L’Osservatorio siriano per i diritti umani torna ad accusare Israele di aver colpito indiscriminatamente obiettivi militari sul territorio siriano. Sarebbero almeno dodici i morti provocati da un raid aereo condotto nell’area a sud di Damasco. Si sarebbe trattato, come nei casi precedenti, di una formazione di cacciabombardieri dell’Iaf che ha violato lo spazio aereo siriano per condurre un’azione fulminea su obiettivi filo-iraniani identificati dall’intelligence dello Stato ebraico.

A riferire l’accaduto sono ancora una volta gli attivisti dell’Osservatorio siriano: il controverso gruppo di sostegno ai ribelli con sede nel Regno Unito. I membri del gruppo segnalano come Israele questa volta abbia messo nel mirino delle sue bombe intelligenti l’aeroporto militare di Mazzeh, a sud di Damasco, e altre postazioni indicatele dall’intelligence, per colpire i combattenti sostenuti dall’Iran che si assembrano a sud e a ovest della capitale.

I raid in questione – sferrati probabilmente da formazioni di F-16 – sono stati confermati anche dall’agenzia di stampa siriana Sana che però ha riportato dati discordanti riguardo le vittime e l’entità dei danni riportati: si tratterebbe infatti di otto soldati rimasti feriti. L’agenzia d’informazione siriana ha inoltre riportato come il sistema di difesa antiaerea di Damasco abbia intercettato e abbattuto la maggior parte dei missili che altrimenti avrebbero colpito anche i sobborghi della capitale mettendo a rischio l’incolumità della popolazione civile. Secondo questa versione quindi, i caccia israeliani avrebbero sganciato i loro missili guidati mentre sorvolavano le Alture del Golan e violavano anche lo spazio aereo del Libano. Una pratica, ormai convenzionale, che avrebbe previsto l’impiego di missili da crociera aviolanciabiliCitando una fonte militare dell’esercito di Damasco che ha chiesto di rimanere anonima, Sana ha diffuso informazioni riguardo il lancio di missili su obiettivi delle forze governative siriane presenti anche nella città di al-Kiswa. L’abbattimento dei missili confermato alla difesa aera siriana non ha però specificato la natura degli obiettivi né del materiale militare distrutto o danneggiato.

Lo stato maggiore di Israele aveva già considerato nelle settimane scorse la possibilità di intensificare i suoi sforzi militari contro gli alleati dell’Iran che si assembrano e si collegano in una fitta rete di milizie – tra le quali spicca Hezbollah – per tramare contro lo Stato ebraico e proseguire il contrabbando di armi (soprattutto missili) tra Iran, Iraq e Siria, con l’obiettivo di impiegarli contro obiettivi israeliani. Per gli strateghi israeliani l’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani – il principale orchestratore di questo assembramento – avrebbe reso necessario agire e non fermarsi in questa campagna silenziosa mossa contro le milizie sciite filo-iraniane che minacciano lo Stato ebraico. Nello stato attuale delle cose infatti, il consiglio dell’intelligence era quello di “approfittare” dell’opportunità concessa da questa “fase transizione”, dunque di “accelerare il ritmo degli attacchi contro l’Iran e i suoi alleati” in tutta la regione. Gli attacchi aerei di Israele, che violano continuamente lo spazio aereo sotto il controllo di Damasco e di Beirut, non sono visti di buon occhio da Mosca, che in appoggio all’alleato Bashar al-Assad, ha già denunciato più volte l’assoluta inaccettabilità di proseguire in questo senso. Ma Gerusalemme non sembra affatto preoccupata dai moniti del Cremlino, e prosegue imperterrita a fare decollare le sue “aquile” per compiere le loro incursioni furtive.

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