potrebbe essere l’inizio di un’escalation di tensione con Hamas, che si vedrebbe privata dell’unico strumento di contatto con l’esterno. Un’escalation iniziata già da qualche giorno, con la ripresa dei raid israeliani sulla Striscia a seguito del lancio di un razzo verso Ashkelon. Ma per il generale non c’è una via alternativa a questa scelta, e anche se Hamas dovesse decidere di colpire la costruzione del muro, Israele non sembrerebbe intenzionato a fermarsi.
Il progetto è enorme e costruito con le migliori tecnologie attualmente disponibili. In questo periodo sono già in corso i lavori di preparazione in sei punti lungo la frontiera, e sono arrivati lavoratori da ogni parte del mondo: vi lavorano spagnoli, moldavi, richiedenti asilo dai Paesi dell’Africa subsahariana e molti cittadini israeliani. A ottobre, stando a quanto rivelato dal generale, saranno circa mille i lavoratori che lavoreranno sul progetto, per un totale di 40 postazioni e senza sosta. I lavori prevedono giornate di 24 ore, con turni specifici e soltanto il sabato sarà lasciato completamente libero. Nel frattempo, al fine di rendere più rapida la costruzione della barriera, le forze di sicurezza israeliane stanno spostando l’intera area di confine a poche centinaia di metri verso est, in pieno territorio israeliano, in modo da evitare problemi legati al superamento del confine. La recinzione attuale sarà rafforzata e migliorata, mentre a est sarà sistemato il nuovo muro. Tra le vecchie e le nuove pareti saranno costruiti fossati in grado di far circolare uomini e mezzi corazzati.
L’esercito sta usando una macchina perforatrice enorme che distrugge qualsiasi cosa nel suo percorso fino a raggiungere decine e decine di metri di profondità. Una volta perforata, l’area sarà riempita di bentonite, un minerale che si trasforma in un materiale viscoso e adesivo se a contatto con l’acqua. Se la perforatrice raggiunge un tunnel, il minerale si diffonderà lungo tutto il percorso e l’IDF saprà che è stata individuata una galleria. Infine, saranno inserite nel terreno delle grandi gabbie di ferro contenenti tubi resistenti all’acqua con dei sensori di movimento e che captano le minime vibrazioni. Una volta terminata la barriera sotterranea, un muro di metallo di sei metri sarà costruito esattamente sopra quello sotterraneo per impedire a chiunque di attraversare il confine. L’ultima fase del progetto, a detta del comando delle forze militari israeliane, prevede anche la costruzione di una barriera nel fondale marino al confine tra Israele e la Striscia che blocchi il passaggio di merci, uomini e armi nelle acque tra l’enclave e il territorio israeliano.
Una volta completato questo nuovo sistema difensivo, per Hamas sarà difficilissimo continuare a tenere sotto controllo la Striscia di Gaza. Israele, in questo senso, non sembra lasciare alternative ai palestinesi della Striscia. Se Hamas continuerà a essere l’unico potere in grado di controllare il territorio palestinese sotto assedio, la guerra sarà inevitabile perché o Hamas reagirà militarmente, o la stessa popolazione sarà costretta a ribellarsi per riuscire a sopravvivere. Il razionamento di merci, viveri, acqua ed energia elettrica, che già mettono a dura prova la vita della popolazione, con la distruzione dei tunnel avrà conseguenze ancora più devastanti. Hamas dovrà scegliere tra la guerra, e la distruzione, o scendere a compromessi con il governo di Abbas e, in via secondaria con Israele. Per ora, questa seconda via sembra poco percorribile. Ma di fronte a una popolazione allo stremo e all’isolamento internazionale, forse anche Hamas dovrà pensare a una soluzione alternativa a un confronto che vedrebbe soltanto migliaia di civili vittime della guerra.
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